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L’IPO dei record: SpaceX sbarca in borsa a 135 dollari. Tra sogni marziani e conti in rosso, il trionfo finanziario di Elon Musk

SpaceX sbarca a Wall Street a 135 dollari per azione, valutata 1,77 trilioni di dollari. Tra ordini record dai piccoli investitori e conti ancora in rosso per 4,9 miliardi, i dubbi degli analisti sulla reale tenuta del sogno marziano di Elon Musk.

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L’IPO dei record: SpaceX sbarca in borsa a 135 dollari. Tra sogni marziani e conti in rosso, il trionfo finanziario di Elon Musk

L’attesa è finita. SpaceX ha ufficializzato la più grande Offerta Pubblica Iniziale (IPO) della storia dei mercati finanziari. Con una mossa che ha spiazzato le tradizionali consuetudini di Wall Street, l’azienda spaziale di Elon Musk ha ignorato la classica “forchetta di prezzo” per imporre un approccio del tipo “prendere o lasciare”. Il prezzo finale? Esattamente quello preannunciato: 135 dollari per azione.

L’operazione non ha precedenti per dimensioni e struttura, e lancia SpaceX direttamente nell’Olimpo delle società più capitalizzate al mondo, superando persino la “sorella” Tesla. Ma dietro l’entusiasmo travolgente dei piccoli risparmiatori e dei grandi fondi, restano interrogativi profondi sulla reale solidità dei conti e sulle speranze che sostengono queste valutazioni astronomiche.

I numeri dell’operazione

Per comprendere la portata di questo sbarco in borsa, basta guardare i numeri, che surclassano il precedente record stabilito da Saudi Aramco nel 2019 (ferma a “soli” 29,4 miliardi di dollari).

Parametro FinanziarioValore
Prezzo per azione135 dollari
Azioni vendute555,5 milioni
Capitale raccolto75 miliardi di dollari
Valutazione di mercato1,77 trilioni di dollari
Valutazione totalmente diluita1,8 trilioni di dollari

La domanda da parte degli investitori è stata a dir poco frenetica. Il colosso BlackRock ha piazzato un ordine da ben 5 miliardi di dollari, una cifra enorme per una singola IPO. A questo si aggiungono richieste massicce da parte di fondi sovrani e uffici di gestione patrimoniale privati (i cosiddetti family office), con un singolo investitore privato che ha richiesto oltre 1 miliardo di dollari in azioni.

Tuttavia, il vero motore di questa IPO è il pubblico retail. I piccoli investitori, fedelissimi di Musk, hanno piazzato ordini per oltre 100 miliardi di dollari, superando di gran lunga la quota del 20-30% che l’azienda aveva inizialmente pensato di riservare loro.

Da dove vengono gli utili? (Spoiler: per ora non ci sono)

La domanda fondamentale per ogni analista è: come fa questa azienda a fare soldi? La risposta breve è che, al momento, brucia cassa. SpaceX ha registrato una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari nel 2025.

L’azienda poggia oggi su tre pilastri operativi:

  • Esplorazione spaziale: I lanci dei razzi Falcon e l’ambizioso programma Starship. Questo settore genera ricavi concreti tramite contratti governativi (Nasa, Difesa) e commerciali, ma richiede investimenti colossali.
  • Connettività: La rete satellitare Starlink. È attualmente la divisione con i fondamentali più solidi, capace di vendere abbonamenti internet ad alta velocità a livello globale, garantendo un flusso di cassa costante.
  • Intelligenza Artificiale: La divisione xAI. Sebbene sia la più acerba dal punto di vista dei conti, è proprio questa che sta gonfiando maggiormente le aspettative degli investitori.

Giustificare una valutazione di quasi 1,8 trilioni di dollari a fronte di perdite per quasi 5 miliardi richiede un vero e proprio “atto di fede” nel futuro e nelle capacità esecutive del suo fondatore.

Le probabilità di successo e i dubbi del mercato

Ci troviamo davanti a un bivio. Secondo la piattaforma di scommesse Polymarket, c’è l’84% di probabilità che il titolo chiuda in rialzo nel suo primo giorno di contrattazioni. La struttura dell’offerta, con un numero di azioni sul mercato tutto sommato limitato rispetto alla domanda famelica, unita alla forte presenza di investitori passivi, crea le condizioni perfette per una spinta iniziale del prezzo.

Tuttavia, gli scettici non mancano. La società di ricerca Morningstar ha calcolato che il valore reale delle azioni di SpaceX dovrebbe essere di soli 63 dollari, meno della metà del prezzo di IPO. Gli analisti segnalano uno scollegamento netto tra le aspettative del mercato e i fondamentali aziendali, definendo la valutazione “estremamente speculativa”, in particolare per quanto riguarda il lato dell’Intelligenza Artificiale.

Ancora più duro è stato il noto investitore ribassista James Chanos, che ha definito l’operazione una “IPO basata su speranze e sogni”, avvertendo che l’idea di un mercato spaziale “infinito” permette di inventare qualsiasi narrazione (colonie su Marte, data center in orbita) pur di giustificare i prezzi attuali.

Un regno assoluto

Un ultimo dettaglio, non meno importante, riguarda la governance. Anche dopo l’IPO, Elon Musk manterrà il controllo di circa l’84% dei diritti di voto. Nei fatti, controllerà il consiglio di amministrazione e sarà l’unica persona a poter licenziare se stesso dal ruolo di Amministratore Delegato.

Inoltre, il piano di compensi prevede bonus stellari per il fondatore: 1,3 miliardi di azioni aggiuntive se SpaceX raggiungerà traguardi titanici, come una capitalizzazione di 7,5 trilioni di dollari, la costruzione di enormi data center spaziali e, non da ultimo, una colonia su Marte con almeno un milione di abitanti.

In conclusione, l’IPO di SpaceX non è solo una scommessa su razzi e satelliti. È un referendum finanziario sulla figura di Elon Musk. Se la storia ci insegna qualcosa, è che scommettere contro la capacità del mercato di farsi affascinare dal futuro può essere rischioso, ma comprare azioni a questi prezzi richiede di credere ciecamente che quel futuro sia già qui. E che produca, prima o poi, dei veri utili.

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