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L’EUROBUFALA DELLE RIFORME STRUTTURALI (CHE BERLUSCONI NON HA FATTO): quali sono e quali effetti dovrebbero garantire! (Quarterly report on the Euro Area – n. 4 – Volume 12)

“La speranza è un sogno ad occhi aperti”

(Aristotele)

 

Negli scorsi mesi, nel più assoluto silenzio, l’europa ha pubblicato il paper indicato nel titolo in cui si parla delle riforme strutturali da fare e dei loro effetti potenziali sulla crescita dei paesi. Un bel libro dei sogni in cui si indicano cose che potenzialmente potrebbero garantire la crescita economica del paese nel lungo periodo (5-10-20-50 anni).

 Si sente tanto parlare del fatto che non abbiamo fatto le riforme strutturali, da Agorà di Rai 3 a Omnibus di La7, da Report sempre di La7 agli approfondimenti vari delle reti Mediaset. Dovunque si sente dire che nel ventennio Berlusconiano si è affrontato solamente il tema del ruolo della donna nelle serate di Arcore (non nella società) tralasciando le riforme che avrebbero lanciato il paese nel nuovo millennio. E vediamo queste miracolose riforme strutturali?

 Queste:

–          market competition and regulation;

–          tax reform

–          unemployement benefit reform

–          Other labour market reform

–          Human capital investment

–          R&D investment

 

Ecco, siccome fa tanto “figo”, le abbiamo lasciate in inglese ma ora cerchiamo di esaminarle un pò!

 

COMPETITIVITA’ E REGOLAMENTAZIONE DEI MERCATI

Distinguiamo tra le riforme del settore dei servizi e riforme della produzione. Secondo l’europa il mark-up dei servizi è più grande che nel settore manifatturiero.

servizi che dovranno costare meno

Questo risultato si spiega con il fatto che il settore manifatturiero è soggetto alla forte concorrenza internazionale che ne limita la capacità di ottenere elevate rendite economiche. Le stime del mark -up indicano che vi è spazio per ridurre i margini di profitto nel settore dei servizi.

 Quindi Shock negativi nel mark -up dei servizi e poi….

 Ridurre le barriere all’entrata per le start-up nel manifatturiero.

Abbassando i requisiti di profitto per coprire i costi iniziali, riducendo le barriere all’ingresso, aumenta l’ingresso di nuove imprese nel settore manifatturiero e la ricerca di nuove idee di business.

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Una riduzione delle barriere all’entrata abbassa i costi fissi per le imprese e si traduce in una più ampia varietà di beni prodotti nel paese in questione (innovazione di prodotto).

 

 RIFORMA DELLE TASSE

Spostare l’onere fiscale dal reddito di lavoro al consumo. Migliora la competitività e mima gli effetti di una svalutazione della moneta sulle ragioni di scambio (svalutazione fiscale) .

 

RIFORMA DEI BENEFIT DA DISOCCUPAZIONE

Una riduzione nel tasso di benefit da replacement genera la caduta dei salari. La riduzione del beneficio agisce quindi come uno shock negativo per i salari. Il saldo pubblico migliora in conseguenza diretta della riduzione delle prestazioni e inoltre, a causa di effetti indiretti sull’economia che migliora, genererà più PIL, più consumi e quindi più occupazione.

 

OTHER LABOUR MARKET REFORMS

L’aumento dei tassi di partecipazione per le donne, i lavoratori di sesso maschile scarsamente qualificati e 60-64 anni aumentano la forza lavoro ed è importante fare riforme in tal senso perché generano miglioramenti in termini di PIL. Bla bla bla bla…!

 

INVESTIMENTO IN CAPITALE UMANO

Investimenti in capitale umano sono intesi come modifiche nella qualità dell’istruzione e dei loro effetti sulla qualità della forza lavoro. L’aumento del livello medio di abilità nell’economia (riducendo la percentuale di persone poco qualificate) è il cambiamento graduale necessario da conseguire. Il costo della riforma è un aumento nella spesa per l’istruzione.

Per quanto riguarda l’impatto di tale misura, i risultati del modello parlano di un aumento della quota di addetti “mediumskilled” che avrebbe effetti salariali positivi sui lavoratori scarsamente qualificati.

Servono quindi politiche mirate specificamente ad aumentare la quota di lavoratori altamente qualificati (impegnato in attività di R&S).

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Nel corso del tempo, serve un aumento dell’occupazione nel settore della R&S e ciò avverrà mano a mano che avremo la diminuzione del salario dei lavoratori altamente qualificati. Questo riduce il prezzo di brevetti e stimola l’ingresso di nuove imprese ad alta intensità di R&S. Nel medio e lungo termine cresce la qualità del capitale umano.

 

 INVESTMENTI IN R&S

Le imprese si impegnano (R&S) in investimenti immateriali e la Politica può e deve influenzare gli investimenti in R & S. Ad esempio, crediti d’imposta per le attività di R&S potrebbero consentire l’aumento dei brevetti in circolazione. Sul versante del lavoro, questo è accompagnato da una riallocazione dei lavoratori altamente qualificati dalla produzione alle attività di ricerca e aumenta così la domanda di lavoratori altamente qualificati. La dimensione degli effetti dipenderà quindi dall’elasticità dell’offerta di lavoro altamente qualificata.

