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Manifesto per un voto euroscettico alle prossime elezioni: l’importanza vitale per l’Italia di votare contro questa Europa (tedesca) non solidale

Siamo vicini alle elezioni europee, tanto cruciali per il destino del nostro paese quanto lo fu il referendum sulla monarchia dell’immediato dopoguerra. Avete capito bene, ho detto che le prossime elezioni saranno questione vitale per l’Italia come la conosciamo oggi. E vi spiegherò il perché, non prima di aver dichiarato il mio profondo euroscetticismo di fronte a questa Europa tedesca non solidale, costruita e soprattutto fatta evolvere ad arte con la finalità di mantenere elevato il tenore di vita delle popolazioni del nord Europa, anche a danno dei paesi periferici. Naturalmente la mia parallela evoluzione da euroscetticismo ad eurofobia si tradurrà nel mio voto, di questo statene certi (i partiti con tendenza antieuropea sembrano essere, nell’ordine, certamente la Lega ed in parte Forza Italia, quest’ultima in modo meno diretto e comunque  ondivago; il M5S apparentemente è antieuropeista ma purtroppo non sembra stia concretamente perseguendo tale obiettivo nonostante i proclami precedenti alle scorse elezioni, onestamente non ne capisco la ragione in quanto con più chiarezza nel messaggio euroscettico secondo chi scrive diventerebbe agevolmente il primo partito; certamente il PD è fortemente pro-Europa, e qui mi vien da dire che pur di eliminare il nemico giurato di sempre sembra pronto a svendere l’Italia ed il suo benessere storico negando qualsiasi interesse asimmetrico dell’Europa [tedesca] rispetto ai periferici in generale ed al Belpaese in particolare). Vedete di seguito i risultati delle elezioni europee dal 1979:

 

European Election hist results

Per una volta, vi prego, permettetemi di tentare di fare un minimo di proselitismo laico: come la Chiesa insegna bisogna cercare di diffondere quello in cui si crede e che si ritiene giusto, è lecito cercare di fare ragionare il prossimo cercando anche di portarlo ad avvicinarsi al proprio modo di pensare se si pensa di fare anche il suo di bene. E, al contrario della religione che necessita professione di fede, noi siamo fortunati a poter portare fatti e prove a supporto delle nostre conclusioni, tanti fatti che secondo me diventa arduo affermare che il ragionamento proposto è in malafede o anche solo scorretto. Nella mia personale accezione il voto antieuropeo non è né di destra né di sinistra – sempre che esistano ancora – ma è esclusivamente mirato alla limitazione dello strapotere di carattere economico+vessatorio della Germania nei confronti del resto d’Europa.

nazi grab cartel

Dunque, oggi l’Italia sta vivendo un momento “incantato”, con un giovane primo ministro che sembra spinto da pulsioni amichevoli e fraterne verso l’intera cittadinanza, pulsioni apparentemente mirate a creare fiducia attorno alla sua volontà di mantenere elevato il livello di vita degli italiani: da qui probabilmente la genesi del famoso aumento di 80 euro al mese per molti lavoratori dipendenti arrivando poi a promettere soldi alle partite iva, ai pensionati…. Nessuno capisce però dove si troveranno i soldi, infatti nessuno lo ha ancora chiarito. Ma i soldi non sarebbero importanti in un ambito di moneta nazionale potendo svalutare l’ipotetica lira (come fu il caso per circa 60 anni dal dopoguerra). Nè sarebbe un problema se il governo centrale europeo desse più tempo ai periferici per uscire dalla crisi, potendo ripagare il debito portandolo come da Fiscal Compact per raggiungere il 60% non in 20 ma ad esempio in 50 anni.

