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Se sarà guerra nucleare non sarà per colpa di un dittatore (Kim) ma per nascondere il disastro economico di Obama!

E’ importante mettere nero su bianco i fatti. Oggi siamo forse all’alba di un disastroso conflitto nucleare – purtroppo interpretato da alcuni in termini di “salvifica guerra”, come vedrete oltre – e bisogna spiegarne la genesi, per i posteri.

Le ragioni della crisi e gli effetti perversi delle false soluzioni
Dunque, il mondo occidentale e gli USA in particolare stanno annegando nel debito, accumulato per consumare. Questo è precisamente il punto: per decenni si è spinta la gente, lo stato, ad indebitarsi per innescare consumi e crescita. Tale accumulo è stato alla base della crisi subprime, dove i debitori USA hanno smesso di consumare oltre che ripagare il debito mandando al collasso il sistema. I correttivi sono stati inondare i mercati di liquidità coi vari QE oltre a salvare le banche sistemiche; peccato che tale eccesso di liquidità, utile all’inizio (con Bush), non fosse necessario in eterno, anzi. Infatti dopo il salvataggio del mondo del credito il QE perse il suo significato originario (con Obama), dunque salvare gli istituti di credito schiacciati dai debiti inesigibili si trasformò in un mero strumento per far salire i mercati mondiali, sia obbligazionari che azionari. Infatti gli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali hanno fatto abbassare i tassi permettendo alle aziende di rifinanziarsi a costi inferiori e dunque potendo usare le plusvalenze per acquistare proprie azioni in borsa. Da qui la salita perenne dei mercati. Aggiungeteci almeno tre banche centrali che sappiamo comprare direttamente azioni in borsa (Giappone, Svizzera, Italia), di cui due con il compito specifico di fare crescita indebolendo la propria valuta per favorire le esportazioni, ed il quadro è completo.
Il risultato di tutto questo è stato uno smisurato accumulo di ricchezza per coloro che detengono le azioni di aziende quotate in borsa (in salita parabolica per i motivi sopra citati) e che spesso erano a leva con i debiti. Costoro si sono arricchiti a dismisura e addirittura Warren Buffett ha candidamente dichiarato che sono i ricchissimi come lui a rappresentare oggi un problema per il mondo, troppa ricchezza accumulata a partire dal 2009 (sue parole). Chiaro, tale accumulo – divenuto globale – si è concretizzato a spese di qualcun altro. È quel qualcuno siete voi che leggete ed io che scrivo, la classe media in estinzione, che hanno ricevuto in contropartita deflazione salariale, certamente nell’EU austera.

Ho saltato qualche passaggio ma questa è la realtà dei fatti.

La finanza arricchisce i “soliti noti”
Oggi il problema è diventato il QE stesso: gli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali non si possono interrompere altrimenti crolla tutto. Dunque si persevera coi QE globali arricchendo ulteriormente i “soliti noti”. Peccato che così facendo il sistema sta accumulando tanto debito quanto nel 2008 sebbene a tassi bassissimi, ci siamo di nuovo.
Piccolo problema: appunto, il crollo dei mercati andrebbe a danno dei “soliti noti”. Dunque, ben sapendo che il sistema non può reggere a lungo si sta ipotizzando di trasformare il QE in strumento perenne oltre a limitare/vietare i contanti, in modo che all’atto della prossima crisi non si possano muovere i soldi in luoghi sicuri, magari ritirandoli dal conto. Infatti così facendo in caso di crisi bancaria da troppo debito semplicemente a pagare saranno i correntisti – per non far pagare le banche – e non coloro che hanno tratto vantaggio da tale follia collettiva (i “soliti noti” sopra citati). Infatti coi tassi a zero o addirittura negativi come in Svizzera gli investitori sarebbero incentivati a ritirare i denari ed a tenerli sotto il materasso, soprattutto in vista di una prossima crisi. Con i vari limiti ai contanti ormai diffusi in EUropa – guarda caso ad esclusione della Germania – semplicemente questo non sarà possibile.

