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OPS! HANNO CHIUSO IL NEGOZIO

La borsa è come un grande deposito di merci, alcune sono sotto i riflettori tutti i giorni, salgono, scendono, ogni tanto sembrano fibrillare intorno ad un valore come biglie impazzite.

Gli angoli bui del magazzino sono popolati da cose che si muovono striscianti , lontano dalle voci dei giornaloni, da questa selva oscura ogni tanto emerge una bolla catastrofica, un terremoto di realtà che trascina tutto in una sorta di reset.

Sono le moderne guerre, ormai i cannoni non sono moralmente accettabili.

In realtà la bolla è solo l’epilogo di comportamenti moralmente inaccettabili, raramente è ignoranza finanziaria, più facilmente ignavia dei controllori, quando non peggio.

Ecco un altro anello debole del turbo liberismo, che per vivere ha un bisogno spasmodico non solo di sotto salariati, ma anche di sovra clienti.

In questo impoverimento generale anche la clientela si riduce a comprare meno, sempre meno, ed il margine di profitto diminuisce.

Questi movimenti hanno bisogno di un certo tempo per permettere al problema di ingrandirsi ed avere massa tale da essere visibile.

Poi quando il guaio è ragionevolmente grande il mainstream fa di tutto per ignorarlo, in modo che i pesci rimangano nella rete, e quando qualcuno la tirerà fuori dalla finzione riportandola nel reale, ci sarà la mattanza di pesci e di ignari cittadini che a vario titolo pagheranno il conto.

Guardiamo il grafico:

Sono il numero di punti vendita in chiusi nei primi 3 mesi del 2017 negli USA, generalmente catene di grande distribuzione poste nei centri commerciali, ovvero interi centri commerciali.

Queste chiusure forzose hanno procurato una perdita di quasi 90 mila posti di lavoro, cioè altri 90 mila clienti che non compreranno più.

L’abbandono delle grandi aree di vendita da parte delle compagnie di distribuzione fra presagire scenari surreali di decadenza,  strutture deserte degne delle migliori scene da film, ma più pragmaticamente fa immaginare un crollo del valore dell’immobiliare commerciale, sulla scia della crisi subprime.

Suppongo ancora più grande dato l’elevato costo di questi immensi edifici, senza contare le spese per sostenerli che si giustificano solo con un margine di profitto elevato.

Tanto più sono stati costosi, tanto più la perdita in senso assoluto sarà grande.

Potete trovare più notizie di approfondimento qui , qui, qui e qui.

In sostanza come per la figura simbolica dell’Uroboro, “serpens qui caudam devorat” il liberismo sfrenato tende ad auto fagocitarsi.

Difatti solo un’economia non sana porta a grandi guadagni per qualcuno, ma anche all’insostenibilità di queste azioni nel tempo, tanto che presto o tardi gli squilibri generati busseranno alla porta e non aspetteranno che gli venga aperta.

In uno stato veramente libero e democratico questo campanello sarebbe suonato da tempo, molto prima che la porta venga sfondata, ma si sa, in tempi di crisi, sono i valori che mancano.

Mi chiedo se questa crisi, che si profila all’orizzonte,  possa essere utile a disgregare questa Europa moneto-centrica che si ciba di vite attuali e future come fossero bruscolini.

 

Roberto Alice

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