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L’interessante intervista di Prodi al Corsera: considerazioni sui limiti dell’Europa austera ed i possibili rischi per la democrazia continentale

In una domenica uggiosa, svogliatamente impegnato nel setup del mio nuovissimo smartphone, stavo leggendo l’intervista di Romano Prodi al Corriere della Sera sull’euro, Europa, Italia e cosa ci possiamo aspettare nel prossimo futturo. Sostanzialmente quello che il professore dice è che la Germania sta avendo un vantaggio dalla moneta unica rispetto a quello che è il dividendo per i periferici, e fin qui tutto come previsto.

E’ invece assolutamente interessante focalizzare l’attenzione sulle considerazioni del professore in relazione a quanto si attende non solo per l’Italia ma più probabilmente per la società occidentale capitalista nel prossimo futuro. Ossia, la sua analisi punta decisamente verso una compressione della classe media, una grande disoccupazione o minore occupazione rispetto al passato, problemi enormi a livello di welfare ed un generale impoverimento della popolazione, con una sostanziale sparizione della media borghesia evoluta. E, notasi bene, non solo in Italia ma in tutti i paese occidentali, aggiungo io soprattutto quelli in crisi, non certo in quelli che sapientemente stanno sfruttando questa enorme discontinuità economico-sociale della società suppostamente evoluta (encore, leggasi Germania). Interessante è la considerazione secondo cui gli italiani non stanno reagendo al dramma economico in corso in quanto i cambiamenti, l’impoverimento, lo schifo di un progetto Europeo che sta di fatto fallendo – almeno nei periferici – sta avvenendo nel Belpaese goccia a goccia, in modo tanto impalpabile quanto progressivo.

Bene. Alcune considerazioni personali. Romano Prodi non è un mio beniamino, anzi personalmente lo reputo come uno dei principali artefici del disastro italiano attuale, essendo stato tra coloro che svendettero l’apparato industriale italiano agli inizi degli anni ’90. Notasi, tale apparato industriale nazionale era nato nel dopoguerra dagli ideali di persone tanto semplici quanto intellettualmente oneste per supportare l’industria manifatturiera nazionale e la ripresa post bellica sotto tutti i punti di vista, con l’obiettivo di una certa qual forma di autonomia rispetto all’estero: l’ENI doveva produrre più o meno l’ammontare di barili di petrolio consumati annualmente dall’Italia (è così ancora oggi, ca. 1.8M bbl), ENEL doveva elettrificare il Paese, l’Ilva doveva fornire l’acciaio, la SME doveva gestire le imprese alimentari, Autostrade dovevano costruire e gestire le vie di comunicazione stradali, le banche nazionali dovevano supportare l’economia dopo la nazionalizzazione di inizio secolo e la concentrazione nell’IRI e via discorrendo). Bene, Prodi a fronte di un crisi ad orologeria di stampo europeo non esitò a svendere tale apparato – non solo secondo chi scrive si trattò di una vera e propria svendita – senza per altro fissare concreti obiettivi di incremento della produttività correlata alla maggiore competizione post-privatizzazioni, la vendita di Autostrade ne è un esempio – è un monopolio naturale, che doveva restare nazionale in quanto non doveva fare utili –, venduta agli amici Benetton che come conseguenza abbandonarono l’idea vincente del tessile retail verticalmente integrato agli albori dell’apertura del mercato produttivo cinese, guarda caso il loro modello di business fu copiato dalla famiglia Ortega – Inditex – che oggi è tra e le dinastie più ricche della terra. Quando si dice essere furbi italioti, da andare nella marca trevigiana a vedere il poco o nulla che è rimasto del substrato industriale che era il sistema Benetton fino agli inizi degli anni ’90, oggi non si sponsorizzano nemmeno più gli sport (e a cosa serve, prima era necessario per avere coesione locale a fronte del progetto imprenditoriale della famiglia trevigiana…). O come dimenticare la vendita del Credito Italiano per pochi spiccioli…. Ma questa è un’altra storia. In ogni caso Romano Prodi è una persona che ha coperto cariche importanti, che ha visto molte cose, che è di fatto artefice della realtà attuale magari – a pensar male – anche grazie alle “medaglie” internazionalmente conseguite in virtù delle svendite allo straniero perpetrate nel ’92/’93. La cosa che molti dimenticano è che oltre a sapere molte cose, ad essere scaltro, ad essere (ex-)democristiano, Romano Prodi è considerato uno dei politici più fortunati della storia italiana, dalle mie parti si dice che “contro il cul la ragion non vale…”. E per tutto questo le sue opinioni sono sempre rilevanti, importanti da leggere. E qui finisce la succinta e personalissima valutazione dell’essenza del professor Prodi, per altro condividendo assolutamente le sue analisi, la sua preparazione non è assolutamente messa in discussione, anzi.