Lo scopo di questa solo apparente follia collettiva
Lo scopo di tutto questo? Appunto, salvare i “soliti noti”, le elites finanziarie globali che si sono arricchite a dismisura dal 2009 ad oggi. Che guarda caso rappresentano gli stessi soggetti che detengono i media che ci inondano di balle per non farci capire nulla, dicesi fake news. Tutto torna, vero?

La fine della classe media
Peccato che oggi nel mondo occidentale sia solo il settore finanziario ed internet a trarre vantaggio da questa stampa di moneta senza fine. Infatti le aziende industriali e tradizionali, quelle che impiegano la gran massa dei lavoratori, vanno bene solo sulla carta (in borsa) grazie all’enorme riduzione degli oneri finanziari per via dei tassi bassi oltre che per l’assenza di investimenti alternativi che rendano qualcosa di certo (i BOT costano più di tenuta conto che di rendimento ottenuto). In realtà la base dei consumi si sta restringendo, primariamente a causa della deflazione salariale (leggasi pagare meno i lavoratori) a vantaggio anche in questo caso dei “soliti noti” che di norma impiegano i lavoratori con stipendi sempre più bassi.


Si, perché la cosa che mi sono dimenticato di dirvi è che tutto il processo distruttivo che vi ho illustrato poc’anzi è avvenuto in contemporanea ad un’enorme contrazione dello stato sociale e della partecipazione al lavoro, per via politica. Come avete certamente potuto verificare gli USA di Obama – seguiti dall’Italia di Renzi – brillano per il crollo della partecipazione al lavoro della cittadinanza oltre che per una ripresa (solo ipotetica in Italia) fatta non da lavori ben pagati ma da impieghi di basso rango, inservienti, camerieri, spesso part time ecc, per altro in condizioni di progressiva precarizzazione (Job Act?). Ossia, la gente ha il minimo con cui vivere, di fatto obbligata ad accettare lavori mal pagati pur di sopravvivere.
In questo contesto la prima vittima della riduzione del benessere diffuso è proprio la classe media, quella che fu il motore del benessere post bellico occidentale.

Immigrati e reddito di cittadinanza, due errori in malafede
E qui arriviamo al reddito di cittadinanza, dare alla gente il minimo necessario per vivere senza risparmiare, pagati dallo stato con il fine di mantenere l’accumulo di denaro – sotto molti punti di vista indebito, ndr – dove sta ora, ossia nelle tasche dei “soliti noti”. Tradotto, trattasi di un estremo tentativo per evitare che le masse si ribellino nelle more di questo nuovo feudalesimo sotto mentite spoglie; misura (folle) che comunque non farà altro che aumentare ulteriormente il debito degli stati.
Anche la follia degli immigrati fatti arrivare a frotte è funzionale a detto piano elitario globale: mancano consumi? Facciamo arrivare immigrati che necessariamente consumeranno per sopravvivere. Vogliamo maggior deflazione salariale per i residenti? Mettiamoli in concorrenza con disperati disposti ad accettare stipendi da fame, appunto gli immigrati. Temiamo che il voto democratico di protesta deragli il piano dei “soliti noti” (cfr. Globalisti) con l’elezione di un nuovo Trump? Diamo il voto a dei neo cittadini ignoranti, che poi voteranno sinistra.
Se non fosse che tutto questo porterà inevitabilmente il sistema alla rovina sarebbe un piano perfetto. Anzi diabolico.

Le sinistre al servizio dei miliardari, i vertici politici cooptati
La conclusione di questa tragedia economica che si sta consumando sotto i nostri occhi è che sono state proprio le sinistre, che avrebbero dovuto fare gli interessi delle masse medio-povere che li hanno portati al governo, a permettere l’accumulo di ricchezza dei miliardari i quali hanno poi contraccambiato il favore con i media di parte a supporto di politiche per lo meno dubbie, molto probabilmente dei ladrocini a danno della cittadinanza fatti passare per evoluzioni “Dem”. Vi siete mai chiesti come sia possibile che gli Elkann, i Marchionne, i DeBenedetti, i Farinetti, i Montezemolo ecc. siano tutti a supporto del principale partito di sinistra italiano? Come si può fare contemporaneamente gli interessi degli operai e dei miliardari? Stessa cosa al di là dell’Atlantico con i vari Warren Buffett, Bill Gates, Zuckerberg, Soros ecc. tutti a supporto del partito Dem. Un assurdo solo apparente….
Se volete argomenti pensate alle indebite privatizzazioni italiane per un tozzo di pane o alla mancata difesa degli interessi nazionali durante l’attacco economico da parte di soggetti stranieri, con il supporto mediatico dei soliti noti (mi sto riferendo all’Italia? Vs. asse franco-tedesco?). O anche a provvedimenti stile Job Act.

