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PIIGS E LE PIAGHE DELL’AUSTERITY, COME GUARIRLE?

PIIGS, le piaghe dell’austerity, come guarirle?
Da subito appena uscito nelle sale è diventato un piccolo caso nazionale con il record di incassi nella categoria documentari.

PIIGS è nei cinema da appena dieci giorni e non smette di far discutere, la critica e appassionare il pubblico.

Il film si è dimostrato un efficace mezzo per portare il tema dell’austerity nelle sale cinematografiche ma anche in tv, come accadrà questa sera.

Purtroppo, essendo una produzione indipendente al di fuori dei giochi delle agenzie ufficiali, sta trovando spazio senza non poche difficoltà, ma laddove è arrivato ha collezionato medie di pubblico degne dei film hollywoodiani.
È già stato richiesto negli USA, da Parigi, da Mosca e da Londra, mentre in Italia la distrubuzione, ad opera di Fil rouge,  ha incontrato qualche difficoltà a rispondere alle tante richieste.

Dalle recensioni lusinghiere al plauso pressoché unanime del pubblico, questo film ha finalmente rotto l’argine alla discussione sull’economia, ora diventata alla portata di tutti ed ha demolito un tabù che durava da troppo tempo: l’austerity.

Ne parlerò questa sera a Il Vaso di Pandora, trasimissione condotta da Carlo Savegnago alla quale sono stato invitato per affrontare da un punto di vista inedito il tema dell’austerity e dei suoi effetti immediati sulle nostre vite utilizzando PIIGS, a cui ho partecipato alla realizzazione, come grimaldello per portare le persone ad occuparsi del tema che è sempre più centrale nell’agenda politica di mezza Europa.

Ecco l’intervista andata in onda su SERENISSIMA TV ch. 15 Triveneto 283 Nazionale

 

 


Carlo Savegnago intervista Costantino Rover, consulente alla realizzazione di PIIGS


Carlo Savegnago – Di cosa parla il film in sintesi?

Costantino Rover – PIIGS è un film emozionante che racconta una storia vera, quella che viviamo tutti i giorni ma è anche una ferrea indagine di cause ed effetti dell’austerity imposta dalla Troika, cioè BCE, commissione europea e FMI ai Paesi che compongono l’eurozona, cioè agli stati che utilizzano l’euro.

Quella raccontata da PIIGS è una storia vera di ciò che accade ai cittadini italiani ed europei ogni giorno per effetto delle politiche monetarie decise a Francoforte dalla BCE e di quelle politico-economiche decise a Bruxelles dalla Commissione Europea.

 


 

PIIGS Costantino Rover in studio con Carlo Savegnago

PIIGS il primo film italiano sulla crisi economica europea che mette a fuoco il problema dell’austerity. Costantino Rover ha collaborato alla realizzazione del film.


CS – Cos’è l’austerity? Ci sono senz’altro delle false credenze sull’austerity…

CR – Austerity significa vincoli stringenti alle politiche di bilancio dello Stato che limitano e spesso impediscono la spesa pubblica in deficit decisa dai governi e questo ha immediati effetti sullo stato sociale.

Una delle false credenze più in voga ci vuol far credere che stiamo parlando dell’eliminazione degli sprechi, invece stiamo parlando di mancata o ridotta spesa pubblica e di tagli lineari perciò non stiamo soltanto parlando di taglio agli sprechi (che invece spesso scopriamo rimanere in vigore) ma anche di tagli lineari agli investimenti.


CS – Ma l’austerity è un fenomeno che veramente “accade” a sé stante come normalmente si crede oppure è decisa da qualcuno? Chi sono i soggetti fondamentali nel decidere l’austerity? Perché viene creata?

CR – L’austerity non è affatto un fenomeno naturale o spontaneo, ma viene imposta dalla Troika con il vincolo esterno.

Due esempi di cos’è il vincolo esterno sono le decisioni sulla politica monetaria legata all’euro che gli Stati membri devono prendere a prestito su interesse dai mercati.

Il secondo vincolo esterno è quello delle politiche comunitarie decise dalla commissione europea che ci impone ricette che di fatto sono rese obbligatorie da continue minacce di ritorsioni sotto forma di sanzioni ed ulteriori restrizioni come quelle che abbiamo visto all’opera in Grecia.
Il risultato è l’attuazione di decisioni prese al di sopra della volontà del governo italiano.

Questo di fatto configura quello che Mario Draghi ha più volte definito il pilota automatico, cioè, non importa ciò che i popoli chiedono ai propri governi andando a votare dei partiti sulla base di promesse di programmi politici, le regole vengono decise da altri e devono essere rispettate.

Questo ci viene dimostrato dal fatto che indipendentemente che i governi vengano votati o imposti il programma economico reale è at le direttive europee indipendentemente dal presidente del Consiglio di turno.


