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PETROLIO. LO SHALE OIL VINCE SULL’OPEC

 

A pumpjack brings oil to the surface in the Monterey Shale, California, U.S., April 29, 2013. REUTERS/Lucy Nicholson/File Photo

Uno dei mercati più deludenti dell’ultimo mese è stato il mercato del petrolio. I prezzi, che i produttori si attendevano salissero dopo la stretta sulla produzione da parte dell’OPEC, sono invece calati, come si può facilmente vedere dai seguenti grafici riguardanti il WTI (USA) ed il Brent (Europa).

Brent

Ora il motivo  è chiaro: non appena si riaccende il prezzo si presenta nuova offerta sul mercato e questo, in una situazione di domanda stagnate, viene a comportare un calo dei prezzi.

Per vedere come la domanda sia sempre contenuta possiamo analizzare un grafico messo a disposizione da Zerohedge- Morgan Stanley.

Domanda piatta e numero dei pozzi di petrolio in aumento…..

Chi sta aprendo pozzi come non ci fosse un domani, prendendo quote di mercato ai paesi OPEC? ….. Gli Stati Uniti d’America. Del resto Trump puntava molto sulle energie fossili tradizionali nella sua campagna per far ripartire gli USA, e pare che, almeno in questo, non venga tradito.

La curva dei future sul petrolio si è adattata , abbassandosi. Morgan Stanley mette anche il luce l’effetto sui future del calo delle quote produttive, effetto che si è esaurito.

Quindi, in generale, il calo delle quote OPEC non è servito a molto. In realtà è stato solo un palliativo. Domanda in calo dai paesi OCSE ed offerta in crescita extra OPEC (leggi USA) non danno prospettive di crescita fore nel breve termine.

Grazie mille

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