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Lula proclama la vittoria, ma Bolsonaro non la concede ancora, in un Brasile spaccato a metà

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Lula proclama la propria vittoria, sulla base dei numeri diffusi dal ministero, ma si tratta di una vittoria risicata, in cui i due contendenti sono divisi da meno dell’uno per cento dei voti:

Bolsonaro sino in questo momento non ha parlato. Il suo entourage afferma che non ci sarebbe una volontà di contestazione, ma per ora non c’è neanche un’apertura al riconoscimento. Pare che il presidente in carica si sia limitato ad andare a dormire.

Lula, ovviamente subito riconosciuto da Biden, ha affermato che ora si dedicherà anima e corpo alla lotta contro la povertà bene, bravo, ma, per ora, il Sud America governato quasi totalmente dalla sinistra radicale, che comanda già in Cile, Colombia, Argentina, Bolivia, Perù, senza però aver visto, per ora, un calo della povertà. Anzi in Colombia la spinta verso la transizione ecologica e la punizione della produzione petrolifera ha causato un taglio a risorse necessarie proprio alle riduzione della povertà. Se Lula seguirà la stessa strada della Colombia vedremo da un lato un taglio alle risorse energetiche mondiali, dall’altro un calo dell’offerta mondiale di petrolio e un aumento dei prezzi degli idrocarburi.

Una cosa è certa: il Brasile è una nazione spezzata in due. Lula avrà il 50,60 %, ma il 49,4% gli ha votato contro. Bolsonaro, presentato come un mezzo pazzo populista, comunque ha portato a casa tanto consenso, nonostante abbia governato in un momento estremamente difficile. Se Lula pensa di poter governare da dittatore assoluto, alla Morales, sbaglia, e rischia di trovarsi ad affrontare enormi guai politici interni, sia perché ci vuole poco a far cambiare idea all’ uno per cento dell’elettorato, sia perché le forze armate potrebbero essere tentate di dare voce al 50% di un paese attualmente perdente.


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