Economia
Meloni: modello di crescita per il paese deve essere quello della Zes unica

Nella sua lunga intervista di fine anno ( che per la verità da due anni sembra essersi trasformata in quella di inizio anno), Giorgia Meloni, ad una precisa domanda da parte del direttore di Milano Finanza sulla crescita che langue, ha citato la Zes unica per il mezzogiorno come modello per la crescita di tutto il paese. In altre parole meno burocrazia e procedure più snelle per le imprese che vogliono investire.
Meloni, infatti, rivendicando i successi sui conti pubblici e i record sull’occupazione e la ritrovata credibilità finanziaria. “Guardo sempre con prudenza ai giudizi delle agenzie di rating, anche se oggi raccontano di una percezione dello Stato e della solidità dell’economia italiana che deve farci piacere. Ma per valutare lo stato dell’economia reale il dato più significativo è quello dell’occupazione, che oggi è incoraggiante, come quello sul potere di acquisto” ha specificato come il focus del governo per l’anno appena iniziato sarà su sicurezza e crescita.
Per favorire lo sviluppo economico, la Presidente Meloni ha ribadito quindi la necessità di lavorare su due fronti: la tutela dei posti di lavoro e il calo dei costi energetici. “Lavorare per abbassare i prezzi dell’energia è uno dei provvedimenti su cui il Governo sta lavorando in queste settimane”, ha dichiarato la Premier, sottolineando che l’obiettivo è presentare la misura a breve in Consiglio dei ministri. Accanto alla leva energetica, il focus resta sugli investimenti. Meloni ha citato il super-ammortamento come ultimo passo compiuto, ma ha espresso una chiara preferenza per un approccio strutturale. “Se lei chiede a me qual è quello che io considero il modello per favorire gli investimenti, il modello è quello della Zes Unica del Mezzogiorno. Penso che quello sia il modello dal quale partire per ragionare di favorire gli investimenti anche per tutto il territorio nazionale”, ha spiegato, indicando una direzione politica che mira a replicare l’esperienza del Sud su scala nazionale.
Poi aggiunge che il focus del prossimo del governo sarà su due temi, quello della sicurezza e appunto quello sulla crescita, il cui modello di crescita a sui avviso deve essere quello della Zes unica, una misura, creata dall’ex ministro degli affari europei e del Sud Raffaele Fitto ( che in cuor suo la premier ancora rimpiange), che sotto la regia dell’avvocato Giosy Romano ( che qualcuno avrebbe voluto candidare anche per la Regione Campania) a capo della struttura di missione, sta registrando risultati record, contribuendo a fare del Sud il vero motore della crescita del paese.
In effetti il riferimento della premier al modello della Zes unica, non è una novità già qualche mese fa a dire la stessa cosa era stato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini «Il modello Zes ci piace, lo abbiamo detto da parecchi mesi. Se con uno stanziamento di risorse pubbliche di 4,8 miliardi negli ultimi due anni sono stati generati oltre 28 miliardi di investimenti e 35mila posti di lavoro, con un Pil prodotto del 4 per cento, vuol dire che è la via giusta da percorrere per la crescita del Paese». aveva detto Orsini, alla riunione dei giovani imprenditori a Capri, ad ottobre.
La ZES Unica, acronimo di Zona Economica Speciale per il Mezzogiorno, rappresenta l’evoluzione e l’accorpamento delle precedenti otto zone economiche speciali frammentate. È un perimetro unico che abbraccia Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, all’interno del quale le aziende che investono in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive possono beneficiare di un credito d’imposta. Il meccanismo copre l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature varie, nonché l’acquisto di terreni e immobili strumentali, seppur con precisi limiti percentuali sul valore complessivo dell’investimento.
Dopo il trionfo del Credito d’imposta ZES UNICA 2024, per cui sono stati concessi incentivi per 2.336.465.840 euro, pari al 100% dell’importo richiesto, l’edizione 2025 introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 ha riscontrato un successo ancor maggiore: l’ammontare complessivo dei Crediti d’imposta risultanti dalle 10.493 comunicazioni validamente presentate dal 18 novembre 2025 al 2 dicembre 2025, è risultato pari a 3.643.520.511 euro, a fronte di 2.200 milioni di euro di risorse disponibili.
Lo scorso 15 dicembre, il Governo ha annunciato un nuovo pacchetto di emendamenti, da 3,5 miliardi di euro, alla Manovra 2026. Il ministro dell’Economia Giorgetti ha illustrato che “Abbiamo avuto domande significative, oltre le previsioni, sulla Zes e su Transizione 5.0, che riteniamo almeno ragionevolmente di dover coprire”. In un primo momento, era stata ipotizzata una dotazione, pari a 1,3 miliardi, per evitare la decurtazione del 39,62% al Credito d’imposta ZES UNICA. Negli ultimi giorni, le risorse extra per la ZES UNICA parrebbero essersi assestate, invece, invece, a 532 milioni e solo per le imprese che, dopo aver richiesto anche Transizione 5.0, non ne hanno ottenuto il riconoscimento. Non rimane che attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio 2026, per comprendere la dotazione aggiuntiva definitiva, dedicata al Credito d’imposta ZES UNICA 2025.
La misura creata da Fitto per dare al Mezzogiorno quella spinta di cui ha bisogno: meno fisco, meno burocrazia, più industria, quindi potrebbe e dovrebbe nelle intenzioni della premier essere la ricetta giusta anche per il resto del paese. La zes unica rappresenta una delle più grandi aree economiche speciali in Europa, integrando semplificazioni amministrative e vantaggi fiscali per attrarre investimenti. “Il modello Zes unica speciale è il modello dal quale partire per favorire gli investimenti”, ha messo in chiaro Meloni. “Se mi si chiede quale considero il modello per sostenere gli investimenti secondo me è quello della Zes unica del Mezzogiorno, il modello dal quale partire per favorire gli investimenti per tutto il territorio nazionale”.
Di sicuro alla premier non manca l’ottimismo, nonostante l’ammissione che la crescita sia il grande problema italiano. “La crescita è ancora troppo bassa, ma è uno scenario non catastrofico. Il potere d’acquisto è cresciuto nell’ultimo anno e sui salari lavoriamo con elementi di defiscalizzazione come il cuneo contributivo, ma non è l’unica misura. Sul tema dei salari, quando l’Istat ci dà la serie dello storico quello che si calcola è il lordo ma inostri provvedimenti incidono sul netto. Il tema dell’erosione salari è un tema estremamente importante, ma anche molto antico in Italia e che noi stiamo invertendo”.










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