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Manovra: Reazioni dalla Germania e lo strano silenzio del governo Merkel. (di Viola Ferrante)

 

 

 

Dombrovskis nel rigettare il DEF italiano ha sottolineato che non vengono contestati i numeri della manovra, quanto la volontà politica del governo di non rispettare i Trattati. D’altra parte sono settimane, quindi da molto prima che il DEF venisse redatto e spedito, che diversi esponenti sia della Commissione europea che del PE, compresa la BCE, continuano a rimbrottare, a richiamare all’ordine l’Italia fino alle minacce concretizzatesi col rimandare al mittente la proposta di manovra economica.

Singolare è il fatto che lo scontro trovi i suoi interpreti principali oltre che nei Commissari EU, in Macron, Dijsselblöm, Rutte e Kurz – che gestisce il semestre europeo – ma da nessun membro del governo tedesco. La Merkel neanche nomina l’Italia, forse perché Folkerts-Landau, capo economista della Deutsche Bank, ha ammonito l’UE di non usare “la mazza da baseball contro la virtuosa Italia” o forse per una precisa strategia tendente a non aumentare il già enorme dissenso, non solo degli italiani, nei confronti della sua Germania troppo egemone e determinante nella gestione delle politiche europee? È quanto sostiene l’economista tedesco Heiner Flassbeck in una intervista a Makroskop, dove spiega che sull’Italia stanno preparando la “tempesta perfetta” per far cadere questo governo.

“Si può essere certi del fatto che la preparazione di questa tempesta sia avvenuta in maniera concertata e che il governo tedesco vi sia decisamente coinvolto. È davvero incredibile come ormai da settimane da parte del governo tedesco sul caso italiano si senta molto poco. A parte un’intervista relativamente moderata del ministro federale delle finanze Scholz, dal governo tedesco o dai partiti che lo sostengono, sull’Italia non si sono registrate praticamente altre dichiarazioni significative. Anche se i media tedeschi mainstream da settimane commentano con la bava alla bocca, la politica è rimasta sorprendentemente silenziosa. Questo può solo significare che nel governo tedesco e al vertice dei partiti c’è un accordo: in considerazione dell’atmosfera anti-tedesca presente nella popolazione italiana, questa volta il lavoro sporco sarà lasciato alle Istituzioni Europee, invece di farlo fare ai brutti tedeschi”. Inutile aggiungere la silenziosa complicità della BCE di Draghi.

Dopo la conferenza stampa dei Commissari, dedicata alla bocciatura della manovra italiana alle tre del pomeriggio a borse ancora aperte, la seduta plenaria del Parlamento europeo ha vissuto il suo processo all’UE celebrato da tutti i gruppi parlamentari che rimproverano gli alti esponenti Timmermans e Tusk, i quali con le loro politiche di rigore e di mancate risposte alle istanze sociali dei popoli, stanno trascinando l’Unione verso il baratro e aprono autostrade alle “forze populiste” in crescita in tutti i Paesi membri. I più aspri nella polemica sono gli esponenti della ancora presente sinistra alla Melenchon ( non socialdemocratici ). A questi fa eco in Germania Sahra Wagenknecht dei Linke, che sottolinea che questa legge di bilancio viene da un governo democraticamente eletto – che lei sottolinea non godere delle sue simpatie – e che la manovra economica riguarda la sovranità dei parlamenti, una sovranità che va comunque salvaguardata anche se esprime un governo non gradito ai euroburocrati. Entrando nel merito del DEF italiano fa notare che le iniziative a favore delle fasce sociali povere e vittime delle politiche di austerità imposte dall’UE sono da salutare e non da condannare. Così si accompagna l’Italia fuori dall’euro. “Se vuoi distruggere l’UE, allora devi fare esattamente quello che sta facendo Bruxelles.”

Il caso Italia e il fuoco di sbarramento contro il governo scuote quindi tutto il panorama politico europeo eurofilo e euroscettico in egual misura. Di nuovo l’Italia torna a scrivere la Storia, mentre in apparente silenzio la Grosse Koalition della Merkel aspetta l’evolversi degli avvenimenti.

Viola Ferrante

https://makroskop.eu/2018/10/pierre-moscovici-der-letzte-socialiste/


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