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Project Syndicate: Patrimoniale sugli Immobili per Ripagare i Creditori

Guest Post di Voci dall’estero

 

Un articolo interessante di Harold James su Project Syndicate, fortemente pro-UE, prefigura le prossime mosse dopo le temute elezioni europee: una bella patrimoniale sulla proprietà immobiliare per ripagare i creditori finanziari esteri (prima che tutto crolli), da presentarsi come strumento di equità, con la copertura ideologica del Pikettismo egualitario tanto di moda in Francia.
(consigliamo un efficace commento sulla “utilità” di questo tipo di redistribuzione su Orizzonte48)

 

Molti europei tremano per il probabile esito delle prossime elezioni del Parlamento europeo: una dimostrazione di forza per i partiti di protesta anti-europei, che quasi certamente cercheranno di presentarsi come i veri vincitori. Ma stare a preoccuparsi non aiuterà a risolvere la crisi politica dell’Unione europea.

E la crisi si approfondisce. Al giorno d’oggi, i partiti anti-UE – il Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia, il Partito  della libertà di Geert Wilders nei Paesi Bassi, e il UK Independence Party di Nigel Farage – sono stati i più efficaci a organizzarsi in un’unica “famiglia” politica. Nel frattempo, le famiglie storiche – socialdemocratici, liberali, e il blocco del Partito popolare europeo (PPE) – sono  ormai screditate agli occhi di molti europei.

 

Il problema è che le fondamenta intellettuali e morali dei vecchi partiti europei sono state rapidamente erose negli ultimi anni, in parte per il loro fallimento – o impossibilità – ad adattarsi al livello del sistema UE. Se non agiscono in fretta per ri-fondarsi come rappresentanti credibili ed efficaci degli interessi degli elettori rischiano di dissolversi sullo sfondo, permettendo ai populisti irresponsabili di prendere gradualmente il centro della scena.

 

 
Considerate i socialdemocratici, la cui missione storicamente è stata quella di facilitare la redistribuzione delle risorse. Dato che tale redistribuzione in Europa avviene fondamentalmente a livello dei singoli paesi – che hanno l’autorità fiscale necessaria – è difficile vederla come un progetto praticabile per l’Europa nel suo insieme.
 
Infatti, nelle condizioni attuali potrebbe essere impossibile “europeizzare” la democrazia sociale. Più l’Europa diventa profondamente integrata, minore sarà la capacità di redistribuzione dei governi nazionali, perché individui, imprese e posti di lavoro possono semplicemente abbandonare i paesi con aliquote fiscali più alte, come è già accaduto in paesi come la Francia. E uno stato sociale e un welfare a livello della UE,  finanziato attraverso le imposte sul reddito delle imprese o delle persone fisiche, richiederebbe grandi trasferimenti tra paesi, esacerbando le già forti tensioni tra gli Stati membri dell’UE.
 
Anche la capacità dei liberali di attirare un vasto consenso elettorale è in sofferenza. Sulla scia della crisi economica globale, gli elettori hanno chiesto l’intervento del governo, il che suggerisce che molti hanno perso la fiducia nei sistemi poco regolamentati del passato.
 
Infine, ci sono le forze cristiano democratiche di cento destra del PPE, che sono emerse nell’immediato secondo dopoguerra con un’enfasi sulla solidarietà sociale, basata sulla religione, che ha proposto un’alternativa al collettivismo disumano del fascismo e del comunismo. Da allora, tuttavia, l’Europa occidentale si è notevolmente secolarizzata, e oggi l’idea di fondare le decisioni politiche sulla dottrina sociale della Chiesa è sentita dagli elettori come una caratteristica d’altri tempi. Come risultato, i partiti di centro-destra appaiono intellettualmente deboli – partiti “del non far niente”, che resistono al cambiamento e non offrono nuove idee.
 
Stando così le cose, l’entusiastico abbraccio dei partiti anti-UE nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, con le sue politiche economiche e sociali profondamente anti-liberali, potrebbe essere l’unica cosa che va a favore delle famiglie politiche storiche. Ma le cose non necessariamente devono stare così. Con una nuova visione politica plasmata sulle tendenze e gli imperativi attuali, l’Europa può creare un efficace sistema politico adatto al XXI secolo.
Tale visione, come tutte le concezioni più efficaci dell’Europa, sarebbe un mix di idee francesi e tedesche. La Francia è attualmente molto influenzata dal grande successo del libro dell’economista Thomas Piketty “Il capitale nel ventunesimo secolo” [VdE ne aveva parlato qui], che analizza come la disuguaglianza aumenta in assenza di eccezionali livelli di crescita economica. Il messaggio del libro – un invito ad affrontare la crescente disuguaglianza e un appello per una crescita economica più forte – ha forti implicazioni politiche. Ma il “Pikettismo” non richiede imposte sul reddito, quanto imposte sul patrimonio.
 
L’idea di utilizzare una tassa sul patrimonio per superare la crisi del debito in Europa ha anche un notevole sostegno dal lato orientale del fiume Reno, ma per ragioni diverse. I tedeschi sono preoccupati del fatto che saranno chiamati a salvare i governi super-indebitati dell’Europa meridionale. La Germania sostiene che un tale trasferimento del debito pubblico sarebbe ingiusto – non ultimo per il fatto che gli alti livelli di debito pubblico sono spesso accompagnati da livelli di ricchezza delle famiglie più alti rispetto al nord Europa. Questo argomento, portato avanti dalla Bundesbank [VdE ne aveva parlato qui], sembra sostenere la necessità di una imposta sul patrimonio.
 
In effetti, una tassa sul patrimonio potrebbe far ripartire l’attività economica e la crescita. Case vuote e campi incolti – una caratteristica comune dell’Europa meridionale – rappresentano un investimento relativamente sicuro che non costa molto, a causa di tasse sulla proprietà abbastanza basse. Un livello di tassazione più elevato porterebbe i proprietari a dover vendere, portando al ripristino e al miglioramento di terreni e fabbricati – agendo in pratica come un grande pacchetto di stimolo.
 
Dato che una tassa sul patrimonio sarebbe utilizzata principalmente per ripagare gli alti livelli di debito pubblico esistente, sarebbe applicata nel contesto dei singoli Stati membri. Basandosi sul settore immobiliare, non verrebbe a dipendere dal tentativo precario di tassare un fattore della produzione caratterizzato dalla mobilità. E presentare l’imposta come un prelievo una tantum per affrontare l’eredità della cattiva politica del XX° secolo darebbe la garanzia di non scoraggiare l’attività economica futura.
 
La prossima elezione del Parlamento europeo potrebbe essere il campanello d’allarme di cui i partiti pro-UE hanno così disperatamente bisogno. Fortunatamente per loro, c’è un modo convincente per unire la preoccupazione fondamentalmente francese per i pericoli della disuguaglianza con la preoccupazione fondamentalmente tedesca per un eccessivo debito pubblico. Ecco perché l’imposta patrimoniale e sulla proprietà immobiliare  probabilmente diventerà il fondamento di un nuovo allineamento politico in Europa.Harold James è Professore di Storia e Affari Internazionali alla Princeton University, Professore di Storia alla European University di Firenze, e senior fellow al Center for International Governance Innovation. Specialista di storia economica tedesca e globalizzazione, è autore di The Creation and Destruction of Value: The Globalization Cycle, Krupp: A History of the Legendary German Firm, e Making the European Monetary Union.

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