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L’incidente della USS Liberty, quando gli israeliani attaccarono una nave USA in acque internazionali, con morti e feriti

Quando Israele attaccò deliberatamente una nave USA, la USS Liberty, durante la Guerra dei Sei Giorni, causando 34 morti e 174 feriti. Il caso fu insabbiato da Johnson per non rovinare i rapporti internazionali

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La USS Liberty
La USS Liberty

L’incidente della USS Liberty è uno dei più controversi episodi della storia delle relazioni tra Stati Uniti e Israele.

Il 8 giugno 1967, durante la guerra dei sei giorni, la USS Liberty, una nave spia della marina americana equipaggiata dalla NSA, fu attaccata da aerei e motosiluranti israeliani mentre si trovava in acque internazionali al largo della penisola del Sinai. L’attacco causò la morte di 34 membri dell’equipaggio e il ferimento di altri 171, oltre a gravi danni alla nave.

Israele si scusò per l’attacco, sostenendo di aver scambiato la USS Liberty per una nave egiziana. Gli Stati Uniti accettarono le scuse e le indagini condotte da entrambi i paesi conclusero che l’attacco fu un errore dovuto a una confusione sull’identità della nave. Tuttavia, alcuni dei sopravvissuti e altri osservatori hanno contestato queste conclusioni e hanno sostenuto che l’attacco fu deliberato.

La USS Liberty

Come mai fu attaccata una nave USA?

La USS Liberty era una “Liberty ship” una nave da trasporto risalente alla seconda guerra mondiale e poi riadattata per la “SIGINT”, cioè per ascoltare il traffico radio di zone particolarmente sensibili. Era in missione per il goveerno e non per la US Navy, e questo causava dei problemi comunicativi. La Marina non aveva assegnato nessuna scorta, ma aveva affermato che, eventualmente, la Sesta flotta avrebbe potuto dare copertura. Un messaggio che imponeva alle navi USA di allontanarsi a 100 miglia dall’area di guerra non venne ricevuto o fu ignorato

fonti israeliane hanno affermato che la USS Liberty era entrata in una zona di guerra senza segnalare la sua presenza e che era simile alla nave egiziana El Quseir, che aveva una stazza inferiore di circa il 40%.  I realtà la nave si trovava a 14 miglia nautiche, in acque internazionali, anche se un po’ troppo vicino alla costa israeliana. Inoltre, hanno sostenuto che la nave non aveva issato la bandiera americana o che questa era poco visibile a causa del vento o del fumo. Le fonti americane hanno invece sostenuto che la USS Liberty era stata identificata correttamente da Israele in precedenza e che la bandiera americana era ben visibile. Hanno anche sostenuto che la nave era stata attaccata per impedirle di raccogliere informazioni sulle operazioni militari israeliane nel Sinai e in Siria.

Un attacco violento, ripetuto e mortale

L’attacco durò circa un’ora e mezza e coinvolse diversi mezzi militari israeliani. Verso le 14:00 ora locale, due aerei da combattimento Mirage III sorvolarono la USS Liberty a bassa quota.

La nave, secondo gli isaeliani, venne scambiata con il cacciatorpediniere Arish dai piloti, evidentemente molto distratt: la Airsh era completamente diversa e portava inoltre identificazione in numeri e lettere arabe. La Liberty si astenne quindi dall’aprire il fuoco, altro fatto che avrebbe dovuto far pensare i piloti e il personale a terra. Invece i piloti identificarono in modo erroneo la nave e  da terra nessuno ebbe dei dubbi, autorizzando l’attacco.

I Mirage aprirono il fuoco con cannoni e razzi. La nave rispose con le sue mitragliatrici antiaeree, ma non poté contrastare efficacemente gli attacchi. Poco dopo, due aerei da attacco Mystère IV si unirono all’assalto e sganciarono bombe al napalm sulla nave, causando incendi e ferite tra l’equipaggio.

Verso le 14:24, tre motosiluranti israeliane si avvicinarono alla USS Liberty e lanciarono cinque siluri, uno dei quali colpì la nave sotto la linea di galleggiamento, aprendo una falla di 12 metri. Le motosiluranti continuarono a sparare con i loro cannoni e mitragliatrici contro la nave, cercando di colpire le antenne e le zattere di salvataggio. Verso le 15:30, l’attacco cessò e le motosiluranti offrirono assistenza alla nave, che rifiutò. In quel momento la nave aveva esposto una grande bandiera USA, ma questa venne ignorata dalle motosiluranti.

Nei tre attacchi i morti furono 34 e i feriti 174, tutti da parte americana.

La USS Liberty riuscì a inviare un messaggio di soccorso e fu raggiunta da due elicotteri americani e da una nave da guerra americana. La nave fu poi trainata fino a Malta, dove fu riparata provvisoriamente prima di tornare negli Stati Uniti.

Le conseguenze: un insabbiamento internazionale

L’attacco provocò una crisi diplomatica tra gli alleati Stati Uniti e Israele, che erano impegnati in una guerra contro i paesi arabi. Il presidente americano Lyndon B. Johnson ordinò di insabbiare l’incidente per evitare di compromettere il sostegno a Israele e per non inasprire le tensioni con l’Unione Sovietica, che appoggiava gli arabi. Il governo israeliano pagò diversi milioni di dollari come risarcimento alle vittime, ai feriti e ai danni materiali della nave, il tutto in tre date, l’ultima nel 1981. L’incidente alimentò anche il sospetto e il risentimento tra i membri dell’equipaggio della USS Liberty e i loro familiari, che accusarono il governo americano di averli abbandonati e traditi. Alcuni di loro hanno chiesto una nuova indagine indipendente sull’attacco, che non ottennero mai.


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