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LIBRA: la moneta privata di facebook. Come le multinazionali sono ormai più forti degli Stati (di P. Becchi e G. Palma su Libero)

A breve il patron di Facebook, Mark Zuckerberg, lancerà la sua moneta. Una moneta virtuale, alternativa e parallela a tutte le altre valute esistenti al mondo.

Funzionerà come criptovaluta già a partire dal prossimo anno e non sarà necessario possedere neppure un conto corrente bancario o postale. Si chiamerà Libra e sarà inserita in un circuito monetario e commerciale creato da un’associazione no-profit svizzera, Libra Associational, alla quale sembrano aver già aderito colossi come Mastercard, Uber, Amazon, Ebay, Visa e PayPal.

Una vera rivoluzione. Funzionerà su base volontaria, cioè sarà uno strumento di pagamento valido se acquirente e venditore decideranno di scambiare beni e servizi attraverso questa nuova moneta virtuale.

Eppure non ci è parso di sentire né Draghi né gli altri soloni europei lamentarsi dell’iniziativa, come invece hanno fatto coi minibot. Del resto non possono vietare alcunché perché, se in transazioni tra privati le parti accettano liberamente e di comune accordo uno strumento di pagamento, nessuna istituzione statale o sovranazionale può mettere becco.

Esiste semmai un problema fiscale, ma facebook saprà aggirare l’ostacolo, non a caso Libra Associational ha sede a Ginevra, in Svizzera, Paese sganciato da parecchie regole fiscali.

E allora perché Libra sì e i minibot no? Semplice, perché i minibot sarebbero una soluzione italiana che – una volta portata a regime – metterebbe in difficoltà l’egemonia tedesca nell’eurozona.
E quindi Draghi & Co., utilizzando il ricatto dello spread, hanno messo il veto sui titoli di stato di piccolo taglio (che speriamo si facciano lo stesso).

Ma nulla possono su una moneta virtuale messa in circolazione a livello globale da una multinazionale come facebook e su adesione di altri colossi commerciali, anche perché gli strumenti di pagamento – se frutto di una libera scelta tra soggetti economici in transazioni private – fanno parte del principio generale dell’autonomia contrattuale.
Libra, al di là dei difetti e dei rischi che presenta una qualsiasi criptovaluta, sarà agganciata ad un paniere di monete normali come dollaro ed euro per evitare fluttuazioni (una specie di Sme), pertanto – con tutti i limiti e i rischi del caso – rappresenterà un circuito che creerà qualche grattacapo all’attuale sistema bancario che non sarà più il solo a detenere “il potere dei soldi”.

Libra, infatti, non sarà solo uno strumento di pagamento: i soggetti che vi aderiranno potranno tra loro scambiarsi la criptovaluta, bypassando il sistema creditizio che fino ad oggi è sempre stato nelle mani delle banche.
Insomma, siamo nel tempo in cui a battere moneta può essere una multinazionale ma non uno Stato dell’eurozona.

A questo siamo arrivati.
Una Nazione come l’Italia non può emettere titoli di stato di piccolo taglio, ma un colosso privato può addirittura creare moneta dal nulla a livello globale.

Quando si dice che le multinazionali hanno preso il sopravvento sugli Stati, questo ne è un esempio lampante. Il problema è che una criptovaluta, gestita da colossi privati, è priva di una garanzia statale o di una banca centrale, quindi da un momento all’altro miliardi di Libre elettroniche potrebbero svanire nel nulla e i detentori restare con un pugno di mosche in mano.

Ci resta al momento la soddisfazione che qualcuno sia riuscito, con questa idea, a far tacere la Ue.

(Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero del 19 luglio 2019)

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Europa, quo vadis? La sfida sovranista alle elezioni europee“, di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, prefazione di Antonio Maria Rinaldi, Paesi edizioni: https://www.amazon.it/Europa-vadis-sovranista-elezioni-europee/dp/8885939104/ref=mp_s_a_1_1?keywords=europa+quo+vadis&qid=1560620131&s=gateway&sprefix=Europa+quo+vadis&sr=8-1

 


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