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L’Indipendenza delle regioni del Nord Italia e’ possibile? Ragioni, Passi operativi, Strategie e Scenari.

1 – Premessa: Catalogna, Fiandre e Scozia sono piu’ avanti nel processo che puo’ portare all’indipendenza rispetto alle regioni del Nord Italia

Spesso si sente parlare di secessione, indipendenza delle regioni del Nord Italia. La questione torna ciclicamente d’attualita’. Oggi, in Europa, “covano” altri casi di potenziali secessioni: la Catalogna dalla Spagna, la Scozia da UK e le Fiandre dal Belgio (in realta’ sono casi diversi tra loro). In Veneto di recente sono emerse maggioranze indipendentiste tra la popolazione nei sondaggi, ma la cosa e’ messa a tacere.
In sintesi, le formazioni indipendentiste della Catalogna, Fiandre e Scozia, hanno giocato la partita in modo piu’ efficace della Lega Nord in questi 20 anni, e sono ad uno stadio piu’ avanzato nel Progetto di Indipendenza dei territori che vorrebbero rappresentare. Perche? Semplice, perche’ hanno una strategia piu’ efficace.

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2 – Cosa realmente puo’ spingere una regione a chiedere l’Indipendenza? La convenienza economica e la difesa dell’integrita’ valoriale

Se non si da’ una risposta precisa a questa domanda, e’ inutile perfino invocare l’indipendenza.
Semplificando, sono essenzialmente 2 le ragioni che possono spingere una popolazione ad invocare in modo massivo l’autodeterminazione e l’indipendenza:
a)      Un comune sentire che senza l’Indipendenza il benessere economico e la ricchezza sono messe in seria discussione
L’accelerazione recente del processo indipendentista in Catalogna, e’ conseguente proprio alla crisi economica in atto in Spagna, ed e’ proprio in una tale situazione che la popolazione Catalana ha intravisto nel restare dentro la Spagna, che drena un ampio residuo fiscale da Barcellona, una minaccia mortale economica e sociale al benessere.
b)      Un comune sentire che senza l’Indipendenza “la comunita’ di destino, il capitale sociale ed i valori comuni” sono destinati all’affievolimento ed alla disintegrazione
Ringrazio Maurizio Blondet che ha usato questi termini, e cui ho tratto ispirazione. Si badi che quanto sopra non consiste nell’esaltazione dei “riti celti”, ma nel mantenimento di uno schema valoriale comune, che nel Nord Italia e’ rappresentato dall’operosita’ delle sue genti, da uno spirito’ di solidarieta’, lealta’ e concretezza che da lungo tempo accomuna le genti delle regioni del Nord Italia. Ovviamente giocano anche fattori come: la lingua, la storia, la cultura e le tradizioni.

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3 – Quali sono i passi per raggiungere l’Indipendenza?

