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PRFF (recovery fund): il fratello «sfigato» del Piano Juncker

Abbiamo avuto occasione di leggere l’ultima bozza del PNRR, il piano che dovrebbe applicare in Italia in Recovery Fund, cioè, senza ironia, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Una banalità

Il piano di per se porterebbe 20 miliardi in più d’investimenti, il raddoppio delle spese nella sanità (che, miracolosamente diventano un po’ più importanti) e un po’ più d’investimenti nel turismo. Qualcuno avrà fatto notare che spendere 3% nel turismo, quando se ne ricavano il 12-14% del PIL.

Però ci sono alcuni punti che , realmente ci riportano al passato, a quel magnifico “Piano Juncker” che nel 2013 fu presentato ed avrebbe dovuto costituire la rinascita dell’Unione e che, alla fine, fu il più risibile intervento di Politica Economica del nuovo millennio. Un progetto che non conseguì praticamente nulla, pur partendo con premesse enormi.

Che cosa ci fa ripensare a quel  momento? La citazione del termine “Leva”.

Il PNRR può prevedere, in alcuni ambiti (politiche industriali per le filiere strategiche, miglioramento dei servizi turistici e infrastrutture di ricettività, economia circolare, housing sociale), l’utilizzo di strumenti finanziari che consentano di attivare un positivo effetto leva sui fondi di NGEU per facilitare l’ingresso di capitali privati (equity o debito), di altri fondi pubblici o anche di una combinazione di entrambi (blending) a supporto delle iniziative di investimento.

In realtà le linee guida del privato e del pubblico divergono fortemente: il pubblico ha delle linee guida, se va bene, di carattere macroeconomico di crescita, se va male di carattere demagogico/ideologico (“Cambiamento climatico”, “Parità di genere” , etc). Si tratta di criteri diversi, ovviamente. Quindi i risultati saranno i seguenti:

  • i privati NON Interverranno negli investimenti, e non ci sarà nessun effetto leva, quindi di crescita ulteriore;
  • i privati subentreranno, ma a condizioni dominanti rispetto al pubblico. Praticamente i soldi pubblici andranno ai privati per farli partecipare.

Molto raramente vedrete programmi europei senza il cofinanziamento. Alla fine è questo il modo con ui l’Unione non incrementa la propria efficienza (se no distribuirebbe in modo semplice ed a livello capillare), ma favorisce l’elite finanziaria e spesso le imprese zombie.

Non è mica finita:

In questa prospettiva, l’intervento pubblico può assumere la forma di una garanzia su finanziamento privato oppure di una copertura dell’eventuale prima perdita dell’investimento azionario finalizzato alla realizzazione di specifici progetti. Tale modalità di impiego delle risorse del RRF consente di ottenere un volume complessivo d’investimenti superiore a quello che si avrebbe con le sovvenzioni.

Quindi, come scritto prima, alla fine i soldi del PRFF andranno nella migliore attività dell’Italia e dell’Europa: rendere , nel medio periodo, le perdite pubbliche e gli utili privati.

Ancora più significativi i risultati economici: si spendono 220 miliardi (tutto incluso, in teoria, su 7 anni, compreso InvestEU) , si ottiene, a fine periodo , un aumento del PIL del 3%. Se ne spenderebbero, in teoria, il 1$% a dati previsti 2020, per ottenere una crescita  del 3% . A furia di spesa vincolata alle finalità UE si è raggiunto un livello d’inefficienza inimmaginabile perfino per il mondo sovietico. Ed il bello è che tutti ne sono contenti e ne godono.


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