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“Passaggio a Nord-Ovest” della Commissione Europea per i consulenti sul TTIP (di Giovanni Bottazzi)

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Nella trattativa per il Transatlantic Trade & Investment Partnership (TTIP) la Commissione Europea si avvale di 16 i consulenti, appunto membri del Transatlantic Trade & Investment Partnership (TTIP) Advisory Group, come reso noto da un documento datato 1° aprile 2015.

Ebbene, nella scelta di questi esperti, incaricati di fornire importanti contributi di conoscenza nelle delicate trattative in corso, non sembra si sia usato un criterio che tenga sufficientemente conto delle diverse culture presenti nell’Unione.

Fra questi consulenti la quota rosa è rappresentata da 6 persone.

Abbiamo distinto i consulenti per settore di attività, ma anche di interesse espresso in quanto attribuibile ad una sfera pubblica o privata. Ecco uno spaccato:

Interessi pubblici Numero
Interessi consumatori  2
Ecologia e sanità pubblica  3
Sindacati lavoratori  2
Interessi privati
Lobby agricola  1
Banche  2
Industria Manifatturiera  4
Commercio, trasporti  2

Le varie categorie sembrano rappresentate abbastanza bene, mentre la prevalenza del privato si attenua considerando che il componente della lobby agricola rappresenta anche cooperative di agricoltori.

Sembra però più interessante considerare la provenienza dei consulenti per nazionalità:

Nazionalità Numero
Belgio  5
Germania  2
Olanda  2
Regno Unito  2
Repubblica  Ceca  1
Danimarca  1
Finlandia  1
Francia  1
Portogallo  1

Chiaramente il numero dei consulenti risulta non proporzionale all’importanza dei Paesi per la loro popolazione. Intanto, la nazionalità più rappresentata è quella belga, verosimilmente per ovvie ragioni logistiche; due consulenti ciascuno esprimono poi il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Germania, mentre altri cinque Paesi, tra cui la Francia, sono rappresentati da un solo componente. Ma poi spiccano per la totale assenza di rappresentanti gli altri due grandi Paesi, Italia e Spagna, e così non risulta alcun consulente proveniente da Paesi mediterranei, fatta eccezione per la Francia, il Paese meno mediterraneo tra quelli che si affacciano su questo mare.

Su questo aspetto è possibile qualche ulteriore indicazione. Infatti si può tradurre la nazionalità in coordinate geografiche, e lo abbiamo fatto con riferimento alla città capitale di ogni Paese. Poi, più in particolare, possiamo trovare la latitudine media e la longitudine media sempre con riferimento alla città capitale di ciascun Paese d’origine dei 16 consulenti, assegnando eguale importanza a ciascun componente del gruppo. Le coordinate medie sono dunque:

–         50’ 77” gradi latitudine Nord,

–         6’ 35” di latitudine Est,

che corrispondono grosso modo alla località Enscherange, nel Lussemburgo.

Se, invece, guardiamo al baricentro geografico dell’UE, tenendo conto ora della popolazione dei vari Paesi,  costatiamo che è un po’ diverso, più a Sud di qualche grado, più a Est di qualche grado: 47’ 65” N, 8,11 E, grosso modo località Herrischried, nel Baden-Wurtenberg, in Germania. Del resto, si nota subito che, delle nazionalità rappresentate, ben 8 su 9 sono quelle di Paesi con capitale al di sopra del 48° parallelo, che è la latitudine media dei Paesi dell’Unione Europea.

 

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Il baricentro virtuale dell’origine territoriale dei consulenti europei per il TTIP non coincide, quindi, con l’altro baricentro virtuale, quello che sarebbe determinato da altre metriche meno polarizzate: precisamente, risulta spostato verso nord-ovest. Insomma, i consigli alla Commissione per il TTIP originano qualche centinaio di chilometri più a Nord e più a Ovest – e non è poco – di quanto vedremmo se l’incarico di consulenza fosse distribuito in modo più democratico.

La scelta dei consulenti dell’Unione Europea nella materia del Trattato Transatlantico non sembra quindi abbia tenuto conto a sufficienza della loro provenienza territoriale, e quindi culturale. Questo è un segnale di scarsa rispondenza al numero degli aventi diritto di voto, ossia alla democrazia, uno fra quelli che l’Unione Europea trasmette implicitamente e vengono percepiti dall’opinione pubblica in modo irritante, tanto più con riguardo al Trattato Transatlantico, già di per sé segnato da scarsa popolarità.

Sarebbe forse interessante estendere questo metodo di analisi ad altre parti delle istituzioni comunitarie che non siano costituite mediante il voto democratico, per verificare quanto sia presente la citata tendenza verso il N-O, ossia lontano dal Mediterraneo in termini sia geografici sia culturali.

Giovanni Bottazzi

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