CS – È vero che paghiamo più tasse del dovuto? …..Tra l’altro come risultato abbiamo sempre più servizi a pagamento e vengono erogati sempre meno servizi…

Costantino Rover – Si è vero. Come ho argomentato in un mio recente articolo proprio incentrato sull’austerity, il bilancio dello Stato italiano dal 1992 ad oggi è in saldo attivo.

L'andamento del saldo primario italiano

L’andamento del saldo primario italiano

Ciò significa che lo Stato ci tassa più di quello che serve alla spesa corrente fatta di pensioni, servizi, stipendi del pubblico impiego, welfare, ecc..

Dal 1992 ad oggi abbiamo pagato 640 miliardi oltre a quello che era necessario e questa spesa non è andata in servizi.

 


CS – Dove vanno questi soldi?

CR – Sostanzialmente sono andati a ripagare gli interessi sul debito pubblico che sono sfuggiti dal controllo dello Stato con il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia nel 1981 – GLI SONO SFUGGITI GLI INTERESSI, NON IL DEBITO.

La banale constatazione che il debito non sia sostenibile restando nell’eurozona è dato dal fatto che, nonostante i continui tagli alla spesa pubblica il debito non faccia che crescere.

 

andamento del dbito pubblico dal 1994 ad oggi - economia spiegata facile

 

Non è che oggi i politici rubino di più.

La scusa che la colpa è di chi ruba non è più sostenibile oggi che DC e Socialisti, quelli che ci avevano convinti essere gli unici responsabili del debito italiano, sono scomparsi 25 anni fa.


La causa principale in realtà è un’altra.
Il “Divorzio” ha di fatto messo in mano dei compratori dei Titoli di Stato la decisione di fissare il prezzo, cioè il tasso di interesse alla scadenza.


È un po’ come se voi aveste un negozio e chi decidesse i prezzi delle vostre merci non foste voi ma i vostri clienti e voi foste costretti a rimanere sul mercato a quelle condizioni per dare da mangiare alla vostra famiglia perché il sistema prevede che le cose vadano così.

Sarebbe come avere una pistola puntata alla tempia 

Voi cosa fareste?
Nel film questo passaggio viene spiegato molto bene.


CS – Parliamo tanto di Unione Europea dove unione evoca i concetti di “unità” e “solidarietà” ma il risultato prodotto è quello di un’Europa competitiva tra Stati… cosa ne pensa?

CR – Penso che sia esattamente come dice Lei.

Vi faccio un esempio su tutti, il tasso di interesse che paghiamo per finanziare lo Stato, cioè per finanziare la spesa pubblica.
Alcuni Paesi prendono a prestito l’euro ad un tasso dello 0,05% come ad esempio la Germania e tutti quei Paesi che gestiscono il bilancio di spesa dello Stato potendo far conto su una o più banche pubbliche.

Noi infatti non possiamo prenderlo a quel tasso di interesse.

In realtà noi, dall’ingresso nell’Eurozona ci siamo finanziati ad un tasso medio del 3,8%.
Secondo voi è più competitivo una azienda o uno Stato che si finanzia allo 0,05% o quello che lo fa al 4%?
E non è tutto. Un altro criterio che la BCE adotta per prestare soldi al tasso dello 0,05% è quello di comprare titoli di Stato di quei Paesi che possiedono un rating di tripla ‘A’ (AAA).

Ecco, la Francia attraverso una società di rating in Martinica, una sua ex colonia, si fa attribuire questo rating, ed è sufficiente anche solo questo voto, da parte di una società di rating accreditata, perché il giochetto funzioni.

Insomma volendo noi potremmo trasformare la Cassa Depositi e Prestiti in banca pubblica o fondare una nuova Banca d’Italia oppure che aprissimo una società di rating a San Marino e potremmo fare la stessa cosa.
Un altro esempio di Europa competitiva invece che solidale è che ad alcuni Stati venga successo di sforare senza problemi il vincolo del 3% come a Francia e Spagna.
In un suo recente articolo, Marco Cattaneo mette in evidenza come la Spagna faccia sforamenti del deficit tra il doppio ed il triplo rispetto a noi.


CS – Credo che uno dei passaggi fondamentali per spiegare la crisi sia l’impossibilità per il nostro Stato di “spendere in deficit”, questo a causa del “vincolo del pareggio in bilancio”; vogliamo spiegare il significato di questo passaggio cruciale?

CR – Per effetto del patto di stabilità gli Stati dell’eurozona si sono impegnati a non sforare il 3% del PIL per la propria spesa pubblica.
Quindi se il nostro PIL è di 1600 miliardi la nostra spesa pubblica annua non dovrebbe sforare i 48 miliardi DI DEFICIT.

Il passo successivo è stato imporre il pareggio di bilancio, cioè SPESA IN DEFICIT ZERO. Noi siamo stati il primo Paese a metterlo in Costituzione.
Abbiamo messo una norma anticostituzionale in Costituzione.
Significa che tutta la spesa pubblica oggi è di fatto fatta con le tasse dei cittadini, ma è una assoluta anomalia, perché lo Stato dovrebbe potersi finanziare in virtù delle capacità produttive del suo Paese e di potere spendere in deficit, ovvero anticipare la spesa perché le sue capacità produttive lo consentono.

