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Perché i sondaggi in UK hanno clamorosamente sbagliato?

David Cameron

 

Contrariamente a quanto tutti pensavano il premier britannico David Cameron è riuscito a confermarsi agevolmente come inquilino del numero 10 di Downing Street, respingendo al mittente l’avviso di sfratto che i sondaggisti avevano preparato per lui negli ultimi mesi.

Il Partito Conservatore non solo ha vinto, ma ha stravinto ottenendo la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni, potendo così governare in solitudine senza nemmeno la necessità di rinnovare il patto di coalizione con il Partito Liberal-Democratico dell’ultimo quinquennio. Inoltre David ha il vantaggio di aver disarcionato i suoi tre principali rivali: Ed Miliband; Nigel Farage e Nick Clegg, tutti e tre costretti alle dimissioni dalla leadership dei rispettivi partiti dopo i deludenti risultati alle urne.

Smentite clamorosamente le previsioni di un nuovo “Parlamento Impiccato” e di un governo ostaggio dei nazionalisti scozzesi. Ma come è stato possibile questo risultato sorprendente da parte dei Tories?

Partiamo dicendo che non è la prima volta che i sondaggisti albionici toppano clamorosamente l’esito elettorale. C’è un precedente, forse ancor più clamoroso, del 1992. Dopo 13 anni ininterrotti di governo conservatore il successore di Margaret Thatcher, John Major, veniva dato in grossa difficoltà. I sondaggi prevedevano un testa a testa con i Laburisti di Neil Kinnock, che risultavano lievemente avvantaggiati. Si parlava apertamente della possibilità di un parlamento ingovernabile che avrebbe potuto portare a un governo di coalizione tra Labour e Liberal-Democratici, con i Tories costretti all’opposizione.

L’apertura delle urne riservò però un’amara sorpresa al Labour. Contrariamente a quanto ci si aspettava i Tories non solo vincevano, ma staccavano nettamente il Labour sia in termini di voti (42%-34%) che in termini di collegi, mantenendo una discreta maggioranza a Westminster. Col senno di poi la sconfitta per il Labour fu un gran colpo di fortuna, dato che John Major si ritrovò a gestire pochi mesi più tardi l’attacco speculativo alla Sterlina che costrinse il Regno Unito ad abbandonare lo SME precipitando di conseguenza nelle intenzioni di voto e spianando la strada all’egemonia decennale dal Labour blairiano, ma all’epoca fu un autentico dramma per il Labour e, ancora di più, per i sondaggisti che ne uscirono decisamente sputtanati.

Anche nelle due elezioni successive i sondaggisti sottostimarono il Partito Conservatore, anche se pochi ci fecero caso visto che comunque l’errore sondaggistico non inficiò la clamorosa vittoria del Labour a livello nazionale. La continua sottovalutazione dei Tories comunque portò i sondaggisti a interrogarsi sull’eventuale esistenza di un fenomeno di “Shy Tory Effect”, ovvero della tendenza da parte degli elettori conservatori a non dichiarare apertamente la propria preferenza, portando così i sondaggisti a questi clamorosi errori.

Nelle ultime due elezioni il problema sembrava superato, i Tories sia nel 2005 che nel 2010 ottennero più o meno quanto anticipato dalle rilevazioni demoscopiche, ma ora ecco che rispunta l’errore. I Tories in termini di voto popolare hanno ottenuto circa 3 punti percentuali in più di quanto ci si aspettava, riuscendo così a costruire la prima maggioranza monopartitica conservatrice dal 1992.

Subito si è tornati a parlare di “Shy Tory Effect”, di Conservatori sottostimati per “vergogna” dei propri elettori nel confermare il proprio supporto al “Partito disgustoso”. Io credo però che ci sia stato un altro fattore che ha contribuito al clamoroso risultato finale. Per far capire cosa è accaduto credo sia necessario “disaggregare” il voto per alcune aree e confrontarne il risultato con quello del 2010. Tralasciando l’Ulster, in cui i partiti britannici non competono, scomporrò il voto UK tra Scozia; Galles; Inghilterra e Area della Grande Londra confrontandone l’esito con quello del 2010 per spiegare meglio la mia teoria.

Partiamo da quella che è stata l’unica nota positiva per i sondaggisti d’Oltremanica in una serata complessivamente da dimenticare, vale a dire la Scozia.

Se nel resto dei domini di Sua Maestà Elisabetta II le rilevazioni demoscopiche non ne hanno imbroccata mezza manco a pagarli oro, al di là del Vallo di Adriano invece i sondaggisti hanno centrato quasi al millimetro l’esito finale.

Scotland

 

Dunque, come previsto la Scozia ha votato in maniera “bulgara” per SNP. I partiti “unionisti” hanno vinto in soli tre collegi. Se per i Tories il risultato della scorsa settimana non fa nessuna differenza a livello nazionale, avevano un solo collegio in Scozia e un solo collegio han mantenuto, per il Labour e i Lib-Dem il collasso ha assunto proporzioni epiche.

Per il Labour la Scozia è sempre stata un serbatoio indispensabile di voti e collegi. Dagli anni ’60 la Scozia era diventata una sorta di Toscana del Regno Unito, serbatoio indispensabile per la sinistra albionica. Nel 2010, nonostante la sconfitta nazionale, il Labour ottenne 41 dei 59 collegi scozzesi, prendendo il 42% del voto popolare, doppiando il suo maggior concorrente, ovvero SNP, che si fermò al 20% dei voti e ottenne appena 6 collegi. Ma in questi cinque anni due fattori han contribuito al disastro Laburista nell’estremo Nord Britannico.

In primis ovviamente il referendum sull’indipendenza scozzese. SNP ha sostanzialmente confermato a queste elezioni i voti dei favorevoli all’indipendenza. I SI all’indipendenza nel referendum di settembre furono 1 milione 600mila mentre i voti ad SNP e ai Verdi, ovvero i due partiti che sostennero la secessione, sono stati poco meno di un milione e mezzo. Al netto dell’assenza di sedicenni e diciassettenni, che a settembre erano ammessi al voto e che, stando agli exit poll, furono in larga maggioranza favorevoli alla secessione, SNP ha sostanzialmente portato al voto tutti coloro che a settembre votarono per sciogliere l’Atto di Unione. Il fronte unionista si è invece segmentato tra Laburisti, Conservatori e Liberal-Democratici consentendo così ad SNP di sfruttare a proprio vantaggio il sistema uninominale a turno unico. Con il voto indipendentista concentrato quasi in toto su SNP (I Verdi si son fermati all’1.3%) e il voto unionista al contempo diviso in tre per i Nazionalisti Scozzesi aggiudicarsi la vittoria è stato un autentico gioco da ragazzi.

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