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Nulla di tutto questo, ora l’Europa tedesca semplicemente tace. E tace perché ha paura. La paura si chiama elezioni europee: la prossima tornata elettorale potrà fare emergere un’enorme fronda euroscettica, fin anche in grado di paralizzare il parlamento europeo. Si noti che l’unico paese che per dimensioni, per denominazione legale del proprio debito statale (tecnicamente, per la maggior parte ancora il lire, solo volendolo), per influenze culturali, economiche e politiche sarebbe in grado di deragliare il progetto europeo che tanta ricchezza ha portato al di là del Gottardo è proprio l’Italia. Si, è vero, ammettiamolo: la Germania non è stata mai così potente come oggi, probabilmente l’ultima volta che raggiunse questi livelli fu all’atto della conquista di Parigi nel 1940. I tedeschi questo lo sanno, il loro tenore di vita non solo si è mantenuto nonostante una crisi epocale ma addirittura si è elevato e non vogliono rischiare di perdere cotanto benessere, e quindi bisogna arginare l’onda euroscetticca. E tutto questo accade pur avendo le banche del nord approfittato della follia del real estate in Europa dal 2000 al 2008, i loro istituti finanziari erano pieni di titoli tossici quando scoppiò la bolla. Poi arrivò la crisi dello spread, l’Italia fu messa (ad arte) in ginocchio e ciò permise a parità di tassi europei di fare innalzare i tassi italiani ad un livello anche di quattro, cinque o sei volte quello tedesco (a seconda delle scadenze; i tassi italiani salirono, quelli tedeschi scesero). Si perché, rammentiamolo SEMPRE, dopo la cura draconiana del fratello Monti –osannato al di là delle Alpi come un maestro – la situazione economica italiana attuale è ben peggiore di quella del 2011 (pre-professore), a parità di spread BTP vs. Bund; parallelamente la Germania è riuscita a fare uscire il proprio sistema bancario dalle secche. Ossia Monti per far risollevare l’Italia non doveva fare quello che fece, rigorosissima austerity, invece doveva fare il perfetto contrario anche sfidando la Germania. Ma tant’è, bisognava salvare le banche tedesche e si è sacrificato il popolo periferico, non solo l’Italia (per inciso, mentre i tassi italiani salivano durante la crisi dello spread fino a +600 bps, quelli tedeschi scendevano, anche a livello assoluto, andando vicini allo zeroin certi casi). Dunque l’Italia ha salvato il benessere nord Europeo con la cura Monti e non viceversa!

Austerity protest small

Ora, dopo due e passa anni di stenti l’austerity non se ne è andata, è solo in stand by assieme alle rimostranze ed ai richiami europei in vista delle elezioni europee. Oggi l’Italia sta vivendo un momento di apparente pace solo perchè è nell’occhio del ciclone: le misure renziane sono un palliativo che non risolleveranno le sorti italiche ma che comunque bisognerà ripagare. Oggi la Germania non vuole dare fiato alle trombe dell’austerity e del rientro dal debito prima di un’elezione cruciale, quella europea: per il momento vuole dare l’illusione che tutto si sia risolto!

Chiaramente, non è così: il debito italiano sfiora ad Aprile il 135% e si suppone che a fine anno si approssimerà al 140%: proprio tale livello fu una sorta di spartiacque per l’innesco della crisi greca, con successivo intervento della troika. Oggi il governo italiano, di concerto con la Germania, deve dare illusione di tranquillità e per fare questo è stato messo in aspettativa addirittura il fido Olli Rehn, il Commissario Olli, impegnato in campagna elettorale europea. Poi, dopo le elezioni, le cose riprenderanno come prima, l’austerità e soprattutto il debito dovranno essere ripagati.

Questa è una follia, da qualunque parte la si guardi. Prima di tutto il debito statale italiano era stato contratto in massima parte in lire, per cui ritengo che anche eticamente non sia corretto spingere sull’acceleratore del rimborso in euro in un momento di crisi epocale fino ad affamare la popolazione come si è fatto in Grecia. In secondo luogo l’Italia al netto del pagamento dei contributi per i vari meccanismi salvastati avrebbe oggi un deficit sul 2013 non del 3% ma dello 0.3% circa. In terzo luogo tale contributo all’ESFS et al. è servito di fatto a salvare le banche francesi e tedesche dagli effetti della bolla sub prime, non si capisce perché la quota di pagamento dei meccanismi usati appunto per salvare i sistemi finanziari degli altri paesi – che chiaramente esagerarono nelle loro speculazioni – debbano essere sobbarcati da paesi che nulla c’entrano e nessun vantaggio hanno avuto da dette speculazioni passate (questo è quello che Tremonti e Berlusconi dissero all’Europa prima dello scoppio dello scandalo del debito che, giova ricordarlo, Romano Prodi asserisce sia stato innescato da Deutsche Bank con la vendita in massa di BTP all’inizio nell’estate 2011!). E non dimentichiamo il futuro e temibilissimo European Redemption Fund, ERF, ideologicamente targato Monti.

