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L’Oro perde lucentezza: crollo storico del 10%. Quando la paura dei tassi sconfigge i Venti di Guerra

Oro in caduta libera: perde il 10% nella peggiore settimana dal 2011. Ecco perché i venti di guerra e la paura dei tassi di interesse stanno spingendo gli investitori a liquidare il bene rifugio per eccellenza.

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Il metallo giallo, tradizionalmente il rifugio sicuro per eccellenza nei momenti di burrasca globale, sembra aver improvvisamente perso la bussola. L’oro ha chiuso la settimana con un tonfo di quasi il 10%, segnando la peggiore performance settimanale dal 2011 e scivolando rovinosamente in area 4.570 dollari l’oncia. Un crollo verticale che brucia rapidamente i guadagni di un 2026 finora stellare, ma che ci racconta molto di più sulle attuali dinamiche macroeconomiche di quanto non faccia il semplice prezzo sul display dei trader.

I Numeri del Crollo

La discesa non ha risparmiato i metalli preziosi nel loro complesso, spazzando via le posizioni di chi sperava in una salita infinita. Ecco la situazione al termine della settimana:

AssetPrezzo (USD)Variazione SettimanaleTendenza Attuale
Oro (Futures Apr ’26)~ 4.570 $– 9,6 %Peggior mese dal 2008
Argento (Futures)~ 69,66 $– 14,0 %Minimi da dicembre

Ecco il grafico sull’andamento dei prezzi, a sei mesi, indicato da Tradingeconomics:

Perché l’oro scende se la guerra incombe?

La logica classica, quasi scolastica, vorrebbe che di fronte all’escalation del conflitto USA-Iran, gli investitori si rifugiassero nel lingotto, considerato da sempre il più classico dei beni rifugio. Invece, stiamo assistendo all’esatto opposto. Le cause di questo paradosso sono essenzialmente tre:

  • Il terrore dei tassi di interesse: L’impennata dei costi energetici, con il petrolio schizzato oltre i 112 dollari al barile, ha riacceso brutalmente l’incubo dell’inflazione. Di conseguenza, i mercati stanno prezzando un clamoroso ritorno a politiche monetarie restrittive. C’è ormai una probabilità del 50% che la Federal Reserve alzi i tassi entro ottobre. Anche BCE, BoE e BoJ si tengono pronte a intervenire, ma stringere i cordoni della borsa significa inevitabilmente drenare liquidità dal sistema.
  • Crisi di liquidità e speculazione: In un’ottica puramente economica, quando la liquidità scarseggia e i rendimenti dei titoli di Stato (come i Treasury USA) salgono, il costo opportunità di detenere oro, che non stacca alcuna cedola, diventa altissimo.

    Rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni. da Tradineconomics

    L’oro oggi viene trattato dai mercati alla stregua di un asset speculativo: gli investitori stanno liquidando le posizioni auree semplicemente per fare cassa e coprire le voragini subite sull’azionario, dove Dow Jones e Nasdaq sfiorano ormai la correzione del 10%.

  • Fattori Geopolitici e “Turisti” del Mercato: Le notizie dal Pentagono, con il dispiegamento di tre navi da guerra e migliaia di Marines, unite alle dichiarazioni del Presidente Trump contro un cessate il fuoco, hanno alimentato il panico da “liquidazione totale”. I fondi speculativi e i trader retail – veri e propri “turisti” del mercato entrati solo per cavalcare l’onda lunga degli acquisti delle Banche Centrali iniziata con la crisi russo-ucraina – stanno ora fuggendo verso l’uscita.

Il problema di fondo è che le tensioni internazionali stanno fungendo da acceleratore per l’inflazione, ma questo viene a colpire l’oro che, ormai, è ostaggio dei capitali a leva e di una nuova qualità di prodotto speculativo. La minore disponibilità di moneta a buon mercato ne azzoppa il valore. Un classico caso in cui la finanza speculativa travolge i fondamentali e altera le tradizionali funzioni di garanzia dei beni rifugio.

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