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Renzi farà con Conte ciò che Berlusconi fece con Monti? (di P. Becchi e G. Palma su Libero)

Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 19 ottobre 2019:

Ormai è evidente che Renzi, come ha creato questo governo con l’aiuto di Grillo, così lo distruggerà. Deve solo portare a termine la Legge di bilancio per intestarsi la paternità politica di aver evitato l’aumento dell’Iva. Dopo di che deve evitare di rendere operativa già dalla prossima Legislatura la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, perché deve riportare in Parlamento almeno tutti quelli che lo hanno seguito in ItaliaViva, quindi è più facile farlo con 945 parlamentari anziché 600.
Come abbiamo evidenziato su questo giornale qualche settimana fa, perché la riforma costituzionale sia operativa già a partire dalla prossima Legislatura, devono trascorrere più di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della riforma medesima (art. 4 della legge di revisione costituzionale). Nel caso non si tenesse il referendum confermativo, Renzi ha tempo – per non rischiare – fino a fine febbraio per staccare la spina a Conte, altrimenti, nel caso il referendum si tenesse, ha tempo fino all’estate. Ma arrivare fino a luglio/agosto potrebbe essere rischioso, soprattutto perché stare al governo coi grillini si finisce per essere confusi con loro, errore politicamente mortale per il leader di ItaliaViva, che ha interesse a svolgere una campagna elettorale soprattutto contro Di Maio e Conte. Un conto è governarci insieme per qualche mese con lo scopo di non far aumentare l’Iva, diverso se ci governi insieme per un anno.
Ora bisogna vedere se Renzi aspetterà il nuovo anno per staccare la spina, oppure approfitti degli attuali forti contrasti col governo in tema di contante, quota100 e regime forfettario. Il fondatore di ItaliaViva non vuole che il tetto per l’utilizzo del denaro contante sia diminuito (non a caso fu lui a portarlo a 3.000 euro), così come non vuole complicare la vita al ceto medio per chi si trova nel regime forfettario, che lui stesso fece approvare entro la soglia reddituale dei 30.000 euro annui, poi innalzata da Salvini a 65.000, ma che ora Conte vuole smantellare. Renzi ha un elettorato non operaio ma di partite iva, quel ceto medio di centrosinistra che gli diede credito alle europee del 2014, ma che successivamente lo ha abbandonato verso i 5Stelle (lampante il dato delle elezioni politiche del 2018). Intestarsi insieme ai grillini una manovra in “stile Monti” gli può solo far perdere voti.
Ed ecco allora il nuovo colpo di scena, che lo resusciterebbe nell’elettorato moderato di Pd e 5Stelle: fare quello che fece Berlusconi con Monti alla fine del 2012. Portata in Parlamento la manovra di bilancio, Renzi potrebbe intestarsi la paternità politica di non aver fatto aumentare l’Iva e calare l’asso prendendo le distanze da Conte, Di Maio e Zingaretti: crisi di governo ai primi di dicembre, Legge di bilancio approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno coi suoi voti determinanti ed elezioni politiche tra febbraio e marzo a Costituzione vigente. In questo modo otterrebbe due risultati: rinviare di una intera Legislatura la riduzione del numero dei parlamentari e distinguersi da 5Stelle e Pd nel campo dell’approccio economico, e allo stesso tempo apparire come uomo “responsabile” per l’approvazione della finanziaria. In tal caso sarebbe indifferente il fatto se si tenesse o meno il referendum confermativo sulla riforma costituzionale, in quanto questo potrebbe svolgersi anche dopo le elezioni politiche (vedesi il caso analogo del 2006).
Resta un nodo: la legge elettorale. Tornare a votare col Rosatellum metterebbe ItaliaViva – qualora si presentasse da sola – nelle condizioni di non ottenere neppure un seggio nei collegi uninominali, attribuendosi solo quelli residui con la quota proporzionale. A Renzi non conviene. A questo punto le strade sarebbero due: fare buon viso a cattivo gioco e confluire nella stessa coalizione elettorale col Pd, con la solita scusa di battere Salvini, e allora anche per ItaliaViva il Rosatellum andrebbe bene, oppure portare in Parlamento in breve tempo una nuova legge elettorale proporzionale e chiedere a Pd e 5Stelle, sulla base degli impegni scritti già assunti il 7 ottobre da tutte le forze politiche di maggioranza, di votarla entro la fine dell’anno.
Ma, attenzione. Non si può escludere che in questo gioco a scacchi entri anche il Quirinale. Non è detto infatti che Mattarella ci faccia tornare a votare. Anche se le sue prerogative sono costituzionalmente limitate alla volontà dei gruppi parlamentari, i poteri “a fisarmonica” del Capo dello Stato potrebbero costituire un intralcio per le elezioni anticipate. E allora Renzi si verrebbe a trovare nella stessa situazione di Salvini. Aver provato a dare la spallata ma non essere riuscito a far concludere la legislatura. Su una cosa però può riuscire: mandare a casa Conte. E non è poco.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

 

 


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