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LE REGOLE DELLA VERA GUERRA

 

Nel numero del 29 luglio di “Stratfor”, George Friedman comincia il suo articolo con le parole: “We have long argued that the Arab-Israeli conflict is inherently insoluble”, abbiamo a lungo sostenuto che il conflitto arabo-israeliano è intrinsecamente insolubile. Anche se la tesi è attenuata dal fatto che, giustamente, il grande politologo non reputa eterna nessuna situazione. La Francia e l’Inghilterra si sono a lungo affrontate ma quello scontro è finito da molto tempo. Friedman dunque attualmente constata uno stallo, ma accredita il futuro di soluzioni inattese e più probabilmente favorevoli ai palestinesi che agli israeliani. Infatti costoro ben difficilmente potranno essere più forti e più in sicurezza di quanto siano oggi.

La tesi è ragionevole ma forse non tiene conto di un importante fattore. Il modo di considerare la guerra è profondamente cambiato con la Seconda Guerra Mondiale. Fino ad allora, non solo si è combattuto come si era sempre fatto, cioè accettando la morte di molti dei propri soldati e soprattutto lo sterminio dei soldati nemici, ma si è inaugurato un nuovo tipo di conflitto: la guerra totale, quella che coinvolge la popolazione civile. Allora nessuno si fece scrupolo di usarla. Anche se Hitler, oltre agli impressionanti bombardamenti aerei su Londra, Coventry ed altre città, usò le V1 e le V2, il massimo delle vittime lo fecero gli Alleati, radendo al suolo buona parte delle principali città tedesche.

Prima la guerra si svolgeva in campagna – e campagna è perfino sinonimo di guerra – poi si è svolta in città; prima si tendeva a piegare la volontà del nemico, poi ad eliminarlo dalla faccia della terra (i tedeschi riguardo agli ebrei) oppure a renderlo schiavo (il programma per i russi). Nel caso che il nemico resistesse troppo, per fiaccarne la volontà si sterminavano civili innocenti a decine di migliaia, come  fecero gli Alleati in Germania. Infine le bombe di Hiroshima e Nagasaki dissero chiaramente: “O vi arrendete o vi uccideremo tutti. A centomila alla volta”.

Naturalmente tutto questo è stato orribile. Al punto che, finita la Seconda Guerra Mondiale, si è riproposto ed esagerato lo scenario pacifista del primo dopoguerra. Mai più guerra, mai più massacri di civili. Gli Stati, invece di combattersi, devono riunirsi nell’Onu. E se proprio c’è da fare una guerra, che sia la meno cruenta, anzi, la più gentile possibile.

Ciò ha fatto sì che le grandi potenze, quando hanno ritenuto di non poterne fare a meno, abbiano combattuto “con un braccio legato dietro la schiena”. Cercando cioè di non fare troppe vittime fra i nemici, militari o civili, e cercando anche di non perdere uno solo dei propri soldati: ciò si è visto in particolare durante l’invasione dell’Iraq. Le guerre sono state combattute tanto di malavoglia che ci si è sostanzialmente impegnati a non versare sangue. Se gli americani avessero bombardato Hanoi come hanno bombardato Berlino, oggi quella città sarebbe moderna, anonima e insapora come Hannover o Dresda.

Oggi si dà per scontato che chi entra in guerra, condizionato dal proprio stesso livello di civiltà, lo fa imponendo a sé stesso molte limitazioni. Anche se alcuni musulmani non si sono fatti scrupolo di usare scudi umani sperando che siano massacrati, di sequestrare aerei civili, di uccidere atleti innocenti a Monaco di Baviera, di sterminare civili ignari con attentati terroristici, arrivando fino all’orrore dell’Undici Settembre, le potenze occidentali sentono il dovere di non commettere quelle che oggi sono considerate atrocità. Ed anche gli israeliani seguono queste regole. A smentire le calunnie degli antisemiti basterebbe dire che se essi bombardassero Gaza City come gli inglesi hanno bombardato Dresda, in quella città i morti si avvicinerebbero al milione.

Oggi Friedman ha ragione, ma forse ha torto per il futuro. Se la situazione degli israeliani peggiorasse – o per una loro perdita di potenza, o per un aumento di potenza dei palestinesi e soci – non è detto che l’esito sarebbe la loro sconfitta e la loro cacciata dalla Palestina. Innanzi tutto perché non avrebbero dove andare. Poi perché Hamas e gli altri non desiderano che se ne vadano, li vogliono sterminare. E dal momento che la loro alternativa, nel caso di una vera guerra, è tra vittoria e morte, c’è da temere che al bisogno si ricorderanno che sono stati loro stessi a legarsi un braccio dietro la schiena. Quel giorno – vista la tecnologia di cui dispongono – gli arabi che li circondano potrebbero accorgersi che fino ad oggi Gerusalemme ha soltanto scherzato.

È questo il particolare di cui Friedman sembra non aver tenuto conto.VERA GUERRA

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

29 luglio 2014 (1)George Friedman, Stratfor Gaming Israel and Palestine, Geopolitical Weekly, TUESDAY, JULY 29, 2014

 

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