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OVH, overo una infrastruttura fragile. Torna online OFCS.report

 

Torna online OFCS.Report , dopo un incendio e torna con un’analisi tecnica della fragilità delle infrastrutture informatiche offerte da molte società, che potete leggere nella sua interezza QUI.

 

Eccovi un Estratto:

Sin dalle prime luci dell’alba del 10 marzo un vero e proprio mercoledì nero si è abbattuto su 3,6 milioni di gestori di siti web in tutto il mondo. Anche il nostro Web Magazine Ofcs.Report è stato investito dalle conseguenze di questo evento, e il sito è andato temporaneamente offline per 10 giorni.

Le prime agenzie di stampa riferiscono di uno spettacolare incendio al datacenter OVH Cloud di Strasburgo che ha visto impegnati per tutta la notte i Vigili del Fuoco francesi nel tentativo – riuscito – di spegnere le fiamme dopo che le stesse hanno distrutto completamente una buona parte degli edifici e delle sale informatiche in cui risiedevano i server che mantenevano attivi i milioni di siti web di clienti (privati e pubblici) della notissima webfarm.

Secondo un rapporto dei “Sapeurs Pompiers” dello SDIS du Bas-Rhin, l’incendio si è sviluppato intorno alle 00:47 in uno (SBG2) dei quattro datacenter OVH Cloud, insediati nella zona industriale di Port du Rhin, a est della località alsaziana.

L’evento ha mobilitato un ingente spiegamento di forze con almeno 115 operatori e 44 macchine. Sono state impiegate complessivamente sei manichette antincendio, due scale, un drone ed una motopompa a bordo di un’imbarcazione, che si è accostata sulla sponda ovest del Reno per garantire sufficiente e costante approvvigionamento idrico alle autopompe. All’operazione hanno partecipato anche vigili del fuoco tedeschi, intervenuti in rinforzo alle unità dei pompieri francesi. L’incendio è stato contenuto dopo sei ore di intervento e non sono state segnalate delle vittime.

Commentando a caldo le primissime notizie ed immagini comparse sui media, in un rapido scambio di opinioni con gli esperti, lo scenario che si è presentato ai primi operatori giunti sul posto è stato certamente quello di un incendio generalizzato su gran parte della struttura che ospitava i datacenter di OVH.

Dalle immagini è possibile notare come l’incendio si sia propagato in modo rapido, favorito evidentemente sia dai materiali da costruzione (pavimento compreso), sia dalle caratteristiche costruttive dell’insediamento, visto lo sviluppo verticale dei locali dedicati ai server quale condizione molto favorevole alla fisica e chimica dell’incendio. La struttura fra l’altro era anche ventilata per ovvie ragioni di funzionamento degli stessi server in condizioni di normale esercizio.

I prodotti dell’incendio (quali fumo e calore) sono stati notevoli come in tutti i casi in cui sono coinvolte materie plastiche e simili. Analizzando le prime immagini, sembra che l’origine dell’innesco (di probabile natura elettrica) si sia verificata nell’area ala est (lato fiume Reno); infatti le immagini restituiscono un incendio completamente sviluppato in quel punto e poi, ma sempre in un tempo relativamente breve, si è propagato in zona prossima e/o limitrofa.

La struttura sembrerebbe non predisposta con compartimenti antincendio ben definiti; questo ha evidentemente favorito il propagarsi delle fiamme in più locali. Non aveva probabilmente sufficienti o ben dimensionati impianti di rilevazione e spegnimento automatica o comunque il loro effetto è apparso vanificato dalla violenza del fenomeno.

Inoltre, non si comprende dalle prime notizie se l’insediamento fosse costantemente presidiato.

Il complesso sembrerebbe essere in una zona “Seveso”, seppur il datacenter non fosse così classificato in armonia alla vigente normativa in materia (Seveso III).

Lo scenario non è stato affatto facile per i VV.F. ma la cosa importante è che non ci siano state vittime o persone ferite ed intossicate. Tuttavia, il lavoro degli operatori è stato eccezionale, difficile fare di più. Hanno messo in atto ogni opportuna procedura, assicurando acqua e monitorando l’atmosfera sotto l’aspetto della contaminazione dell’aria.

Ma che cosa è un datacenter e quali sono le sue caratteristiche?

Per far comprendere meglio il contesto in cui ci si trova ed il senso dell’articolo, è utile provare a definire (Wikipedia docet) che cosa è un datacenter.