Come si corrompe il politico 2.0
Spero abbiate capito che i politici che hanno permesso tutto questo sono necessariamente al soldo delle stesse elites che di fatto li sponsorizzano, in un coacervo di manipolazione delle masse con fake news/propaganda via loro media, prebende ritardate, associazionismo più o meno occultista più che occulto e globalizzazione degli interessi. Se ci pensate bene è impossibile ad esempio provare corruttele dove il politico che favorisce a casa propria l’azienda multinazionale “Tizio” viene poi assunto a fine mandato come consulente pagato a peso d’oro dall’azienda multinazionale “Caio”, se le stesse Tizio, Caio e numerose altre aziende globali fanno parte dello stesso coacervo di interessi globali mirato ad arricchirsi a danno delle cittadinanze del mondo. Pensate alla Fondazione Clinton e alle sue aziende finanziatrici per farvi un’idea.
In questo contesto i compensi per i coniugi Obama da 60 milioni di dollari per tre libri o le loro apparizioni a peso d’oro ospiti di aziende multinazionali giustificano quanto sopra illustrato. Nel caso dei libri di Obama non a caso parliamo dello stesso editore (tedesco) che ha pagato profumatamente Chelsea Clinton per una sua biografia (anche Renzi ha scritto un libro al termine della sua esperienza di governo, ndr).
In questo contesto, forse ci si dovrebbe chiedere cosa sia andato a fare a Doha Matteo Renzi appena terminata la sua avventura al governo, lo stesso luogo dove si specula sia stato trasferito il patrimonio miliardario della fondazione Clinton – non a caso molto vicina a Matteo Renzi – un paio di settimane prima dell’elezione di Trump.

La Germania in competizione con gli USA
Il panorama non sarebbe completo se non si inquadrasse il ruolo della Germania come nuovo potere emergente, fenomeno relativamente semplice da spiegare: l’impero USA è a rischio e dunque qualcuno cerca di approfittare della debolezza altrui per sostituirsi ad esso. Nel caso, Berlino punta all’avvicendamento di Washington alla guida strategica EUropea – probabilmente previa accordo in tal senso con i clintoniani – e dunque non perde occasione per sottilmente minare la supremazia americana ovvero la leadership di Trump, vedi sostenendo i nemici dell’America, vedi indebolendo i partner degli States, vedi sottilmente boicottando i piani geostrategici americani.
Va per altro detto che il piano tedesco di predominio continentale 3.0 si basa su una versione adattata – e violenta – del sistema dollaro-globale utilizzato dagli USA: in soldoni, Berlino a capo dell’EU punta anch’essa a far accumulare debito a cittadini EUropei con il fine di alimentare il consumo dei propri prodotti d’esportazione. La differenza sta nel fatto di voler accuratamente evitare che detto debito sia accumulato dai tedeschi, riservando tale “prerogativa” ai paesi in crisi ovvero ai paesi obiettivo dell’austerità euroimposta destinati a termine a sottostare al comando tedesco dell’EUropa ricattati dal debito detenuto dai creditori/esportatori, ovvero facendoli progressivamente spogliare dei loro diritti nazionali oltre che delle loro ricchezze diventando – vedremo se il piano andrà in porto – serbatoio di consumatori non risparmianti e manodopera a basso costo, oltre che luogo destinato ad accudire i vecchi senescenti di oltre Gottardo.
Sta di fatto che, a riprova delle tensioni latenti tra le due sponde dell’Atlantico, Berlino sembrerebbe – di nuovo, come con Afghanistan ed Iraq – non voler supportare i piani di guerra USA contro la Nord Corea, con conseguenze geostrategiche tutte da decifrare.
Vedremo se anche Berlino alla fine non verrà travolta dagli eventi, magari a causa dell’eccesso di ambizione a sostituirsi a Washington in EUropa (vedasi oltre).

