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“Pastina. Il bimbo di Bibbiano” (una novella di Giuseppe PALMA dedicata ai bambini di Bibbiano)

Fatti, nomi, persone, luoghi e circostanze sono frutto della fantasia e puramente casuali.

Buona lettura. “Pastina. Il bimbo di Bibbiano” (novella di Giuseppe PALMA)

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Il suo vero nome era Carletto, ma i bambini della zona lo chiamavano Pastina. Gli piaceva mangiare la pasta di piccolo taglio, che si raccontava riuscisse a divorarne tre piatti alla volta. Aveva gli occhi vispi e le mani affusolate, sei anni e i capelli rossicci come la terra dell’Emilia. Suo padre, Luigi, era un muratore che viveva alla giornata; sua madre, Nunzia, faceva le pulizie tre volte a settimana in casa di un anziano signore che abitava nel villaggio di Bibbiano, un piccolo comune della Val d’Enza.
Non erano affatto benestanti, ma una vita di sacrifici non faceva loro mancare niente. Certo, non potevano permettersi null’altro che il necessario. Ma con la dignità che si deve a quella gente contadina. Due anni prima erano dovuti andare via dalla loro abitazione, venduta dalla banca per tre rate di mutuo non pagate, per poi prendere un bilocale in fitto in periferia, con sette mesi di pigione in arretrato e uno sfratto sulla testa. Pastina giocava tutti i pomeriggi a pallone nel cortile della loro abitazione di periferia, dove ogni giorno il sole delle due spaccava le pietre lucide di avorio. Soprattutto nei pomeriggi d’estate, umidi come un lenzuolo inzuppato nello stagno.
Ma quel giorno di giugno non fu come gli altri.
Erano le quattro del pomeriggio, quando ancora il sole arrostisce i capelli e le braccia dei bimbi con la canotta a mezze maniche. Due apparenti sconosciuti bussano al cancello principale antistante il cortile dove si trova la casa di Carletto. Sono la dottoressa Forzia dei servizi sociali e lo psicologo dottor Finizio, occhialini spessi e capelli ricci, un po’ ondulati.
Luigi dormiva, Nunzia lavava i piatti. Nel tempo di un battito di ciglia una voragine squarta lo stomaco della donna. “Sono venuti a prenderselo. Luigi! Luigi! Sono venuti a prendersi il bambino!“. I due sapevano delle pratiche in corso al Comune e in Tribunale per dare il bimbo in affidamento per i loro problemi economici, ma non avevano mai seriamente preso in considerazione che potesse accadere per davvero. I due funzionari entrano nel cortile e afferranno Pastina per un braccio: “inutile che gridi, ci sono altri papà e altre mamme che ti aspettano“. Il bambino trascinava ginocchia e pantaloncini sul selciato, mentre Nunzia lo afferrava dalla canotta: “non piangere a mamma tua, è solo un sogno. Un brutto sogno amore di mamma. Domani verrò a trovarti e andremo al mare“. Luigi tenta un gesto di difesa disperato col bastone della pala per impastare il cemento, ma Nunzia lo ferma per non spaventare il bambino. Le urla di Pastina squarciano come un lampo il cielo lindo della Val d’Enza. Una madre in ginocchio piange lacrime di sangue affidandosi a Dio.
Da quel giorno sono passati trent’anni. Oggi Pastina è morto. E sono morti anche Luigi e Nunzia. Io che l’ho conosciuto a scuola, un giorno​ mi disse: “prendi questo cofanetto e giurami che lo aprirai solo quando io sarò morto“. Eravamo piccoli e lo consideravamo tutti un po’ mattacchione. Ma io gli volevo bene perché con me faceva tutti i giorni a piedi la strada di ritorno verso casa. Gli diedi retta, conservando quel cofanetto in cantina. Oggi l’ho aperto, che c’ho messo più di un’ora per ricordarmi dove l’avevo conservato. Dentro ho trovato un foglietto a quadretti con su scritto queste poche righe, forse una poesia:

“Angeli & Demoni”

Era di giugno. E vennero a bussare.
Un clown, con gli occhialini dai vetri
spessi. Con lui una donnina
dalle labbra sottili. Capelli grigi,
occhi di ghiaccio, che mi prese
uno spavento da schioppare
all’improvviso. Vidi mamma piangere.
E papà che si copriva il volto.
Mi strapparono trascinandomi
sul selciato, ch’ancora sento che mi
bruciano le cosce. Mia madre mi
prese per un braccio e m’accarezzò
la fronte. Per l’ultima volta:
«Non temere, bello di mamma
tua. È solo un brutto sogno. Dormi,
che domani andiamo al mare.
Gli orchi non esistono, è solo un brutto
sogno». Ricordo ancora che dai suoi
occhi scendevano lacrime di sangue.
E a me tolsero l’innocenza. Ancor’oggi
mi mancano gli abbracci di papà.

Pastina, il bimbo di Bibbiano, era amico mio.

***

Giuseppe PALMA

 


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