A causa della riallocazione dei lavoratori altamente qualificati, gli effetti sul PIL sono piccoli nel breve termine e gli effetti positivi si materializzeranno solo nel lungo periodo, una volta che le attività di R & S sono state trasformate con successo in prodotti commerciabili.

innovazione

Per i paesi con limitate manodopera altamente qualificata e di portata limitata per la sostituzione altamente qualificata per i lavoratori mediamente qualificati in produzione, l’effetto di spiazzamento di sovvenzioni per la R & S sarà maggiore.

 

EFFETTI MACROECONOMICI

Secondo i nostri indicatori , in Italia c’è un notevole margine per ridurre i costi di ingresso per le nuove imprese, spostando il carico fiscale dal lavoro verso le imposte meno distorsive e aumentando il tasso di partecipazione della popolazione inattiva.

 

In tutti i paesi , le riforme strutturali portano a una maggiore crescita e questo aumenta il gettito fiscale e porta ad un miglioramento delle finanze pubbliche . L’impatto varia notevolmente da un paese all’altro. In Germania e in Italia , vi è un iniziale deterioramento dei saldi di governo come i costi delle riforme superano i benefici di maggiori entrate fiscali a breve termine.

 

Ad esempio, l’aumento dei tassi di partecipazione femminile e il miglioramento delle strutture di competenza si presume siano accompagnate da un aumento della spesa per strutture per l’infanzia e l’istruzione.

 

In ogni caso , dopo dieci anni di governo saldi migliorano in tutti i paesi , e in modo significativo in alcuni ( circa il 6 % del PIL in Grecia e Francia ). Il grande miglioramento previsto per la Francia è in gran parte il risultato dell’aumento dell’età pensionabile. Per quanto riguarda l’Italia, coprire la metà della distanza che la separa dai best performers varrà un aumento del PIL del 4,8% in 10 anni.

 

Questi scenari possono sovrastimare i benefici a breve termine per i saldi pubblici ma i miglioramenti dei saldi di bilancio di lungo termine indicano che le riforme strutturali potrebbero svolgere un importante ruolo per la riduzione dell’indebitamento pubblico .

 

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Le simulazioni del modello qui riportati mostrano che i grandi guadagni potenziali potrebbero essere ottenuti attuando le suesposte riforme strutturali. Il PIL della zona euro potrebbe essere superiore fino al 6 % dopo dieci anni, se gli Stati membri adottano misure volte a dimezzare il gap nei confronti della media statistica in ogni aree oggetto della riforma.

 

Una maggior chiusura del gap avrebbe un impatto proporzionalmente più grande. Gli effetti positivi sulla crescita e l’occupazione sono grandi ma si deve tener presente che questo esercizio mostra gli effetti potenziali di riforme strutturali. Nell’attuale ambiente, con la riduzione della leva finanziaria privata e pubblica, e le condizioni creditizie restrittive in molti paesi, l’impatto a breve termine potrebbe essere di gran lunga inferiore, in quanto i vincoli di finanziamento sono più vincolanti.

 

Tuttavia gli effetti di crescita del PIL e dell’occupazione a medio/lungo termine sono notevoli.

 

LE NOSTRE PERSONALI IMPRESSIONI

Al netto della scelta del benchmark (si considera “ottimo a cui tendere” la media dei migliori livelli attuali degli indicatori utilizzati) dei nessi logici e delle ipotesi sottointese dal modello econometrico utilizzato (quasi comico è il far dipendere la dinamica del premio per il rischio sui debiti pubblici da un unico indicatore: il rapporto debito/PIL, quando in realtà esso è un indicatore largamente secondario nella stima dei rischi finanziari), l’unica domanda da porre a conclusione di uno studio del genere è: ma se riduciamo i margini di profitto (sia nei servizi che nel manifatturiero), i redditi dal lavoro e la spesa pubblica, ma chi dovrebbe mai beneficiare degli aumenti di produttività? Traduzione, se tutti i cittadini guadagnano meno, quindi OGGI diventano più poveri, come faranno DOMANI a comprare i nuovi beni? Ma dove sta scritto che il problema è sempre e solo di prezzi troppo alti? E se invece fosse di redditi da lavoro (dipendente o autonomo che sia) bassi per tutti quelli che (una volta) costituivano la classe media? E che non si posson alzare per cosciente scelta politica, non per impossibilità tecnica.

Non sarà mica per questo che anzichè fare le riforme strutturali il lavoro principale del Cav nel suo ventennio da premier era il seguente?

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Sarà, ma “a naso” sembra che queste riforme siano “leggermente” a favore di chi vive di rendita finanziaria ed export, e a sfavore di tutte le altre categorie di cittadini. Abbiamo come l’impressione che questo sia e rimanga un “bel libro dei sogni” che continuamente, come un mantra, la vendutissima classe politica dei partiti euristi

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ripete (all’infinito) per giustificare l’eurofollia, il cimit€uro a cui, per evidenti interessi personali, sta condannando la popolazione di cui non ha né stima né riguardo. Come il biblico Giuda preferisce vendere per 30 o 40 denari i cittadini che la storia gli aveva affidato! Continuate, continuate pure a sognare, un giorno vi sveglierete accorgendovi che Cimit€uro sta chiamando anche voi.

 

 

“Se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo”

(Marcel Proust)

 

 

Maurizio Gustinicchi e Luca Mibelli

Economia5Stelle

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