Dunque, dopo le elezioni europee arriverà la mazzata per l’Italia ossia verranno richieste nuove tasse o misure equivalenti. In effetti la crisi dello spread ha innescato la paura nei cittadini i quali consumano poco o nulla, mettendo da parte soldi per un futuro incerto non solo nell’economia spicciola ma anche e soprattutto nei diritti dati per acquisiti (la riforma Fornero ha dimostrato chiaramente che lo Stato, un certo stato, è in grado di rimangiarsi la parola data per salvare le banche e coloro che vivono di finanza – e fin anche di rendita, guarda caso molti di questi sono membri delle famiglie che parteciparono al governo Monti, un governo composto in grossa parte da nobili o equivalenti -). Ma, lasciatemi profetizzare, quali saranno le misure richieste dall’Europa da Giugno in poi? La risposta è immediata:

– visto che l’INPS è in deficit strutturale, taglio delle pensioni e/o nazionalizzazione delle pensioni private nell’istituto di previdenza (non solo di quelle d’oro, ma anche di quelle d’argento e di bronzo, diciamo dai milleduecento euro al mese in su, o qualcosa del genere);

– visto che gli italiani hanno molta ricchezza privata e lo Stato molto debito, travasare la ricchezza per ripagare il debito, leggasi qualche forma di patrimoniale;

– maggiori tasse generalizzate, soprattutto per le fasce di reddito più benestanti (ossia per quelle che oggi spendono e che in futuro non spenderanno più, gli 80 euro concessi da Renzi vanno solo in gran parte a pagare le bollette arretrate ed i debiti dei cittadini con le banche, incentivando magari qualche consumo di mera sussistenza e NON consumi da crescita organica) [particolare attenzione alla revisione del catasto nel 2015, rischia di essere una calamità!];

– maggiore repressione fiscale sotto la bandiera della lotta all’evasione (che c’era, oggi mi sa che non c’è quasi più): lo Stato è insuperabile nel non capire che una persona dotata di normale intelletto non si imbarcherebbe mai nell’essere imprenditore sul suolo italico, MAI , visto il livello di repressione fiscale e di burocrazia (ormai l’Agenzia delle Entrate sembra autoreferente nella sua interpretazione delle leggi, tanto lei i ricorsi in Cassazione non li paga visto che le spese vengono normalmente compensate – leggasi, spesso si arriva ad una sorta di minaccia implicata al malcapitato contribuente, ossia può costare meno mettersi d’accordo con l’Agenzia che fare ricorso anche avendo ragione…, al sud questo atteggiamento lo chiamano anche in altre maniere -).

– dulcis in fundo, privatizzazione delle aziende statali. Notasi che oggi ENI, ENEL, Saipem e molte delle aziende del gruppo Finmeccanica, solo per citarne alcune, sono le vere aziende sistemiche del nostro Paese a cui gli stranieri non fanno mistero di ambire. I disinformatori ci diranno che bisogna privatizzare ma senza dirci che il capitalismo privato di grandi dimensioni in Italia ha tecnicamente fallito fatte salve rare eccezioni (ad esempio, i Benetton sembrano una di queste ma per loro è un’altra storia in quanto è facile trarre profitto da un monopolio naturale come le autostrade; di fatto i grandi imprenditori italiani assomigliano troppo spesso a grandi monopolisti, siano essi della carta stampata, della TV, dei trasporti….). Dovremmo invece pensare all’esempio della FIAT (e della famiglia a cui fa capo) che sarebbe fallita senza Chrysler, pensiamo alla galassia di De Benedetti in cui il caso Sorgenia è da manuale di distruzione di valore ed occupazione: con tutto questo riteniamo azione di buon senso (s)vendere aziende che sotto lo Stato funzionano a questi privati? O peggio, darle agli omologhi europei che a scadenza trasferiranno sedi, utili ed occupazione nel loro paese d’origine (non aspettano altro, le tasse non le devono necessariamente pagare in Italia)? Non scherziamo.

