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Mani arabe sul Monte Titano di Marcello Bussi e Andrea Montanari

Mani arabe sul Monte Titano di Marcello Bussi e Andrea Montanari:

Dapprima il Qatar. Poi gli Emirati Arabi Uniti. Il mondo arabo ha messo gli occhi sul traballante sistema bancario di San Marino. L’antica Repubblica non è più quell’isola felice degli anni 80-90. Al punto che l’ex Segretario di Stato, Iro Belluzzi, lo aveva pubblicamente denunciato lo scorso 19 aprile in Consiglio Grande e Generale. «Per ricapitalizzare il sistema bancario saranno necessari 5-600 milioni di euro». Dichiarazione mai smentita dal governo del Monte Titano che già deve far fronte alla tegola dei non perfoming loan (quasi 2 miliardi di euro) che affliggono le banche locali.

Come porre rimedio a questa crisi che sta portando, per la prima volta nella storia, a una uscita di capitali dalla Repubblica? Una prima soluzione può essere la vendita di uno degli istituti più in difficoltà, ovvero il Credito Industriale Sammarinese. La banca che fa riferimento di fatto all’immobiliarista e costruttore Marino Grandoni (la catena di controllo parte dalla lussemburghese Leiton Holding e arriva a Banca Partners spa) potrebbe presto passare di mano. Perché, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza in ambienti politici e istituzionali, lo scorso weekend si sarebbe giunti all’atto finale della trattativa. La controparte è rappresentata dagli Emirati Arabi Uniti.

L’incontro decisivo si sarebbe tenuto nella serata tra venerdì 23 e sabato 24 nelle stanze riservate del Grand Hotel di Rimini (in questo periodo vi soggiorna anche la rockstar Vasco Rossi). La firma sul passaggio di proprietà, secondo alcune fonti, potrebbe avvenire a breve. Al momento, però, non è noto il controvalore dell’operazione. Si tratta di un finale sorprendente perché fino a pochi giorni fa pareva che l’acquirente designato fosse il fondo sovrano del Qatar. Un cambio di cavallo in corsa legato probabilmente alla crisi diplomatica tra Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto e altri loro alleati contro lo stesso Qatar. Una vendita a Doha avrebbe con ogni probabilmente messo in grave difficoltà San Marino visto che anche gli Stati Uniti, nonostante una posizione ufficiale equidistante nello scontro in atto nella Penisola arabica, in realtà parteggiano per i sauditi.

La soluzione araba covava comunque da lungo tempo, anche perché dall’inizio del 2016 governatore della banca centrale del Monte Titano è sorprendentemente l’egiziano (ma anche cittadino svizzero) Wafik Grais, che per quasi 30 anni ha lavorato alla Banca Mondiale. Una nomina controversa – Grais non conosce la lingua italiana, uno dei requisiti previsti dal bando, pubblicato anche sul Financial Times – che ha fatto discutere i vari partiti della piccola Repubblica e che sta creando anche una certa tensione con altre istituzioni come l’Associazione bancaria Sammarinese (Abs), che chiede trasparenza sulla gestione.

Se davvero il Credito Industriale Sammarinese, che per la cronaca è anche debitore, per una cifra vicina ai 14 milioni, della Cassa di Risparmio di San Marino (quest’ultima ha in pegno azioni della Leiton Holding di Grandoni), finirà in mani arabe, il sistema bancario locale per la logica dei vasi comunicanti rischierebbe seriamente di essere colonizzato.

Sul Monte Titano, infatti, si sostiene che nel mirino degli Emirati Arabi Uniti non ci sia solo il Cis, di cui è azionista anche la famiglia Gerani (Iceberg). Si guarda con attenzione alla definizione del salvataggio di Asset Banca, in liquidazione coatta amministrativa, che dovrebbe essere salvata dalla Cassa di Risparmio di San Marino. Ma tra i soci di Asset Banca, governo e banca centrale è in atto una guerra a suon di carte bollate.

Marcello Bussi e Andrea Montanari, MF 27 giugno 2017

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