E una di queste voci, che noi ci dimentichiamo, sono i beni culturali e la capacità produttiva in prospettiva futura delle nostre aziende.
Potremmo fare molti esempi ma credo che questi due siano già sufficienti per definire quello che dovrebbe essere considerato necessario e sufficiente per ottenere credito.


CS – Ci fa degli esempi di conseguenze sulla nostra vita di tutti i giorni di questa “impossibilità di spendere in deficit”?

CR – Il fatto che lo Stato non possa spendere in deficit significa un sacco di cose.
Le più immediate sulle nostre vite sono che non può offrire servizi e non può realizzare le infrastrutture necessarie ad efficientare la nostra economia e a renderla competitiva.
Così il peso ricade tutto sulle imprese che come unico modo per restare competitivi che gli è rimasto è ridurre i costi a cominciare dai salari e dalle voci di spesa per la ricerca.
Vuol dire che l’imprenditore non ha un partner al suo fianco ma un esattore delle tasse e che il cittadino deve pagare il ticket sulle visite mediche e sulle prestazioni sociali come l’assistenza dei più piccoli e dei più deboli.
Come abbiamo visto questo non equivale che cittadini ed imprese vedano calare le tasse proprio perché hanno sempre meno servizi, ma è l’esatto contrario.


CS – Perché non viene data la possibilità di “spendere in deficit”?

CR – Una delle cause è che lo statuto della BCE non prevede che la Banca Centrale debba occuparsi dello stato sociale a cominciare dalla disoccupazione, bensì piuttosto della stabilità dei prezzi.

Come ha più volte ripetuto Mario Draghi, il principale obiettivo della BCE è che i tassi di interessi non si discostino dal 2%.
Infatti l’obiettivo è stato raggiunto in pieno.

Anzi ora la BCE ha difficoltà a far risalire l’inflazione (che significa la ripresa dei consumi perché c’è richiesta sul mercato), obiettivo completamente cannato con il Quantitative Easing attraverso cui sperava di ottenere un riversamento di soldi nell’economia reale che non avviene perché le banche sono PRO CICLICHE, cioè non prestano nell’economia reale quando c’è crisi, ma investono nei mercati che garantiscono rendite più sicure o almeno non perdite.
La banca d’Italia invece nel suo statuto prevede anche il controllo della disoccupazione cosa che oggi non può fare perché di fatto è diventata un organo di statistica per  conto della BCE.


CS – E in tutto questo, qual è il ruolo della politica attuale?

CR – La politica attuale ha il ruolo provvisorio di passare la giornata.

Essendoci dei vincoli esterni non ha senso avere un Parlamento, perché di fatto lo Stato è un mero esattore delle tasse per conto dei creditori.
Un giorno anche questi governi fantoccio non serviranno e noi saremo ben felici di rinuciarvi perché “si saranno dimostrati inefficienti”. Come se non fosse voluto.


CS – Quali sono le soluzioni principali, essenziali, per cominciare quantomeno ad invertire la rotta?

CR –  La prima cosa da fare è tornare a spendere in deficit perché come è noto agli economisti di tutto il mondo, compresi quelli del passato ed anche agli analisti dei dati reali dell’economia degli ultimi 16 anni, le ricette adottate sino ad oggi sono le più sbagliate possibili.

L’austerity non ha fatto che aumentare il debito pubblico, perché non c’è nessuno nel settore privato in grado di farsi carico del rilancio economico.

La Germania ha ammodernato le infrastrutture con finanziamenti a tasso zero da parte di banche francesi in cambio dell’ingresso nell’euro.

Grafici dell'andamento degli investimenti pubblici in Germania

Grafici dell’andamento degli investimenti pubblici in Germania.

Se andiamo a vedere i grafici della spesa pubblica tedesca ci accorgiamo che con l’ingresso nell’euro questa si è gradualmente fermata.

La seconda cosa da fare è ripristinare la sovranità monetaria costituendo una nuova banca pubblica a supporto dell’economia nazionale a condizioni competitive.
Due esempi immediati pescati fra i tanti possibili su cosa si potrebbe fare immediatamente?
L’adozione di una moneta fiscale incentrata sui beni di consumo ed i servizi interni (oggetto del secondo capitolo del eBook di Economia Spiegata Facile).

in questo modo faremmo aumentare il PIL mantenendo stabile il debito.

Il primo effetto sarebbe di invertire l’andamento del rapporto debito/PIL e di sottrarci complessivamente sia dal fantasma del debito pubblico e dallo spettro dello spread peraltro senza evocare quello dell’iper inflazione.

La seconda potrebbe essere il conio di monete di taglio differente dagli standard.

Due esempi sono la moneta da 5 euro tedesca e i 2,5 euro belgi.

Con la scusa di celebrare eventi storici e creare monete da collezione, in realtà sono stati stampati miliardi di euro il cui signoraggio è tutto della banca centrale nazionale e senza aumentare il debito.

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