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Proteste: questa volta Bruxelles a L’Aja. La situazione non si normalizza

 

Proseguono le manifestazioni contro il lockdown e l’obbligo vaccinale. Iniziamo dal Belgio dove un nutrito gruppo di manifestanti si è radunato sotto la commissioni, circondata dai soliti amorevoli cavalli di frisia.

Una parte dei 35.000 manifestanti si è rivoltata contro la massiccia presenza della polizia durante la marcia nel centro della capitale belga. I facinorosi hanno lanciato fuochi d’artificio e altri oggetti. La polizia ha risposto con idranti e gas lacrimogeni. Le barricate in fiamme possono essere viste sui social media. I veicoli della polizia sono stati danneggiati, ma anche i finestrini di altre auto sono stati rotti.

La violenza è scoppiata quando la folla è arrivata nel cosiddetto quartiere europeo, sede delle istituzioni dell’Unione europea. Alcuni dei partecipanti si sono rifiutati di seguire il percorso concordato.

Le misure di lockdown in Belgio sono tutto sommato moderate, dato che l’obbligo di esibire il permesso è presente solo in Parlamento.

Attualmente le istituzioni europee sono circondate da cavalli di frisia mobili per il timore delle manifestazioni.

Nei Paesi Bassi poi le manifestazioni non sono cessate, ma proseguono in altre città. Dopo che un grosso raduno è stato vietato ad Amsterdam questa volta il cuore della protesta si è trasferito nella capitale, L’Aja, che è anche la terza città del paese.

Anche qui ci sono stati scontri con la polizia, e i manifestanti hanno lanciato fuochi d’artificio e si sono scontrati con la polizia, ma almeno non ci sono stati scambi di colpi di arma da fuoco. Comunque interventi sono stati necessari anche in altre città minori, come a esempio Groeninger.

Tutta l’Europa del centro nord è in subbuglio in questo secondo inverno del covid che rischia di essere molto, ma molto, caldo.

 

 


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