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L’INFLAZIONE POTENZIALE

Che cosa sia l’inflazione è facile spiegarlo. Immaginiamo che sul mercato ci siano soltanto cento beni uguali e che la gente disponga di cento fiorini in tutto. Un bene costa un fiorino. Poi il re regala alla gente altri cento fiorini, ma poiché i beni sono ancora cento, per comprarne uno saranno necessari due fiorini. Si chiama inflazione. Naturalmente, se i fiorini fossero d’oro, la loro quantità non potrebbe aumentare o diminuire facilmente, perché l’oro non si crea e non si distrugge. Ma se quella che circola è cartamoneta, lo Stato può a suo piacere aumentarne la quantità.

Alla decisione dello Stato possono tuttavia conseguire effetti diversi, secondo come si comporta la popolazione. Se la gente il denaro nuovo lo spende, i prezzi fatalmente aumenteranno: e questa è l’inflazione “attuale”. Se al contrario la gente, invece di spendere il denaro in più, lo mette da parte sotto forma di risparmio, questo denaro, non essendo speso e non entrando in circolo, non produce inflazione: più esattamente, l’inflazione sarà “potenziale”.

Il risparmio nasce dalla certezza di potere un giorno utilizzare quei soldi, ottenendo la stessa quantità di beni che si otterrebbero oggi. Se oggi si mettono da parte duecentomila euro, pensando in seguito di comprare una casa, è chiaro che si conta sul fatto che in quel momento duecentomila euro saranno sufficienti per comprarla. Il tempo comporta una certa svalutazione della moneta, ma di solito questa svalutazione è compensata dagli interessi del capitale risparmiato, se lo si investe, e comunque tanto la svalutazione normale quanto gli interessi giocano su piccole percentuali. Nessuno invece metterebbe da parte centomila euro sapendo di potere contare in futuro su un potere d’acquisto di cinquanta soltanto.

Normalmente il risparmio rimane congelato finché si conta su un potere d’acquisto invariato, ma bisogna pure immaginare che cosa avviene quando si comincia a dubitare di questa possibilità futura.  Qualcuno  si dice: “Ho un risparmio, ma dopodomani questo denaro potrebbe non procurarmi più ciò che mi procurerebbe oggi. E allora tanto vale che lo spenda, subito”. E se questo lo pensa soltanto uno, non avviene nulla; se lo pensano tutti si rovescia sul mercato la massa dell’intero risparmio, trasformando l’inflazione da potenziale in attuale. È in quel momento che si comprende come il risparmio possa essere in realtà “denaro a fronte di nulla”. Nel caso di un Paese il cui debito pubblico supera i 2.030 miliardi di euro, come l’Italia – e si ricordi che il governo è sulla graticola per trovare un paio di miliardi per tappare il buco dell’Imu – staremmo parlando di una tragedia dinanzi alla quale la mente si smarrisce come quando si parla dei confini dell’universo.

Tuttavia, c’è un elemento di preoccupazione in più. Quando lo scatenarsi dell’inflazione potenziale porta al default un singolo Paese, come è avvenuto in Argentina, gli altri possono assistere con calma al suo dramma: Lucrezio ha accennato alla  segreta soddisfazione di coloro che assistono, dalla terra, agli sforzi di chi, in mare, lotta per la sua vita. Il guaio è che il problema non riguarda soltanto noi. Gli Stati Uniti e il Giappone hanno un debito stratosferico. In tutta l’Europa i Paesi hanno già raggiunto percentuali intorno all’80% di debito pubblico e la stessa Germania ne ha uno del 60%. Fra i Paesi in preda ad un’enorme inflazione potenziale ci sono i più importanti del pianeta, e se l’inflazione potenziale improvvisamente si attivasse, si precipiterebbe sul mondo una massa di cartamoneta che economicamente lo distruggerebbe.

E qui è il caso di sorridere degli sforzi della Germania per non svalutare l’euro. Se si verificasse il disastro ipotizzato, altro che vincoli di Maastricht: la fantasia non è sufficiente per prevedere ciò che ne conseguirebbe. Si renderebbe necessario un riallineamento di tutte le valute mondiali, con un’enorme svalutazione delle monete più forti. L’aggiustamento sarebbe sbalorditivo fra un Paese come la Grecia (debito pubblico intorno al 160% del pil) e un Paese dalla moneta sottostimata come la Cina. Di quanto dovrebbe essere svalutata la nuova dracma rispetto al nuovo yuan? Ogni Paese, a seconda della sua situazione, dovrebbe riposizionarsi rispetto a tutti gli altri. Forse si può lasciare ai competenti il compito di sviluppare le conseguenze di questo possibile fenomeno economico, ammesso che ne siano capaci: il singolo può solo sperare, come nelle guerre mondiali, di uscirne vivo.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

5 novembre 2013

 

 

 

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