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Economia

“Non possiamo fare a meno dei pannelli cinesi”: la UE si arrende allo strapotere produttivo di Pechino

Il Commissario Europeo all’Energia ammette che non ci può essere espansione nell’energia solare senza importazione dei pannelli dalla Cina. Si tratta dell’ammissione del fallimento delle politiche energetiche e estrategiche europee, che hanno reso il continente schiavo di Pechino, e ora l’industria solare o fallisce o viene sovvenzionata dai soldi pubblici

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Pannelli solari
Pannelli solari

Nonostante le difficoltà dell’industria solare europea di fronte ai pannelli cinesi a basso costo, il blocco non può chiudere le frontiere alle importazioni di attrezzature per l’energia fotovoltaica, secondo il Commissario europeo per l’Energia, Kadri Simson. La Commissione si arrende allo strapotere industriale di Pechino.

Ci sono diverse proposte su come sostenere la nostra industria, ma è chiaro che non possiamo chiudere le frontiere perché abbiamo bisogno di pannelli solari”, ha dichiarato Simson lunedì, in vista di una riunione dei ministri dell’energia dell’UE, che discuteranno di un possibile sostegno alle aziende produttrici di energia solare dell’UE.

Dobbiamo sostenere la nostra industria, ma abbiamo bisogno di tutti i prodotti per raggiungere i nostri obiettivi molto ambiziosi”, ha detto Simson, come riportato da Reuters. Si ammette quindi implicitamente che le politiche di autonomia produttiva dei pannelli sono fallite e che questi non sono e non possono essere competitivi con quelli cinesi.

Molti produttori dell’UE hanno chiuso gli impianti o hanno in programma di adottare misure di questo tipo, poiché l’ondata di importazioni di pannelli solari, soprattutto dalla Cina, e gli elevati livelli di scorte di pannelli stanno minacciando la domanda delle più costose apparecchiature solari prodotte nell’UE.

I produttori di energia solare dell’UE hanno bisogno di un sostegno urgente, ha dichiarato all’inizio di febbraio l’European Solar Manufacturing Council (ESMC).

L’UE ha un eccesso di offerta di moduli fotovoltaici sovvenzionati, importati dalla Cina. Secondo l’ESMC, attualmente l’UE ha uno stock di circa 140-170 milioni di moduli fotovoltaici nei porti e nei magazzini europei, pari a una capacità di 70-85 GW. Si tratta di una quantità enorme, ben maggiore di quanto installato nel 2023, pari a 55,9 GW,  che era già notevolmente superiore a quella installata nel 2022. Per la banale regola dei rendimenti marginali decrescenti si tratta di una potenza di molto superiore a quella che sarà installata nel 2024.

“L’industria manifatturiera europea del solare fotovoltaico sta affrontando una minaccia esistenziale. Se i politici non intraprendono azioni immediate per salvaguardare i produttori di moduli fotovoltaici nell’UEé comunque significano la desertificazione produttiva. 

ESMC, che rappresenta quasi l’intera catena del valore della produzione di moduli fotovoltaici di quasi 80 aziende europee, ha sollecitato la Commissione Europea in una lettera di gennaio a intraprendere “azioni immediate per proteggere i produttori di moduli fotovoltaici dell’UE in questa crisi”.

“L’UE sta entrando in una fase cruciale in cui, nelle prossime 4-8 settimane, i principali produttori di moduli fotovoltaici dell’UE e i loro fornitori europei sono pronti a chiudere le linee di produzione a meno che non vengano prontamente attuate misure di emergenza sostanziali”, ha dichiarato ESMC.

L’associazione ha invitato l’UE a modificare le norme sugli aiuti di Stato per consentire un ulteriore sostegno governativo ai produttori di energia solare e a istituire una struttura di acquisto a livello europeo per le scorte di moduli fotovoltaici accumulate nell’UE. Questa è una doppia resa per la UE, perché verrebbe a segnare la cancellazione di uno dei suoi principi basilari e l’ammissione di nn essere quella potenza industriale che pretende, ormai senza più ragione, di essere.


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