Ora andiamo oltre, analizziamo le conseguenze di quanto preconizzato dall’ex Presidente della Commissione Europea. Prima di tutto, se è vero come sostiene il professore che la classe media borghese sostanzialmente sparirà, bene allora significa che, libro di storia alla mano, siamo prossimi a forme di autoritarismo mirato a garantire la continuità dello Stato in assenza di coesione sociale. Dunque, in tale contesto bisogna aspettarsi un periodo di repressione stile Scelba, il popolo è avvisato. In questo specifico ambito a mio avviso le differenze da tenere in considerazione rispetto al passato stanno anche nel fatto che tutta la pubblica amministrazione – incluse le forze dell’ordine – si stanno impoverendo in modo rapido ed assai rilevante, essendo queste ultime per altro molto più informate della media cittadinanza sul livello infimo raggiunto dalle istituzioni; dunque non scommetterei come ai tempi di Scelba – quando esisteva per altro una forte ideologia democristiana improntata all’anticomunismo, giustificante azioni di Stato anche “oltre le righe” – su una supina accettazione di eventuali ordini repressivi. All’uopo, non catalogherei così sbrigativamente come incidente quanto accaduto al generale Calligaris la scorsa settimana, essendo detto ufficiale una vera istituzione in ambito militare nazionale (…).

Andando oltre, impoverimento generale, annullamento del welfare, annientamento della media borghesia significa che ci sarà una massa di poveri accanto una ristrettissima minoranza di potenti, generalmente al potere/governo. Questo è insostenibile nel medio lungo termine per cui è probabile un qualche tentativo di “controllo” dei risultati elettivi: in questo contesto la convergenza Forza Italia-PD sull’Italicum per estromettere Grillo è semplicemente un logico primo passo.

