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Regno Unito: i giuristi mettono in guardia le aziende dalla discriminazione vaccinale

 

Paese che vai, usanze che trovi, speso opposte. Come ci evidenzia il Financial Times nel Regno Unito i datori di lavoro sono stati avvertiti dai consulenti legali che richiedere al personale di essere vaccinato contro il Covid potrebbe porre dei gravi problemi di carattere legale, il tutto mentre gli uffici si riempiono di nuovo dopo che le restrizioni sulla pandemia sono state allentate.

Circa l’89 per cento dei britannici di età pari o superiore a 16 anni ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid, ma si tratta di una variazione diffusa in base all’età. In Inghilterra, dove è disponibile una distribuzione per età, più di un terzo dei ventenni e più di un quarto dei trentenni non sono vaccinati, mentre gli over 60 sono vaccinati al 90%.

“Un sondaggio ufficiale del governo ha anche scoperto che il 4% degli adulti britannici era riluttante a prendere il vaccino, ma è salito al 21% tra i neri e al 14% tra le persone che si identificano come musulmane”.

Un sondaggio condotto su 500 dirigenti del Regno Unito dallo studio legale Herbert Smith Freehills ha rilevato che il 70% di loro era preoccupato per i potenziali rischi di discriminazione nei confronti del personale in base allo stato di vaccinazione. Appare chiaro che proprio la complessa mescolanza di scarso amore per la vaccinazione con questioni di carattere razziale e religioso rende un obbligo o una selezione lavorativa basata sulla vaccinazione quanto mai pericolosa dal punto di vista del diritto del lavoro.

“I datori di lavoro sono in un equilibrio molto delicato tra il rispetto del diritto di ognuno di scegliere se ricevere o meno il vaccino e la sicurezza di tutto il personale”, ha affermato Emma Röhsler, partner dello studio legale Herbert Smith Freehills. “Devono rispettare i diritti di chi non vuole essere vaccinato, tutelando anche chi ha scelto di vaccinarsi. quindi niente sospensione o licenziameno per i no -vax. Marie Walsh, avvocato del lavoro e fondatrice di Consilia Legal, che ha sede nel Regno Unito, afferma che la prova della vaccinazione sul lavoro può essere legale, a condizione che i datori di lavoro determinino il motivo per cui i dati vengono raccolti e possano giustificare come verranno elaborate queste informazioni. “Se non puoi dimostrare che è un’istruzione di gestione ragionevole chiedere ai dipendenti di essere vaccinati, non puoi insistere sul fatto che ti forniscano queste informazioni”, afferma Walsh.

Data la visione completamente opposto, in Italia di Confindustria e Sindacati sarebbe interessante sapere quale delle due parti effettivamente tuteli i lavoratori e quale no. Sarebbe utile chiederlo ai lavoratori stessi, ma dubitiamo che i sindacati lo faranno: potrebbero scoprire di non tutelare più nessuno.

 

 


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