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LA MONETA A FRONTE DI NIENTE

 

Finché la cartamoneta è stata convertibile, il denaro è stato una merce universalmente accettata. Infatti la cartamoneta era “pagabile a vista al portatore”,  cioè trasformabile nel suo equivalente in oro. Quando poi è divenuta inconvertibile (per il dollaro nel 1971, per gli altri Paesi molto prima) ha circolato all’interno perché imposta dallo Stato (corso forzoso) e all’estero, quando accettata, perché garantita dalla ricchezza del Paese emittente.

Ciò ha avuto notevoli conseguenze. Quando la moneta è convertibile, lo Stato non ne può emettere più di quanta ne garantiscano le riserve auree. Se ciò malgrado ne emette di più, il primo detentore che si presenta otterrà la conversione, ma gli ultimi rimarranno certamente scoperti proprio perché – come detto – si è emessa più moneta di quanto ne coprisse la garanzia dell’oro. Proprio questa fu la ragione per la quale, nel 1971, non fu tanto Nixon che decise di abolire la convertibilità del dollaro quanto il fatto che De Gaulle chiese la conversione in oro dei dollari detenuti dalla Francia. Washington capì che, se altri l’avessero fatto, gli Stati Uniti avrebbero dovuto dichiarare fallimento. La svalutazione rispetto all’oro fu immediata.

Da allora, il dollaro ha continuato a costituire la valuta internazionale di riferimento ma la sua situazione è peggiorata: non soltanto ci sono nel mondo molti più dollari di quanti ce ne fossero un tempo; non soltanto non sono garantiti dall’oro nemmeno per una percentuale, ma ce ne sono molti di più di quante merci potrebbero comprare negli Stati Uniti. Ciò che mantiene il sistema in equilibrio è il fatto che non tutti i detentori di dollari si precipitano contemporaneamente a comprare beni negli Stati Uniti. Quel denaro, almeno per il momento, sembra ancora “buono” e quelli che non lo usano si contentano del fatto che potrebbero farlo. Lo stesso schema vale per tutti gli altri grandi Paesi, dal Giappone all’eurozona.

Il sistema è in equilibrio, ma un equilibrio che non è né morale né stabile. In Italia, pagando gli interessi sul debito con denaro estorto ai contribuenti (circa settanta miliardi l’anno) si ingrassano i detentori stranieri (30%) e italiani (70%), dando a chi ha a spese di chi non ha.

E c’è di peggio: dal momento che il debito pubblico aumenta costantemente e si allontana sempre più da ciò che il Paese può offrire ai detentori dei suoi titoli, il giorno in cui volessero trasformarli in beni, si realizza una gigantesca catena di S.Antonio internazionale. Finché nessuno si allarma, si va avanti con soddisfazione di tutti. Quando il primo si chiederà se per caso non abbia in mano carta straccia, tutti si precipiteranno a comprare beni, sarà la catastrofe. E ci sarà anche l’effetto domino, perché quello che è vero per il primo Paese è vero per gli altri; inclusi gli Stati Uniti che, pur essendo grandi e potenti, sono già tecnicamente, come tutti, in stato d’insolvenza. L’inflazione, troppo a lungo rimandata, sarà mostruosa.

Attualmente la situazione è la seguente. Non essendo limitati dall’obbligo della copertura in oro, gli Stati hanno emesso molta più moneta di quanta ricchezza abbiano prodotto, e questa moneta in eccedenza è “a fronte di niente”. Se improvvisamente essa fosse immessa nella circolazione, produrrebbe inflazione, cioè riporterebbe la moneta al suo vero valore rispetto alla ricchezza del Paese, con enormi perdite per i detentori di circolante e per i creditori. Ma di fatto, almeno attualmente, la “moneta a fronte di niente” non è messa in circolazione e l’inflazione – che c’è – non è operante. I detentori si accontentano della possibilità di spendere in futuro. Poiché però la quantità di denaro “a fronte di niente” continua ad aumentare, arriverà fatalmente il momento in cui la gente si accorgerà che in cassa ha carta straccia e cercherà di trasformarla in beni: allora l’inflazione cesserà di essere virtuale e diverrà attuale.

È probabilmente per ritardare questo giorno del giudizio che la Germania punta i piedi tanto recisamente, ogni volta che si parla di immettere liquidità nel mercato. Per quanto necessario possa apparire questo provvedimento, esso infatti farebbe avvicinare il momento dell’inevitabile crisi finale.  E poiché per la Germania, almeno per ora, non va poi così male, ecco che frena. Nel frattempo, se il denaro è divenuto una finzione, la Bce può offrirlo al tasso dello 0,15% perché deve coprire soltanto le spese di stampa.

Avere creato tanto denaro “a fronte di niente” è come aver venduto l’anima al diavolo. Non si sa quando, ma il giorno dello show down l’economia si farà avanti a reclamare un molto doloroso ritorno alla realtà.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

19 settembre 2014

 

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