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Non è un virus democratico. E a qualcuno non dispiace

Possiamo coltivare infiniti dubbi su tutto quanto sta capitando, chiederci un sacco di cose: se il virus sia di origine naturale o umana, se (laddove artificiale) sia frutto di un errore accidentale o di una deliberata intenzione, se la sua letalità sia davvero così alta come ci raccontano o così bassa come ci sembra. Però, c’è una cosa (una sola) su cui tutti possiamo convenire. Nessuno escluso: da destra e da sinistra, sovranisti ed europeisti, complottisti e debunker.

E la cosa è questa: non è un virus democratico. Anzi, è molto, molto autoritario. Sarà pure il caso, o una fottuta sfavorevole coincidenza, ma pensateci. Il Covid-19 agevola, favorisce, asseconda, suggerisce, esorta addirittura l’adozione di tutta una serie di misure perfette per una società totalitaria. Se anche non è stato sintetizzato in provetta, nessun aspirante dittatore del Novecento avrebbe potuto crearne uno di migliore per raggiungere i suoi intenti.

Per esempio, il Corona è insidioso, ma non insidiosissimo: niente a che fare con robe tipo l’Ebola in grado di sterminare il novanta per cento della popolazione mondiale. Il che renderebbe persino superflua una dittatura, oltre a sterminare probabilmente anche tutti i dittatori (manifesti o latenti) su piazza. Questo virus semplicemente mette sotto stress i sistemi sanitari per via delle terapie intensive. E, quindi, pur non essendo micidiale, è abbastanza cattivo da giustificare l’instaurazione provvisoria di un regime.

Abbiamo imparato, in questi due mesi, che il popolo (magari non tutto il popolo, ma la stragrande maggioranza) è disposto a digerire qualsiasi limitazione sotto il ricatto della “salute”. Se tornassero in vita certi despoti neri e rossi del secolo breve si risparmierebbero un casino di fatica. La violenza, l’intimidazione, il terrore possono anche non servire di fronte alla potentissima carica “auto-disciplinante” del tabù salutista.

Ma c’è molto altro: il virus impone il distanziamento sociale, cioè rende impossibili le manifestazioni e gli assembramenti. In una parola: disinnesca l’effetto “massa critica” e la forza del “numero”, unica arma delle plebi contro le elite, dai tempi di Roma antica. Il virus è pure un alibi perfetto per i veri artefici della crisi economica mondiale, i quali accuseranno il Covid dei criminali effetti di quarant’anni di politiche neoliberiste.Quindi, non solo depotenzia la protesta nei numeri, ma anche nei contenuti.

Il virus, inoltre, consente il definitivo affermarsi, con una accelerazione spaventosa, della ideologia “scientista”, del controllo mediatico e del parossismo vaccinale. Ergo, è un “motivo” straordinario per giustificare, nell’ordine: la capitolazione della politica alla tecnocrazia, la censura del pensiero libero e renitente immolato sull’altare della “scienza”, l’imposizione “legale” di un vaccino universale.

E, infine, ciliegina sulla torta, il virus legittima forme intrusive e orwelliane di controllo sociale attraverso nuove diavolerie digitali (per ora, sovracutanee). E per i riottosi? C’è la corsa dei consociati a forme “spintanee” di delazione del prossimo ai questurini. A questo punto, l’unico “muro” di carta velina a separarci dall’instaurazione di un ordine globale simile al Panopticon di Jeremy Bentham è la nostra “fede” infantile. Cioè, la nostra sicurezza di essere “governati” da persone, istituzioni, agenzie “buone” e “democratiche”. Non fosse così, coglierebbero al volo l’occasione del Covid per farci accettare (anzi “desiderare”) persino un nuovo nazi-fasci-comunismo per il nostro “bene”. Per fortuna che non è così. O no?

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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