Ma, approfondiamo, come è possibile che gli individualmente scaltri italiani si facciano gabbare così? Semplice, per evitare la scontro mediatico sulle convenienze relative tra popolo e classe politica tradizionale – che è quella che continua a governare, in Italia così come in Grecia, Spagna, Portogallo, Grecia – si sta facendo leva sulle supposte ricchezze che tutti pensano di avere in banca, usando tale ipotetico “tesoro” di privilegi e patrimoni ipoteticamente di massa per dire no al vero cambiamento, pena da una parte il rischio di ridenominazione in lire del proprio patrimonio anche esistenziale (secondo la sinistra) o di una patrimoniale diretta (secondo la destra). Questo atteggiamento è forviante, in quanto non è vero che tutti sono ricchi in Italia – anche se tutti pensano di esserlo, e questo è il punto -, o meglio ci sono pochi veramente ricchi che possono influenzare la politica nazionale e dirigere la conservazione del potere a loro favore, tutti gli altri sono solo degli stimati signor nessuno: chi ha il potere sono solo i grandissimi capitali e le grandi dinastie. Tradotto, in Italia si sta rischiando di preservare il potere, la ricchezza, il dominio dei grandi potentati a scapito del resto della popolazione e dell’interesse della nazione. E notasi che, la Grecia insegna, l’interesse di tali grandi potentati coincide in massima parte con quelli dell’Europa tedesca, che li ha cooptati – guarda caso chi sta annientando il paese ellenico sono gli stessi politici di sempre, graziati per altro da M.me Lagarde per non aver pubblicato tutti i nomi dei famosi evasori oggi al governo, politici presenti nella lista Falciani -. Anzi, piccola digressione, l’unico politico greco ostracizzato dall’Europa è il tanto vituperato Papandreu: molto probabilmente è giusto così, peccato che egli sia stato di fatto iscritto nella lista di proscrizione Europea quando propose in Grecia un referendum sull’euro (storia simile per J.P. Juncker in Lussemburgo, estromesso da tutte le cariche europee non appena osò criticare l’approccio egemonico tedesco in Europa, andatevi a vedere il metodo, degno della Gestapo moderna). Ossia sembra chiaramente esistere un’Europa interessata soprattutto ad annientare i periferici come competitors industriali, trasformandoli in serbatoio di manodopera consumatrice a basso costo come da piano nazista di Walther Funk di 80 anni or sono.

Finalmente, se questo è il fine, secondo voi cosa dovrebbe fare chi dà le carte in Europa – e dunque anche in Italia – per evitare sollevazioni popolari mirate al vero sovvertimento dei sistemi nazionali e quindi degli interessi tradizionali, ricordando che questo discorso vale o varrà a breve per tutti i paesi occidentali che stanno vedendo o vedranno ridurre drasticamente la propria ricchezza e benessere in futuro? E qui arriviamo al punto da cui siamo partiti: il controllo delle informazioni personali, delle pulsioni, delle scelte, dei contatti, delle attività dei singoli. Ossia anche degli strumenti di comunicazione. Avete mai letto la privacy policy di un normale smartphone? Di fatto vengono rese disponibili al provider ed al produttore dell’apparecchio e/o delle apps non solo le informazioni rilevanti per il servizio richiesto – che vengono conservate – ma tutte le informazioni dell’utenza, fin anche registrando nei servers la documentazione che si salva in rete, che si salva in cloud, le chiamate, i telefoni utilizzati/chiamati/chiamanti o addirittura cosa si stampa. Il passo è breve per l’attivazione di una forma perversa di big data mining finalizzata a preservare l’ordine pubblico, magari finanche andando chirurgicamente a neutralizzare i possibili “ostacoli” – leggasi anche individuando i fomentatori – alla continuità e sopravvivenza del sistema (marcio) che rischia di non essere più democratico ma piuttosto autoritario o addirittura fascista, sistema finalizzato al vantaggio dei pochi al potere condividenti i benefici con i paesi stranieri interessati al soffocamento economico dei paesi competitors (spero che gli astanti siano almeno consci del fatto che i periferici hanno interessi divergenti in Europa rispetto – ad esempio – alla Germania).

Visionario? Non credo, ma diciamo forse, aggiungo anche speriamo. In ogni caso anche il Professor Prodi sostiene nell’articolo che gli innovatori (i visionari) sono quelli destinati a sopravvivere, ovvero a soccombere rischiano molto di più gli sprovveduti. Quanto mi sento di suggerire ai lettori è di fare attenzione a non”abusare” della condivisione di informazioni personali in rete, si potrebbe finire in un mondo in cui gli alpha minded delta di Huxleyana memoria – ossia tutti quelli non facenti parte dei gruppi di potere che però sanno pensare e soprattutto potenzialmente anche reagire – siano oggetto di “attenzioni” finalizzate ad evitare ad esempio risultati elettorali rivoluzionari. Quello che certamente posso aggiungere è che spero veramente di sbagliarmi. Alla domanda The Brave New World is coming? da italiano rispondo Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Mitt Dolcino

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