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Economia

Non c’è solo Ilva, cresce la produzione siderurgica in Italia nel primo trimestre 2026

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“L’industria siderurgica italiana può continuare a produrre. Lo dimostra il fatto che in questi primi mesi del 2026 la produzione siderurgica è aumentata in controtendenza con quanto accaduto in altri paesi europei”. ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo URSO, intervenendo al dibattito su ‘ Industria, dati e capitale: la nuova architettura dello sviluppo’ nell’ambito della sesta edizione del Forum in Masseria, in corso a Manduria, in provincia di Taranto organizzato da Bruno Vespa e Comin&Partners.

“Lo dimostra il fatto – ha aggiunto – che abbiamo creato le premesse e raggiunto intese per far riprendere la produzione siderurgica a Piombino sia con l’accordo già sottoscritto con grandi gruppi internazionali, come Invest, e italiani, come Danieli, per realizzare a Piombino due forni elettrici ad alta potenzialità, parliamo di 3 miliardi e 300 milioni di investimenti, sia con l’accordo che stiamo per sottoscrivere con Jindal che finalmente realizzerà i suoi investimenti sul treno rotaie a Piombino. In sostanza la produzione siderurgica italiana comunque aumenterà perché tornerà a produrre acciaio persino Pimobino che aveva smesso di farlo da circa 15 anni. MI auguro che si possa fare a Taranto dove è è necessario come a Piombino la piena consapevolezza, l’assunzione di responsabilità e il concorso positivo e costruttivo da parte di tutti gli attori”.

Insomma forse un pò a sorpresa visto lo stallo dell’ex Ilva, il maggiore polo siderurgico italiano, la produzione di acciaio nel nostro paese mostra segni di grande vitalità ( non a caso aprile è stato il terzo mese consecutivo di crescita della produzione industriale). Ad aprile 2026 la produzione nazionale ha raggiunto 1,9 milioni di tonnellate, segnando un forte aumento del +7,2% rispetto ad aprile 2025. Nei primi quattro mesi del 2026, l’Italia ha prodotto 7,6 milioni di tonnellate, con una crescita generale del +2,9%. Questo aumento è dovuto anche alla forte richiesta di acciaio proveniente dalla Germania e alle nuove regole europee che limitano le importazioni estere. Inoltre, la Legge di Bilancio ha introdotto un bonus per l’acciaio “verde” (a basso impatto ambientale).

Quindi al di là delle polemiche legate alla situazione della grande acciaieria di Taranto, che spesso viene usata strumentalmente per attaccare la politica industriale del governo, il settore dell’acciaio, che è notoriamente strategico e rappresenta un importante termometro dell’economia industriale di un paese, sembra comunque godere di buona salute. Ma Urso e il governo, anche per rafforzare il peso della siderurgia italiana sono alacremente al lavoro per trovare una soluzione definitiva all’annosa questione dell’ex Ilva.

La vicenda dell’ex Ilva “è sicuramente la più difficile tra le tante, purtroppo, che abbiamo ereditato e molte le abbiamo risolte anche nel settore siderurgico”. Ha dichiarato Urso, la settimana scorsa a Taranto  per l’inaugurazione di un nuovo investimento di Vestas nel campo dell’energia eolica offshore, Adolfo Urso, ministro delle Imprese, ribadisce, nel punto stampa a margine dell’evento, le criticità della questione ex Ilva. Riferendosi agli altri problemi definiti nel settore dell’acciaio, Urso ha detto che “tornerà a produrre acciaio persino Piombino, quello che é il secondo polo siderurgico del nostro Paese, con gli accordi che abbiamo sottoscritto con Metinvest e Danieli e con quelli che stiamo sottoscrivendo con gli indiani di Jindal. Piombino, dove c’è cassa integrazione da tempo, tornerà a produrre acciaio dopo 15 anni. Taranto è la sfida più difficile perché l’eredità che ci ha lasciato il precedente gestore” sono “7 miliardi di euro di danni agli impianti, peraltro contabilizzati nella causa intrapresa dai commissari”. Per Urso, “recuperare questo lascito del passato in un contesto particolarmente difficile, in cui tanti attori non sembrano aiutare, ecco, io credo che sia la sfida più complicata e su cui é necessaria la responsabilità e il concorso di tutti”.

Ma il ministro sempre da Vespa ha comunque assicurato che la vicenda Ilva è sempre una priorità del governo, affermando che ” L’Ilva dovrà sopravvivere malgrado tutto, malgrado un contesto particolarmente avverso. Malgrado l’eredità che abbiamo ricevuto, i danni che i commissari con i loro periti hanno accertato ammontare con la precedente gestione a 7 miliardi di euro. Lunedì incontrerò i sindacati che ne hanno fatto richiesta per illustrare in piena trasparenza qual è la situazione attuale e quali sono le possibilità per dare una soluzione strutturale in continuità produttiva e rispondendo agli obiettivi di piena decarbonizzazione dell’industria siderurgica italiana”. Da tempo si parla di una transizione verso la produzione di acciaio green, rendendo lo stabilimento di Taranto, il primo in Europa per questo tipo di produzione, ma la sfida è stata definita dallo stesso ministro come titanica, non solo per le difficoltà operative della cosa e per il lascito che le pessime gestioni del passato hanno lasciato, anche per le tante resistenze politiche e sociali che sono state avanzate.

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