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Gli USA globali sotto attacco
Ora, la guerra.
Gli USA di Trump – sotto attacco da parte degli ex amici globali – stanno vivendo un indebolimento interno progressivo frutto di una guerra politica tra fazioni contrapposte. In più il globalismo imperante ha accecato i radar strategici americani con interessi di parte di soggetti apicali americani man mano sempre più divergenti rispetto a quelli nazionali. Da qui la lotta tra clintoniani e Trumpiani, questi ultimi semplicemente in difesa degli interessi tradizionali USA, inclusa la preservazione della classe media che lo ha votato in massa.

La falange global-clintoniana va contro gli interessi dell’America?
È chiaro che la fazione Clinton-Obamiana ha giustificato la corrosione dei fondamentali economici USA in funzione della volontà di restare al comando del paese costi quel che costi, di fatto avallando un progressivo suicidio economico da eccesso di debito (le statistiche falsate dell’epoca Obama per dipingere successi economici tutto sommato inesistenti vanno in tale direzione). Abbiamo dimostrato con i fatti – ed in tempi non sospetti, vedasi LINK – le enormi dimensioni del disastro economico lasciato da Obama, un paese mai così diviso sia socialmente che economicamente dai tempi della guerra civile americana, con la quasi sparizione della classe media. A questo si aggiunga il caos geostrategico globale – con un numero record di teatri di guerra aperti, oltre ad un numero impensabile di tradimenti di alleati storici – innescato dal primo e probabilmente ultimo presidente nero degli States, unitamente ad un accumulo di debito da record assoluto, quasi raddoppiato in 8 anni di mandato. Come ben capite è abbastanza normale che il dominus globale ormai azzoppato nel post Obama rischi di diventare la preda da spolpare.

Trump e la “riscossa frenata” degli USA
In tale contesto la vittoria di Trump non ha fatto altro che dare la stura al “tutti contro tutti” tra Dem, Rep e sopratutto contro la nuova amministrazione USA sostenuta dai militari (ma troppo lontana dagli ideali ed interessi dei globalisti), con la finalizzazione dell’annichilimento economico USA “costi quel che costi” pur di sconfiggere l’avversario. Da una parte e dall’altra.
Infatti la scelta strategica di Trump – saggia e tutto sommato senza alternativa, almeno volendo evitare di far affondare il paese nel debito – è stata quella di tornare ad un’America che cresce in modo organico e diffuso interrompendo la spirale dei consumi senza fine e senza futuro degli USA, policy chiaramente invisa ai paesi che puntano sull’indebitamento americano come strumento sia per vendere i propri prodotti che per indebolire il dominus a stelle e strisce (soprattutto Cina e Germania, i due principali esportatori mondiali, non a caso caso molto critici su Trump). A livello interno gli avversari politici del neo presidente, globalisti per definizione e dunque molto affini agli interessi degli esportatori sopra citati, vedono come fumo negli occhi un successo trumpiano in quanto significherebbe mettere a nudo le fallimentari ricette obamiane basate sull’indebitamento record, sulla precarizzazione del lavoro, sulla manipolazione dei mercati e sull’arricchimento esponenziale dei miliardari. Ovvero il fronte anti Trump – dovrei dire il fronte che non vuole vedere tornare grande l’America – si è fuso in un tutt’uno, mettendo per altro in crisi l’unica, vera alleanza sovranazionale “naturale” che avrebbe dovuto disegnare un nuova Yalta marginalizzando sia i nuovi poteri emergenti ex imperiali europei (l’EU franco tedesca) che il nuovo colosso geostrategico globale (la Cina). Che non a caso sono anche i due più grandi esportatori mondiali.
Parlo dell’alleanza occidentale USA-Russia, l’incubo dei globalisti in quanto sufficientemente forte da imporre una direzione alternativa allo status quo attuale.