Manifestation du 1er mai, defile fete du travail

Si consideri comunque che Renzi potrà prendersi ulteriori 9 mesi di tempo grazie al pagamento dei debiti della PPAA, in quanto tale pagamento andrà statisticamente in crescita del PIL, o con le revisioni statistiche del metodo di calcolo del PIL italiano previste per il prossimo settembre 2014 (effetto stastistico stimato di quest’ultima misura: ca. +0.4% PIL). Ma, ripeto, tale effetto sarà solo apparente/statistico e temporaneo in quanto gli eventuali soldi distribuiti ai cittadini non si tradurranno in incremento dell’attività economica/investimenti ma semplicemente andranno ad alimentare le banche che hanno anticipato per le imprese i soldi dei ritardi nel saldare i conti da parte dello Stato o in consumi di mera sussistenza! In ogni caso i nodi dovranno venire al pettine e il 2015 sarà senza dubbio cruciale! (Quando leggiamo sui giornali che ci saranno sorprese positive sul lato crescita, beh, il governo si riferisce proprio ai due fattori statistici sopra citati per rincuorare la popolazione) .

Come riferimento, si ricordi solo che la Grecia dopo 5 anni di cure da cavallo continua a da avere un debito statale stabilmente sopra il 150% (oggi è superiore al 170%!), ma con la popolazione allo stremo. Di più, al contrario di quanto accadeva cinque anni or sono il debito greco è oggi principalmente se non quasi totalmente in mano agli stranieri [leggasi, il debito estero è esploso, vedasi grafico seguente], che chiedono interessi multipli dei propri (oggi la Grecia paga il 3% sul proprio debito da EFSF – 6% fino all’anno scorso -, mentre il tasso tedesco è meno di un terzo!). Ossia se la troika arrivasse anche in Italia, fatto da non escludere, il Belpaese sarebbe tecnicamente fottuto (perdonatemi il francesismo, ma rende bene). Bella cura quella della troika e dell’UE in Grecia, direi molto simile ad una camera a gas dell’economia…

FireShot Screen Capture #015 - 'Greece Government Debt To GDP I Actual Data I Forecasts I Calendar' - www_tradingeconomics_com_greece_government-debt-to-gdp 052014

Purtroppo ciò che rischia di accadere dopo le prossime elezioni europee è proprio quanto sopra preconizzato. Ora, ragioniamo: al momento non ci sono richiami dall’Europa solo perché la Germania e l’Europa – che trae enormi vantaggi dalla crisi e dall’euro – è spaventata dalle prossime elezioni europee. Questo dovrebbe insegnarci che bisogna tenere alta la tensione al nord del Gottardo! Ossia bisogna dare gli strumenti a Renzi per non aumentare le tasse: io penso onestamente che in modo molto scaltro il primo ministro fiorentino abbia preso tempo con Berlino con la scusa della paura per un voto euroscettico di ampia portata. Se fosse così avrebbe fatto bene! Dunque per tenere alta la tensione è NECESSARIO che ci sia un’ondata popolare contro questa Europa non solidale che non teme di affamare un paese pur di mantenere alto il livello di vita di chi comanda. E’ sempre la solita storia, c’è un padrone e c’è un servo. Se l’Italia e gli italiani non voglio diventare servi di questa Europa del nord devono, e ripeto DEVONO pensare seriamente a cosa votare nelle prossime elezioni. Per quanto mi riguarda, come detto in precedenza , mi turerò naso e gola e voterò il partito più euroscettico: quanto vorrei che tutti potessero pensare attentamente ai pro e contro del proprio voto prima di fare la croce nell’urna! Mi basterebbe questo!

Ora chiaramente mi fermo, non voglio andare oltre: i giochi sono ancora da fare, abbiamo ancora tempo ed il messaggio spero di averlo mandato, un messaggio di pericolo imminente. Si ricordi che se sbaglieremo questa volta il destino di paese libero ed economicamente indipendente dell’Italia come l’abbiamo conosciuto dalla metà dello scorso secolo rischia di essere messo definitivamente a repentaglio. Uomo avvisato mezzo salvato

Mitt Dolcino

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