Politica
Renzi corteggia il “fattore Vannacci”, ma alle Politiche il generale rischia l’isolamento

Il lupo perde il pelo ma non il vizio diceva un vecchio adagio, che ben si adatta a certi giochetti della politica e soprattutto a certi protagonisti della politica nostrana, come il gianburrasca delle trame di Palazzo, Matteo Renzi.
Parecchi indiscrezioni e retroscena raccontano di una sorta di patto del diavolo tra l’ex premier e il generalissimo, proprio per arrivare ad un indebolimento del centro destra. Alcuni addirittura arrivano a parlare di possibili incontri segreti che tra i due, proprio per sancire una sorta di accordo. Ma al di là dei retroscena piu o meno credibili, è chiaro che l’ex premier punti da tempi sulla divisione del centrodestra per riaprire la partita contro Meloni. Ma il voto utile, le alleanze e la necessità di scegliere un campo potrebbero ridimensionare le ambizioni di Futuro Nazionale.
Un recente sondaggio di Lab 21 per il giornale Affari italiani evidenzia come la a figura del generale Roberto Vannacci e il percorso del suo movimento “Futuro Nazionale” continuano a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, registrando una crescita costante di notorietà, fiducia e consenso elettorale. Tra i cittadini cresce in modo netto la conoscenza del personaggio, mentre sul piano politico si assiste a un perfetto pareggio tra le coalizioni, con il neonato partito che drena voti soprattutto all’interno dell’area di centrodestra. Sempre secondo il sondaggio dell’istituto demoscopico Futuro nazionale sarebbe intorno al 5%.
Ecco perchè Matteo Renzi,, che evidentemente vede le difficoltà nel costruire il progetto del campo largo, giarda al di fuori per cercare aiuti esterni, che possano rendere competitivo il centro sinistra alle prossime elezioni. Ed avrebbe individuato proprio nel “fattore Vannacci” la possibile crepa attraverso la quale provare a destabilizzare il centrodestra. Non necessariamente attraverso un’alleanza esplicita, che apparirebbe politicamente innaturale, ma alimentando e valorizzando la corsa autonoma dell’ex generale. Più Vannacci sottrae consensi a Fratelli d’Italia e alla Lega, più la coalizione guidata da Giorgia Meloni rischia di presentarsi alle prossime Politiche indebolita e divisa.
Renzi non ne fa mistero. Da mesi sostiene che Vannacci occupi lo spazio degli elettori di destra delusi e che la sua presenza possa trasformarsi in un vantaggio decisivo per il centrosinistra. Il ragionamento è semplice: anche una forza attestata intorno al 4 o al 5 per cento potrebbe risultare determinante in una competizione molto equilibrata, soprattutto qualora decidesse di correre fuori dalla coalizione.
È su questa contraddizione che l’ex premier prova a costruire la sua partita. Se Vannacci mantiene una posizione radicale e autonoma, rischia di togliere alla destra i voti necessari per vincere. Se invece accetta un’intesa con Meloni, dovrebbe rinunciare almeno in parte alla “purezza” politica sulla quale ha fondato la propria crescita. Renzi cerca dunque di spingerlo verso una scelta identitaria e solitaria, nella speranza che la frammentazione degli avversari possa offrire al campo progressista una possibilità oggi tutt’altro che scontata.
Ma il gioco potrebbe rivelarsi più difficile del previsto. Le elezioni politiche seguono logiche diverse rispetto alle Europee, ai sondaggi o alle manifestazioni di piazza. Quando è in palio il governo del Paese, molti elettori tendono a scegliere il cosiddetto voto utile, premiando i partiti e le coalizioni che hanno una concreta possibilità di vincere e di esprimere il presidente del Consiglio.
Vannacci rischia quindi di trovarsi stretto tra due alternative. Entrare nel centrodestra, accettando compromessi che potrebbero deludere la sua base più radicale, oppure correre da solo, con il pericolo di essere percepito come il responsabile di un’eventuale sconfitta della coalizione. Una posizione che può garantire visibilità, potere negoziale e qualche seggio, ma difficilmente una vera centralità politica.
Anche perché Futuro Nazionale rimane una formazione fortemente legata alla popolarità personale del suo fondatore. Per trasformare il consenso nei sondaggi in una presenza parlamentare stabile servono organizzazione territoriale, candidati credibili, classe dirigente e una strategia delle alleanze. Elementi che non si improvvisano alla vigilia delle elezioni.
Renzi può dunque utilizzare Vannacci come leva tattica per mettere in difficoltà Meloni, ma non è detto che l’ex generale riesca a diventare il protagonista della partita. Nel momento decisivo, la polarizzazione e il voto utile potrebbero riportare molti elettori sotto il tetto del centrodestra. E colui che oggi appare come il possibile arbitro delle Politiche rischierebbe di restare ai margini, importante abbastanza da creare problemi, ma non abbastanza forte da dettare le condizioni.