Una grande guerra come soluzione ai problemi?
Per tutte queste contingenze, oggi per l’establishment americano tutto depone per un’unica via d’uscita se si vuole sperare di mantenere integra la supremazia globale USA, sebbene in forma ridotta, senza compromettersi vis a vis coi propri elettori: una salvifica guerra esterna che nasconda ai votanti americani la vera radice del problema, il disastro economico determinatosi a seguito della prevaricazione degli interessi nazionali a favore di quelli particolari, di casta (cfr. a favore dei soliti noti). Servirebbe ai clintoniani per costringere verso una traiettoria potenzialmente nichilista l’avversario Donald Trump (o semplicemente per provocare un crollo borsistico dando la colpa al neo presidente USA, sperando che il conflitto militare non scappi di mano).
E tutto sommato, in un ambito di ormai guerra fra clan, potrebbe fare gioco anche a Trump come strumento per far capire in extremis chi ancora comanda globalmente, riportando ordine e rispetto verso il referente storico. Pur restando tale opzione – e qui sta il vero rischio – una scommessa del tipo “o la va o la spacca”, comunque con enormi conseguenze potenziali.

In fondo, pensandoci bene, seguendo l’esempio USA una guerra assolverebbe senza processare il capitalismo stesso, probabilmente destinato all’epitaffio piuttosto che all’epilogo in assenza di “vie d’uscita” fuori schema, per colpa dei suoi ben conosciuti [anche da J. M. Keynes] difetti congeniti: appunto, l’impossibilità di controllare sia l’accumulo di ricchezza privata che la disoccupazione, precisamente i mali attuali delle società occidentali e prima di tutto di quella americana (il parziale correttivo obamiano alla disoccupazione e quindi al capitalismo è stato deflazionare i salari, da qui l’incremento di occupazione soprattutto grazie ad impieghi a basso stipendio, camerieri, inservienti etc.; peccato che ciò abbia causato un acuirsi dell’altro difetto, l’accumulo di ricchezza in mano di pochi, ndr). Difetti che, purtroppo, in assenza di correttivi sono destinati a far saltare il welfare e soprattutto il sistema pensionistico occidentale, i cui capitali (di fatto privati, o meglio dai provati versati ed ai privati destinati per il sostentamento nella vecchiaia) dovranno essere dirottati per coprire i debiti accumulati dal sistema – a fronte di parallele sacche di enorme ricchezza privata in mano di pochissimi – quale effetto secondario della degenerazione incontrollata del capitalismo stesso. In alternativa, per mantenere lo status quo capitalista in un ambito di pace sociale e democrazia [con la riccheezza in mano dei soliti noti, come è oggi, ndr], bisognerebbe trovare un modo accettabile per ridurre la platea dei futuri – ed attuali – percettori di pensioni (…).

Per tutto quanto sopra – e l’immensità dei danni accumulati negli anni – resta la certezza che purtroppo Washington dovrà necessariamente barattare il mantenimento del proprio primato globale soprattutto del dollaro a fronte di una riduzione della propria sfera di influenza (ad es. con maggiore grip nel sud America, vedasi quanto successo in Brasile e cosa succederà in Venezuela, …). Sembra comunque impossibile che tale riduzione della sfera di influenza USA possa comportare la nascita di un altro suo competitore, ad esempio l’EU tedesca (…)

Il tragico, probabile epilogo: la “salvifica” guerra
Il problema è che oggi di nemici senza atomica ce ne sono relativamente pochi e dunque, ipotizzando un no contest con la Russia (con cui invece i Clintoniani avrebbero voluto innescare un conflitto), anche una guerra con il surrogato di Pechino chiamato Pyongyang nasconderebbe enormi rischi. Anche perché, diciamolo, la mossa trumpiana è stata tecnicamente corretta: il vero avversario dell’egemonia americana dei prossimi decenni sarà la Cina, tanto vale affrontare il problema prima che diventi troppo forte. Magari sperando che i clintoniani si spaventino e cedano con i loro tentativi di destabilizzazione della Presidenza, vista l’enormità dell’impresa e soprattutto visto l’interlocutore molto affine ai loro piani globalisti, vedasi sopra.
Invece no, quello che vediamo è nessun passo indietro. Fino in fondo.

Chissà quante decine di milioni di persone moriranno questa volta.

MD

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