Anche qui se non si ha una precisa strategia, non si va da nessuna parte. Anche qui semplifico.
I passi strategici necessari ad ottenere l’indipendenza sono in sequenza:
a)      Identificare con precisione l’area su cui agire
Sembra un discorso banale, ma non lo e’ affatto. Se si estende troppo l’area cui agire, le probabilita’ di realizzare i passi successivi diminuiscono. In Catalonia, nelle Fiandre ed in Scozia tali aree coincidono con i territori a maggioranza di popolazione locale. In Italia la Lega ha esteso l’obiettivo alla cosidetta “Padania”, che va da Bolzano a Terni, in cui convivono realta’ non del tutto omogenee. A mio modo di vedere l’obiettivo dovrebbe essere circoscritto a 2 regioni: Lombardia e Veneto; l’indipendenza di queste regioni, con sequenzialmente farebbe crollare la baracca e potrebbe consentire (successivamente) riaggregazioni.
b)      Avere una Crisi economica e simultaneamente  la maggioranza della popolazione a favore dell’Indipendenza
Le 2 cose sono legate. In crisi economica e declino ci siamo da oltre 20 anni, per la cronaca, anche se il peggio deve ancora arrivare. Una formazione indipendentista ha il dovere di spiegare e far capire alla popolazione, che in caso di indipendenza il tracollo economico e’ evitabile, e per far cio’ e’ fondamentale agire in modo concreto e sul territorio. Attualmente solo in Veneto pare vi sia una maggioranza di cittadini a favore dell’indipendenza (stima il 60%), mentre in Lombardia le stime sono sul 40-45%. Nel resto del Nord le percentuali sono inferiori. In Catalogna attualmente gli indipendentisti sono al 60 – 70%, e nelle Fiandre sopra al 50%.
c)       Avere il controllo delle istituzioni locali: un presidente di regione e la maggioranza del consiglio indipendentiste, che possano proclamare un referendum
Senza tale condizione, non e’ possibile la proclamazione di un referendum consultivo (illegale). Attualmente in Veneto c’e’ un Presidente teoricamente indipendentista, ma non un consiglio. In Lombardia ne’ l’uno ne’ altro. In Catalogna tale condizione il 25 Novembre sara’ esaudita.
d)      Avere una controparte al “Centro” particolarmente impopolare
Se il governo e le istituzioni centrali sono “forti, legittimate, efficienti e popolari” stroncherebbe le azioni di cui sopra in un batter d’occhio, facendosi scudo tra l’altro delle leggi e del supporto popolare.
In Belgio e Spagna, ultimamente i governi e le istituzioni centrali hanno perso qualche colpo, ma restano tutt’altro che innocui, e sono in grado di avere alleanze precise (Unione Europea, USA). In Italia i governi e le istituzioni fanno a gare da 3-4 decenni per essere piu’ impopolari, inette e screditate. Paradossalmente, su questo tema, le regioni del Nord Italia, sono avvantaggiate.
e)      Avere una polizia locale e simultaneamente una minoranza della popolazione disponibile a “lottare” contro forze repressive
Capiamoci: se le condizioni a), b), c), d) fossero soddisfatte cosa accadrebbe? Semplice, in mezzo al caos informativo ed istituzionale, si muoverebbe la Magistratura, che manderebbe la polizia nel Consiglio Regionale ad arrestare Presidente e Consiglio di Regione, l’indomani della convocazione dell’illegale referendum. Se non ci fosse una polizia locale o una milizia popolare a difesa di quelle istituzioni, la cosa finirebbe sul nascere. A quel punto allo Stato non resterebbe che mandare l’esercito, cosa che non sarebbe de facto praticabile in presenza di una milizia o di parte della popolazione disponibile a “lottare” contro forze repressive; in tal caso le immagini farebbero il giro del mondo e lo Stato di screditerebbe.
A quel punto, svolto il referendum il gioco e’ fatto. Si proclamerebbe l’indipendenza. Le problematiche di restare in Europa, nell’ONU, o quant’altro, l’indomani dello svolgimento di un referendum e della proclamazione dell’indipendenza svanirebbero. Se cio’ avvenisse per la Lombardia o per il Veneto, ritengo inevitabile un’immediata disgregazione dell’Italia, visto che ogni regione proclamerebbe l’indipendenza, visto che la permanenza in una nazione priva di ogni solidita’ finanziaria non avrebbe senso alcuno. E’ proprio questo “il problema” per Catalonia e Fiandre, ed ancor piu’ per Lombardia o Veneto (il problema non si pone in Scozia, visto che in quel caso, l’Inghilterra non ha troppo interesse a mantenere negli UK una regione sussidiata, e quindi non interverrebbe). Il punto e’ che in tutte queste regioni, la popolazione potrebbe essere spinta a partecipare ad una manifestazione pro-indipendenza, ma verosimilmente non e’ ancora incattivita a sufficienza per partecipare a qualcosa di piu’.

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4 – Conclusioni

Mi sembra evidente che la Lega Nord ha sbagliato strategia in questi anni. Non ha colto in pieno le 2 ragioni di fondo che possono spingere le popolazioni del Nord all’indipendenza, la convenienza economica e la difesa dell’integrita’ valoriale. Ha cavalcato tematiche secondarie, tralasciando le principali. La strategia di alleanza sistematica con formazioni “centraliste” (Berlusconi), e non la cosa solitaria, e’ stato l’errore di fondo: mai con tale alleanza si sarebbero verificati i passi da a) a d).
CIU in Catalonia ed NVA nelle Fiandre sono avanti anni luce: si sono concentrati sul piano locale e non su quello nazionale, e cio’ ha spianato la strada loro per incrementi di consensi successivi.
Oggi, la Lega sembra aver intuito i 20 anni di errori, e vi sono diverse altre piccole formazioni indipendentiste nate sul territorio. Se tutte queste formazioni vogliono avere una minima speranza di ottenere l’indipendenza, devono evitare di perdere tempo in guerre intestine o in obiettivi non primari, e devono concentrare i loro sforzi sui passi strategici evidenziati sopra, con una certa determinazione e lucidita’, senza interessi di bottega o di orticello.

GPG Imperatrice
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