Un datacenter è un edificio, uno spazio dedicato all’interno di un edificio o un gruppo di edifici, utilizzato per ospitare sistemi informatici e componenti associate, come i server, storage, gruppi di continuità, e tutte le apparecchiature che consentono di governare i processi, le comunicazioni così come i servizi che supportano qualsiasi attività aziendale. Con l’evoluzione della tecnologia, oggi, quando si parla di datacenter, spesso non si pensa più a un luogo fisico, perché il datacenter è ormai per definizione di tipo ibrido, composto cioè da ambienti in house, cloud privati e cloud pubblici forniti da differenti provider (gestori di servizi internet – ISP, Internet Service Provider).

Considerato che i datacenter rivestono un’importanza fondamentale per la continuità aziendale, generalmente includono componenti ridondanti, o di backup, nelle reti di alimentazione, nelle reti di comunicazione dati, nello storage, nei servizi critici (es. condizionamento ad alta precisione), nei dispositivi di sicurezza fisica e ambientale (impianti antincendio, ecc) e vari altri dispositivi di sicurezza.

Ridondanza è un termine che mi fa tornare indietro nel tempo, quando un mio ex-collega anziano per spiegarlo in maniera semplicistica mi diceva ”… prova a pensare alle ruote gemellate/accoppiate di un automezzo pesante …”. Un altro termine spesso utilizzato in questo contesto è resilienza. In breve, la resilienza di un sistema informatico è la sua capacità di garantire la continuità dei servizi erogati.

Progettare un datacenter performante, dotato di strutture ben dimensionate e con livelli elevati di sicurezza, affidabilità ed efficienza nella erogazione dei servizi, non è evidentemente un compito semplice. È la ANSI/TIA 942-B-2017 la normativa che valuta la resilienza di un datacenter. La capacità di evitare interruzioni dei servizi, anche in presenza di guasti gravi (fault-tolerance), dipende da una serie di accorgimenti progettuali e realizzativi che interessano tutti gli aspetti del datacenter: scelta del sito, aspetti architettonici, sicurezza fisica, sistemi antincendio, impianto elettrico, impianto meccanico e reti dati.

Il sistema di distribuzione elettrica di un datacenter è generalmente costituito da un trasformatore, un generatore di backup, uno switch, un quadro elettrico di distribuzione, un gruppo di continuità e un’unità di distribuzione dell’alimentazione (PDU). Questo gruppo di dispositivi (cluster) alimenta a sua volta una serie di circuiti collegati in modo multiplo a ciascun armadio IT, tramite un cablaggio conservato in canaline rigide o flessibili situate sotto il pavimento flottante o aereo oppure nel controsoffitto.

Infrastruttura tipica di un datacenter - Welcome Italia

Fonte: Vianova by Welcome Italia

Nella tipica infrastruttura elettrica di un datacenter con un medio grado di affidabilità, ridondanza e resilienza sono garantite da due linee di alimentazione (linea A e linea B) separate e indipendenti, l’una in soccorso dell’altra. Solitamente l’energia elettrica necessaria al funzionamento del datacenter arriva dalla rete pubblica al punto di consegna, tipicamente in media tensione (15.000 V), la quale a seguire, viene smistata dal quadro elettrico di media ai trasformatori in resina delle cabine elettriche aziendali, dove viene poi trasformata in bassa tensione per essere infine incanalata, attraverso i quadri elettrici di distribuzione, fino alle “ciabatte” (PDU) collocate a bordo degli armadi (rack) in cui sono installati i server. A garantire la continuità di funzionamento vi sono i sistemi detti UPS (Uninterruptible Power Supply), i quali per il tramite delle batterie di supporto, al mancare dell’energia elettrica pubblica, assumono il fabbisogno del datacenter il tempo strettamente necessario all’avviamento automatico dei motogeneratori a gasolio che erogano l’energia utile per il sostentamento energetico dei server e dei servizi critici (condizionamento, ecc). Naturalmente, se dovesse verificarsi una qualsivoglia interruzione o malfunzionamento di uno o più dispositivi del ramo elettrico principale – ramo A -, il fabbisogno di alimentazione verrà garantito dal ramo B che si attiva in soccorso al primo.

Da quanto abbiamo visto, i datacenter, per definizione, sono quindi delle installazioni “energivore”, ovvero consumano una grande quantità di energia elettrica per poter funzionare h24. Per provare di rappresentare la portata dell’elettricità impiegata in questi particolari insediamenti, basti pensare che un datacenter di medie proporzioni utilizza talvolta la stessa quantità di energia usata da una piccola comunità (o paese), siamo quindi nell’ordine dei MegaWatt.

e come era invece OHV?…………


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