Meloni, al contrario, sembra muoversi su un piano più largo. La sfida della premier non è soltanto difendere il voto di destra, ma allargare il perimetro della coalizione verso quell’area moderata che apprezza la sua leadership, la stabilità del governo e il profilo internazionale conquistato in questi anni, ma che fatica ancora a votare direttamente Fratelli d’Italia.
Da qui l’ipotesi, circolata più volte nei ragionamenti politici della maggioranza, di una lista civica o di un contenitore moderato capace di affiancare il centrodestra alle prossime elezioni. Una sorta di “lista del presidente”, non necessariamente legata al simbolo di FdI, ma costruita per attrarre amministratori locali, civici, professionisti, cattolici, liberali e settori produttivi che guardano con favore a Meloni ma non si riconoscono pienamente nei partiti tradizionali.
Sarebbe una mossa utile su due fronti. Da un lato permetterebbe di neutralizzare eventuali fughe verso formazioni di protesta come quella di Vannacci. Dall’altro aiuterebbe Meloni a consolidare un consenso più trasversale, indispensabile per presentarsi al voto del 2027 non solo come leader della destra, ma come premier di riferimento di un blocco nazionale più ampio.
” Renzi crede di avere di fronte Giuseppe Conte o si suoi ex segretari del Pd, ma non ha capito che in quanto a tattica e sagacia politica nella premier trova pane per i suoi denti. E io credo che allo stato attuale proprio il fatto di attaccarsi ad uno come Vannacci dimostri la disperazione del centro sinistra, che dopo il referendum pensava di avere già vinto le elezioni in scioltezza.” dice un deputato di vecchio corso del partito della premier.
L’ipotesi che stava alla base del ragionamento di Renzi, che come è noto ha pochissima fiducia nelle doti di leadership della Schlein, era semplice: la costruzione di una lista personale del generale avrebbe potuto sottrarre consenso soprattutto a Fratelli d’Italia e alla Lega, erodendo una parte dell’elettorato più identitario e conservatore. Con il passare del tempo, però, questo scenario appare meno probabile di quanto inizialmente ipotizzato.
Il motivo principale è che Giorgia Meloni è riuscita a occupare gran parte dello spazio politico sul quale Vannacci avrebbe potuto costruire la propria proposta. Dai temi dell’immigrazione alla sicurezza, passando per la difesa dell’identità nazionale e il contrasto all’immigrazione irregolare, il governo ha mantenuto una linea molto netta, riducendo gli spazi per una reale alternativa a destra.
Inoltre, il generale dispone certamente di un forte consenso personale, come dimostrato dal risultato ottenuto alle elezioni europee, ma trasformare la popolarità individuale in un soggetto politico stabile è un passaggio molto più complesso. Non tutti gli elettori che apprezzano Vannacci sono necessariamente disposti ad abbandonare una coalizione di governo che appare oggi competitiva e in grado di vincere le elezioni.
Anzi, una parte significativa del potenziale consenso del generale potrebbe arrivare da bacini diversi rispetto a quelli tradizionali del centrodestra. Da anni esiste infatti un’area di elettori che si è progressivamente allontanata dalla politica e che oggi sceglie l’astensione. Si tratta di cittadini spesso delusi dai partiti tradizionali, sensibili ai temi della sicurezza, dell’identità e della critica al politicamente corretto. È proprio qui che Vannacci potrebbe trovare una quota importante dei propri sostenitori.
Non va poi trascurato il possibile impatto sul Movimento 5 Stelle. Una parte dell’elettorato grillino delle origini aveva caratteristiche anti-establishment e anti-sistema che oggi non si riconoscono pienamente nella linea assunta dal partito di Giuseppe Conte. In questo segmento, il messaggio diretto e provocatorio di Vannacci potrebbe esercitare una certa attrazione.
Insomma la partita delle elezioni del 2027 probabilmente alla fine si giocherà sui temi come l’economia, la sicurezza l’energia, i giovani. Ed è su questo che il governo e la premier stanno impegnando tutte le forze, come dimostrato con il piano casa, il nuovo decreto sicurezza e adesso il probabile prossimi taglio delle tasse per il ceto medio, come anticipato dal viceministro dell’economia Maurizio Leo. Proposte e fatto concreti che si scontrano invece dall’altra parte con una coalizione ancora da costruire introno ad un leader e soprattutto intorno ad un programma comune. Che certo non può essere quello di confidare nel ruolo destabilizzante del generale prestato alla politica, in una sorta di rievocazione futurista e destrorsa del movimento dell’ ” uomo qualunque” di Guglielmo Giannini, che ricorda Fn proprio per la sua natura populista e antisistema e per la sua natura antisistema e che potrebbe rievocarlo anche per la sua assai breve ed effimera presenza sullo scenario politico nazionale










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