Economia
Moda, asse Italia-Francia: Urso rilancia la battaglia per un’Europa industriale

Italia e Francia fanno fronte comune per difendere la moda europea e, più in generale, i comparti industriali strategici del continente. Dal Tavolo nazionale convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy emerge una linea chiara: Roma e Parigi vogliono trasformare la collaborazione nel lusso e nella moda in un modello da estendere ad automotive, siderurgia, chimica, microelettronica, materie prime e spazio.
Il ministro Adolfo Urso e il ministro delegato francese per l’Industria, Sébastien Martin, hanno ribadito la necessità di costruire un’Europa industriale più forte e sovrana, capace di produrre, acquistare e difendere europeo. Non si tratta soltanto di tutelare due eccellenze nazionali, ma di rispondere alla perdita di competitività dell’Unione e alla concorrenza sleale dei mercati asiatici. Italia e Francia, i due principali produttori mondiali del lusso, condividono filiere integrate, competenze manifatturiere e un patrimonio di Pmi minacciato da regole troppo rigide.
È quanto condiviso nel corso del Tavolo Nazionale per il settore Moda al Mimit, dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e il Ministro Delegato per l’Industria francese, Sébastien Martin, ospite d’eccezione dell’incontro, cui hanno partecipato il viceministro Valentino Valentini, il sottosegretario Mara Bizzotto, i rappresentanti dei Dicasteri coinvolti, le rispettive Camere della Moda e delle Confindustre, esponenti della filiera e del mondo economico, i rappresentanti della Conferenza delle Regioni, delle associazioni sindacali e di categoria più rappresentative a livello nazionale.
“Questa deve essere la stagione del rinascimento industriale dell’Europa”, ha dichiarato il Ministro Urso. “Oggi più che mai – ha aggiunto – dobbiamo lavorare insieme per tutelare l’industria del nostro continente, attraverso riforme radicali e organiche che restituiscano centralità alla dimensione produttiva europea. Lo abbiamo dimostrato nei tanti incontri avuti in pochi mesi, nel lavoro preparatorio svolto per il vertice bilaterale di Antibes, in Francia, e nel documento conclusivo che indica la strada comune che Italia e Francia intendono percorrere, sia nella collaborazione bilaterale sia in quella europea. Ora avanti insieme per rafforzare i nostri comparti strategici: dalla moda agli elettrodomestici, dall’automotive alla siderurgia, dalla chimica alla microelettronica, dalle materie prime allo spazio.”
Il primo terreno di intervento è quello dell’ultra fast fashion. Dal primo luglio è entrato in vigore nell’Unione europea un dazio fisso di tre euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra Ue. Una misura sostenuta da Roma e Parigi per contrastare il flusso di prodotti a basso costo venduti attraverso le grandi piattaforme digitali, spesso realizzati senza rispettare gli standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle aziende europee.
Nel 2025 sono arrivati sul mercato comunitario quasi 5,9 miliardi di articoli contenuti in piccoli pacchi, oltre il 90 per cento dei quali provenienti dalla Cina e fino ad allora esenti da dazi. Un fenomeno che ha penalizzato le imprese che investono in qualità e sicurezza, costrette a confrontarsi con concorrenti che non sostengono gli stessi costi e non rispettano le medesime regole.
La risposta non può però limitarsi alle barriere doganali. Urso ha indicato la necessità di una vera politica industriale europea, fondata su riforme radicali e sulla centralità della produzione. È la linea maturata anche nel vertice bilaterale di Antibes, dove Italia e Francia hanno definito una piattaforma comune per rafforzare le catene del valore e il “Made in Europe”.
La moda diventa così il banco di prova di un cambio di passo: meno dipendenze esterne, maggiore reciprocità commerciale e strumenti capaci di accompagnare innovazione e investimenti. L’obiettivo è impedire che la transizione ecologica e le rigidità regolatorie si traducano in un progressivo trasferimento della produzione fuori dall’Europa, con la perdita di imprese, competenze e posti di lavoro.
“Accogliamo con favore la volontà di rafforzare il dialogo tra Italia e Francia, iniziato con l’accordo tra le due Camere dalla Moda. Rappresentiamo infatti i due principali Paesi della moda e della creatività mondiale. È una collaborazione che può generare valore solo se parte riconoscendo il ruolo strategico dell’intera filiera manifatturiera tessile ed industriale, vero motore della competitività europea”. ha detto in un comunicato Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda, al termine del Tavolo Moda che si è tenuta stamani al ministero delle Imprese e del made in Italy. “Oggi è necessario andare oltre una visione esclusivamente legata al lusso – ha aggiunto Sburlati – e valorizzare quel patrimonio di imprese, competenze e professionalità che rende unica la manifattura italiana. È nelle nostre filiere che nasce il Bello e Ben Fatto riconosciuto nel mondo: un capitale industriale, umano, sociale e culturale che va tutelato e posto al centro delle politiche di sviluppo”. “Per questo – ha concluso Sburlati – è fondamentale che la rappresentanza delle imprese manifatturiere sieda stabilmente ai tavoli nei quali si definiscono rapidamente le strategie per il futuro del settore, contribuendo a costruire una politica industriale di lungo respiro capace di rafforzare l’intero Sistema Moda italiano ed europeo.
Sul piano nazionale, il governo ha ricordato gli interventi già messi in campo. Il credito d’imposta per design e ideazione estetica, destinato alla produzione dei campionari, ha esaurito in poche ore i 60 milioni disponibili, con oltre 400 domande presentate. Il Mimit sta quindi lavorando al rifinanziamento della misura.
La legge annuale sulle Pmi ha inoltre riservato fino a 100 milioni di euro alle filiere della moda attraverso i Mini Contratti di sviluppo, destinati a sostenere investimenti compresi tra uno e venti milioni di euro. Uno strumento rivolto soprattutto a quelle imprese che intendono innovare i processi produttivi, rafforzare le proprie dimensioni e competere sui mercati internazionali.
A questi interventi si aggiungono il rifinanziamento della Nuova Sabatini e il nuovo Piano Transizione 5.0, che dispone di quasi dieci miliardi di agevolazioni. In un solo mese sono stati presentati oltre novemila progetti, per più di tre miliardi di investimenti. Numeri che confermano la volontà delle imprese di innovare nonostante un contesto internazionale complesso e segnato dall’aumento dei costi energetici e dalla pressione dei concorrenti extraeuropei.
L’asse tra Urso e Martin segna dunque un passaggio politico rilevante. Italia e Francia scelgono di non rassegnarsi alla deindustrializzazione europea e provano a orientare Bruxelles verso una strategia più pragmatica. Difendere la moda significa proteggere occupazione, territori, competenze e identità produttiva. Ma significa soprattutto affermare che senza industria non esistono autonomia strategica, crescita né sovranità europea.









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