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“PERCHÉ LA SICILIA HA IL NUMERO DI OCCUPATI PIÙ BASSO D’ EUROPA” di Salvo Fanara

sicilia

Dal recente report “Eurostat Regionale Yearbook 2015” emerge che nell’Isola il tasso di occupati è tra i più bassi dell’Unione Europea: sono solo 42 su 100 le persone, fra 20 e 64 anni, occupate. In base a questo rapporto, sotto il 50 per cento di occupazione, in Europa ci sono solo sei regioni e quattro si trovano in Italia: Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Questo dato assume un significato rilevante se lo mettiamo in rapporto all’importanza e alla inderogabile necessità di raggiungere alti livelli di occupazione, senza i quali non e’ possibile evitare la desertificazione dell’Isola e la fuga verso altre mete dei giovani siciliani in cerca di lavoro ed inoltre risulta impossibile realizzare quella uguaglianza sostanziale promossa dall’art. 3 della Carta Costituzionale.
In premessa, diciamo che un tasso di occupazione del 42 %, come quello della Sicilia, coincide ed è strettamente correlato con la scarsa capacità della stessa di produrre ricchezza, espressa in termini di Prodotto Interno Lordo. Infatti la Sicilia, per superficie, per posizione geografica, per morfologia, per condizioni climatiche, per il suo patrimonio storico, culturale, architettonico e per le sue immense risorse, avendo un numero di abitanti pari ad 1/9 dell’Italia, dovrebbe possedere una capacità di produrre ricchezza pari almeno, se non superiore, a 1/9 del PIL nazionale. Considerando i dati del 2014, il PIL della la Sicilia dovrebbe corrispndere a 1/9 di 1.588 Miliardi di euro, cioè 176 Miliardi. Ebbene, nenche lontanamente si arriva a questi livelli e, mantenedosi attualmente su 82 (?) Miliardi, presenta quindi un deficit pari al 55 % sul PIL nazionale.
Detto questo, analizziamo adesso quelle che a nostro avviso sono le più macrospopiche criticità che hanno avuto effetti negativi, diretti o indiretti sul livello di occupazione in Sicilia. Una prima analisi ci porta a evidenziare uno stretto e diretto rapporto con il blocco delle assunzioni nel settore pubblico, conseguenza delle politiche di Austerity, e la
• SOFFERENZA e la CHIUSURA DI MIGLIAIA DI AZIENDE PRIVATE.
Il tessuto produttivo dell’Isola, costituito dalle PMI e dal mondo delle professioni sta attraversando un periodo di profonda crisi dovuta principalmente al crollo della reddività, ad una insostenibile pressione fiscale, ad elevati costi di gestione, alla difficoltà di accesso al credito bancario e soprattutto alla CONTRAZIONE DELLA DOMANDA INTERNA e al CROLLO DEI CONSUMI con conseguente rallentamento dell’Economia. La maggior parte delle aziende di conseguenza, per cercare di sopravvivere, è costretta a ridurre il numero dei dipendenti per abbattere i costi e fra questi quello del personale e il più oneroso.
Un altro elemento di criticità è rappresentato da quello che viene definito il
• DEFICIT INFRASTRUTTURALE dell’ Isola.
In Sicilia la rete infrastrutturale è più o meno quella avuta in eredità dai Borboni, e non si riesce a emanare provvedimenti efficaci per intervenire con urgenza al fine di avviare quelle opere che servono a cambiare il volto della Sicilia e assicurare un livello soddisfacente di servizi ai Siciliani. Le infrastrutture di trasporto sono allo sbando da tempo. Viadotti crollati, circa 4.000 km di strade e autostrade in dissesto o impercorribili, rete ferroviaria quasi inesistente, di alta velocità non parliamo, aeroporti da ammodernare, il settore portuale e marittimo da riorganizzare. Ma sono necessari interventi anche su altre infrastrutture, nel settore dell’energia, nel sistema delle acque e nel sistema delle telecomunicazioni, nel settore del turismo e dell’agricoltura.
Il potenziamento e l’ammodernamento delle rete infrastrutturale in Sicilia determinerebbe benefici effetti in termini di appetibilità degli investimenti, di supporto alla competitività del prodotto siciliano, anche in ragione della posizione naturale della Sicilia, quale ombelico del Mediterraneo, ruolo al quale molti altri Paesi aspirano. E’ indubbio che il deficit infrastrutturale dell’Isola abbia inciso profondamente, anche in termini di mancata opportunità, nel processo di crescita e nel mantenimento dei livelli occupazionali dell’Isola. Un recente studio ha quantificato in 50 miliardi di euro il gap infrastrutturale della Sicilia rispetto alla media nazionale. Un altro elemento di criticità è rappresentato dal
