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Perché il PD blinda Conte e non vuole Draghi? (di Giuseppe PALMA)

Vi siete chiesti perché il Partito democratico, che di Draghi è stato il più grande adoratore, non vuole l’ex presidente della Bce a capo di un governissimo e preferisce mantenere Conte? Non vi pare strano?

Vi siete chiesti perché il FattoQuotidiano, megafono di Conte, paragona Draghi a Monti?

Cercherò di dare la mia visione delle cose.

1) Monti venne in nome e per conto della nomenclatura europea, quella più rigorista, con a capo la Germania. Il PdL accettò a malincuore, il PD applaudì festante. All’epoca era interesse degli Usa che l’euro si salvasse e l’operazione riuscì. In Italia, “grazie” al consolidamento fiscale di Monti, fu distrutta la domanda interna, così l’euro – che regge su determinati equilibri che vi ho spiegato mille volte – fu salvo;

2) Draghi verrebbe “in nome” degli Usa (che non sono più quelli di Obama ma di Trump), contro la nomenclatura europea filo-tedesca. Ma come? Non è Draghi il più autorevole burocrate della sovrastruttura europea? Anche, ma in un contesto geo-politico che oggi sta scomparendo. A parte il fatto che da presidente della Bce ha sempre fatto l’esatto contrario della volontà tedesca, Draghi non risponde alla Germania ma agli Stati Uniti, cioè – per dirla in altre parole – agli equilibri che gli States intendono imprimere al mondo a seconda dei loro interessi;

3) le politiche economiche protezionistiche di Trump hanno colpito soprattutto la Cina, che nel rispondere a tali politiche ha creato molti problemi agli Usa. Dopo aver sconfitto il virus, la Cina sta cercando di fare razzia delle nostre imprese strategiche. Gli aiuti dati non sono gratis. Trump, ovviamente, non consentirà mai che la Cina riesca in questo obiettivo;

4) la Germania, per la quale l’euro rappresenta un marco debole e una lira forte, è la locomotiva dell’eurozona. Questa artificiosità le consente di esportare di più di chiunque altro, accumulando un surplus commerciale di gran lunga superiore a quello degli altri Paesi, a tal punto da metterli in serie difficoltà. Situazione che crea grossi problemi anche all’economia americana, soprattutto dopo che Trump ha deciso di arrestare – o quantomeno governare – il processo di globalizzazione;

5) in tutta questa narrativa, il Partito democratico si è sempre schierato al fianco della Germania;

6) in questi giorni, causa la necessità di dover rispondere all’epidemia, la Federal Reserve è tornata sostanzialmente sotto il controllo del governo americano, che si è così liberato dalle catene di dover condividere il potere coi grandi banchieri. Insomma, sintetizzando, è caduta la “roccaforte” dei Rothschild;

7) Il coronavirus sta dunque distruggendo l’ordine mondiale nato nel 1992, quello che consegnò il destino dell’Umanità tra le fauci del neoliberismo sfrenato e della globalizzazione selvaggia, e darà vita ad un nuovo ordine mondiale fondato sul ritorno delle politiche keynesiane e di una globalizzazione governata dagli Stati, nell’interesse collettivo.

Il PD ha capito perfettamente ciò che sta accadendo e sa benissimo che, se mollasse Conte, sarebbe travolto. Inoltre, sullo SpyGate – e sul coinvolgimento dei governi del PD in quegli anni – Trump non molla l’osso.

L’arrivo di Draghi, a capo di un governo istituzionale (coi partiti dentro) e non tecnico, sarebbe funzionale a ciò che vi ho detto finora. Col PD che, pur tentando di lavarsi la coscienza e cercando di indossare una nuova veste, farebbe la fine che fece il partito liberale subito dopo la prima guerra mondiale.

Non so quali saranno le sorti del Conte bis, ma di certo non resterà immune da questi eventi sovranazionali.

Sta cambiando il mondo. Nulla sarà più come prima: neoliberismo e globalizzazione, la cui bandiera fino a ieri era portata dal PD, dopo questa epidemia verranno pesantemente ridimensionati. Dem compresi.
Draghi è quello di sempre? Si, ovviamente. Ma il mondo è cambiato, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Giuseppe Palma


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