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Perchè una politica monetaria comune è problematica: le dinamiche economiche e dei prezzi sono diverse, troppo diverse.

 

Cari amici,

La polemica che la stampa ha mosso sul piano B è stata superficiale e basata su una ristrettezza mentale che non si vedeva dai tempi degli Auto da Fè dell’inquisizione spagnola. Noi siamo eretici perchè riusciamo a cogliere le incongruenze, profonde, che esistono nell’economia dell’Eurozona e dell’Unione e cerchiamo di evidenziarle e di trovarvi una soluzione, ben cosci che la migliore sarebbe una ricostruzione su basi più razionale e graduale di tutto il costrutto.

Purtroppo questo non è accaduto, e non accade, mentre le incongruenze sono, letteralmente sotto gli occhi.

Iniziamo dal problema monetario, quello più grave, che è volano per tutti gli altri. Da quando nel 2012 Draghi disse il famoso “Whatever it takes” è passata molta acqua sotto i ponti , e molti attivi sono stati acquistati dalla Banca Centrale sotto forma di titoli di stato pubblici e di bond privati.

Il programma QE non è stato altro che un enorme processo nel quale si è pompata liquidità nella banche e nelle istituzioni finanziarie generale ma senza ottenere tantissimo. La BCE ha immesso 4,7 mila miliardi di euro (bella cifra da dire) ed i risultati non sono stati entusiasmanti.

Ricordiamo che la BCE ha come obiettivo la stabilità dei prezzi, non la disoccupazione o la crescita economica, come avviene per tutte le altre banche centrali, ma , anche considerando esclusivamente questo parametro, qualcosa non va, perchè non tutta l’Eurozona risponde allo stesso modo agli stimoli.

Consideriamo la Germania. Proprio oggi, 30 Maggio, sono arrivate le rilevazioni per l’inflazione CPI (indice dei prezzi al consumo) per la Germania e per tutta l’Eurozona, che vediamo qui comparati.

L’inflazione tedesca ha superato il 2%, nel caso specifico 2,2% (obiettivo della BCE) quello dell’Eurozona è di poco superiore all’1%. Se poi facciamo il confronto con l’Italia abbiamo una situazione ancora più impietosa:

La Germania ha raggiunto e superato il 2% di inflazione, la media europea no, e l’Italia è fra i paesi che, evidentemente, abbassano la media. Perchè l’inflazione è importante ? Perchè è uno dei principali indicatori dell’economia: se un’economia si sta “Scaldando” cioè sta crescendo, allora l’inflazione si alza, se non cresce l’inflazione non si alza. La Germania sta crescendo, anzi sta iniziando a crescere un po’ troppo, mentre l’Italia non cresce, è “Fredda”. Quindi per la Germania la politica monetaria espansiva dovrebbe cessare, perchè si sta stimolando un sistema che già sta crescendo e stimolarlo troppo può creare inflazione e bolle speculative, mentre in Italia l’incentivazione monetaria non ha funzionato.

Normalmente , in qualsiasi paese al mondo, questo non costituirebbe un problema dal punto di vista della politica economica e fiscale: il paese in crescita diminuirebbe lo stimolo monetario (la Banca Centrale innalza gli interessi) e quello fiscale (un po’ meno agevolazioni fiscali, oppure un po’ meno spesa pubblica), mente quello che non cresce e che ha un’inflazione minore farebbe l’esatto opposto. Purtroppo siamo nell’Euro, “Medio” a tutti i paesi, con il risultato che questo non va bene ai paesi in crescita, e non va bene neanche per quelli che , diciamo, crescono meno o non crescono proprio. Le conseguenze? Tangibili: in Germania la disoccupazione è molto bassa, 3,4% , e le paghe si stanno muovendo (da 3558 euro mese di gennaio 2015 a 3809 di Gennaio 2018, +7%) mentre l’Italia ha una disoccupazione all’11% e paghe più basse, molto più basse, oltre ad un’area di sottoccupazione, cioè di lavoratori che vorrebbero lavorare e guadagnare di più, molto larga, 800 mila lavoratori, numero raddoppiato dal 2011.

L’euro è un abito unico che male si adatta ai singoli stati, ma guai a parlarne.

Fabio Lugano


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