• DEFICIT DI GOVERNANCE NEL SETTORE AGRO-ALIMENTARE
Per la nostra Isola, grazie alla varietà e alla eccellente qualità delle produzioni, l’agricoltura è stata da sempre una delle grandi risorse economiche. Vogliamo solo ricordare alcune delle eccellenze produttive che tutto il mondo ci invidia: il grano, l’olio di oliva, il vino, gli agrumi, e poi fichi d’india, ciliegie, angurie, nespole, susine. Gli ortaggi sono sempre stati la base dell’agricoltura dell’Isola, così come la produzione della frutta secca. Ebbene, nonostante ciò il settore agricolo sta vivendo una profonda crisi e questi pochi numeri la illustrano: nel 2000 operavano nel settore 350.000 aziende agricole e zootecniche (dati ISTAT), nel 2010 emergeva ancora la vocazione agricola, ma solo con 220.000 aziende; nel 2015 queste si riducono ancora a 90 mila, con una perdita secca di 300.000 occupati, rispetto al 2.000. Oggi, i terreni incolti sono 600.000 ettari e il settore agricolo (agricoltura, pesca, zootecnia) incide solo con il 4,4 % sul PIL regionale. Un altro dato fondamentale è che su 10 miliardi di prodotti alimentari consumati in Sicilia, solo due provengono da prodotti coltivati nell’Isola, sette provengono dal continente o dall’estero, un miliardo sono le imposte trasferite. Sono numeri importanti sui quali è necessario riflettere e ragionare per comprendere la crisi occupazionale della Sicilia e per trovare soluzioni. Analizziamo ora un’altra criticità in un settore, che per la Sicilia avrebbe dovuto rappresentare l’asse portante dell’economia dell’Isola.
• DEFICIT DI GOVERNANCE NEL SETTORE TURISMO
Nonostante in Sicilia sia ubicato il 10 % del Patrimonio Culturale del Pianeta, nonostante la presenza sul territorio di numerosi siti archeologici (Morgantina, Segesta, Selinunte, Valle dei Templi e Villa del Casale) e di bellezze artistiche e naturali che suscitano l’interesse di tutte le polazioni del mondo, l’industria del turismo è un’attività che incide solo per i 4 % sul PIL dell’ Isola. Una grande importanza dovrebbe avere il turismo balneare con le celebri, attrattive e variegate coste che si estendono per 1280 km e con le numerose ed esclusive isole minori. Oltre alle ben conosciute mete turistiche e rinomate località, come Taormina, Isole Eolie, Erice, Isole Egadi, Cefalù, Monreale, Palermo e alcuni suoi borghi marinari come Mondello e Sferracavallo, nel catanese Catania, Acireale e Caltagirone, nel ragusano Ragusa e Modica, nell’ennese Piazza Armerina, nel trapanese San Vito Lo Capo e Castellammare del Golfo con Scopello e la Riserva Orientata dello Zingaro, nel siracusano Noto e Siracusa, l’entroterra siciliano è ricco di storia, di tradizioni, ma anche e soprattutto di arte, cultura, fortezze, teatri, chiese, palazzi, castelli, necropoli, boschi e bacini naturalistici d’importanza, elementi caratterizzanti le aree interne della regione. Un solo numero per esprimere la potenzialità del settore turistico sui livelli di occupazione: a Malta, che non ha certo il Patrimonio Culturale della Sicilia, il settore del turismo incide per il 44 % sul PIL, in Sicilia, abbiamo visto, incide solo per 4,4 %.
CONCLUSIONI
Abbiamo evidenziato delle criticità e in particolare abbiamo visto come il basso tasso di occupazione della Sicilia coincida con la scarsa capacità della stessa di produrre ricchezza, espressa in termini di Prodotto Interno Lordo. Abbiamo evidenziato lo stretto rapporto esistente tra il livello occupazionale dell’Isola con il blocco delle assunzioni nel settore pubblico e la SOFFERENZA e la CHIUSURA DI MIGLIAIA DI AZIENDE PRIVATE, a loro volta penalizzate dalla insostenibile pressione fiscale, da elevati costi di gestione, dalla difficoltà di accesso al credito bancario, e soprattutto dalla
CONTRAZIONE DELLA DOMANDA INTERNA e dal CROLLO DEI CONSUMI
Abbiamo visto quali responsabilità additare al
DEFICIT INFRASTRUTTURALE dell’ Isola, al
DEFICIT DI GOVERNANCE NEL SETTORE AGRO-ALIMENTARE e al
DEFICIT DI GOVERNANCE NEL SETTORE TURISMO.
Sarà interessante allora, nel prossimo articolo, provare a intravedere
“ COME TRASFORMARE LE CRITICITA’ IN PUNTI DI FORZA E CREARE 450.000 POSTI DI LAVORO IN SICILIA”
Salvo Fanara

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