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L’Euro è a più a rischio per il QE di Draghi che per Tsipras! (di Antonio Maria Rinaldi)

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Per come l’hanno raccontata i media italiani e stranieri questa affermazione potrebbe apparire come una battuta, invece è un paradosso che stiamo vivendo in questi giorni e che potrebbe non poco condizionarci prossimamente.

 

Il Quantitive Easing, così come è stato deliberato dalla BCE, per poterlo coniugare con le esigenze-imposizioni richieste dalla Germania, rischia di minare la costruzione monetaria europea con un grado di “pericolosità” ben maggiore rispetto i timori suscitati dal successo elettorale greco che porterà Tsipras al governo. Ma su quali basi sono fondati questi ragionamenti?

 

Il QE si è dimostrato essere un programma di aumento di base monetaria, per un massimo di 60Mld di euro mensili da compiere per 19 mesi al fine di perseguire il target inflattivo del 2% e per stabilizzare i mercati, da concretizzarsi mediante acquisti di titoli pubblici degli Stati membri, di bond societari, covered bond e ABS (cartolarizzazioni) detenuti dal sistema bancario, con l’originale criterio di attribuire per i bond pubblici gli oneri, nella misura dell’80% alla rispettiva banca centrale nazionale di competenza. Tutto questo ha fatto evidenziare ufficialmente che la costruzione monetaria europea è solo un grandissimo bluff, poiché alla prima effettiva prova del fuoco, la BCE ha fatto sapere al mondo di essere la prima a non credere nella “sua” stessa moneta (o almeno solamente al 20%!) che teoricamente dovrebbe governare non part-time al 20%, mentre pretende che gli altri lo facciano ciecamente o almeno all’80%! Il fatto poi che questo tipo d’impianto sia scaturito per ottenere il “gradimento”, ma oserei dire più correttamente l’autorizzazione dal governo tedesco, la dice lunga sul grado di autonomia della Banca Centrale Europea e sulla visione che la Germania ha sulla tenuta dell’euro: ognuno per se e Dio per tutti e non si assumono rischi ulteriori del vicino altrimenti si finisce per rimanere con il cerino acceso in mano! Perciò il 22 gennaio scorso è stato certificato che la moneta, che doveva essere il mezzo per unificare un Continente, è nella pratica un subdolo accordo di cambi fissi che rischia di frantumarsi in qualsiasi momento per la cecità con cui ci si ostina nel farla supportare da un modello macroeconomico idoneo al massimo alle economie di un paio di paesi membri e a forte discapito invece di quelle di tutti gli altri.

 

Passiamo invece al risultato greco con la vittoria di Syriza. Il programma elettorale si è basato essenzialmente sullo slogan della meno austerity e sulla volontà di stralciare gli accordi siglati dal precedente governo con i creditori per poter rilanciare l’economia della disastrata Grecia. Tuttavia si ribadiva la piena volontà di rispettare le regole dei Trattati, ivi compresi i vincoli fiscali, e la permanenza nella moneta unica. Francamente con questa affermazione, contenuta nel manifesto politico dei vincitori alle ultime consultazioni elettorali greche, risulta estremamente difficile comprendere come sia possibile poter coniugare queste volontà le cui dinamiche viaggiano inesorabilmente su una via di collisione. Come è possibile non perseguire più l’austerity e intraprendere una politica di assistenza e di sviluppo e quindi non più deflazionistica e di abbattimento salariale, rispettando nel contempo stesso i vincoli dei Trattati? Si può avere la botte piena e la moglie ubriaca?

 

E’ evidente che i conti non tornano e che Tsipras ha preventivamente concordato con la Troika le mosse e le strategie per dare da una parte più ossigeno alla popolazione e all’economia greca e dall’altro per rimanere all’interno dell’area valutaria europea a un prezzo che noi attualmente non conosciamo. Tutto quello che viene detto al difuori di questo schema, è esclusivamente funzionale a raccogliere consenso da chi ormai è disponibile a dare credito anche alle pietose bugie. A cosa sono servite le due lezioni di default subite negli anni passati per non capire che qualsiasi ristrutturazione del debito a valle non serve a nulla se non a peggiorare la situazione se non si modifica a monte il meccanismo perverso che le ha generate?

 

Sono le imposizioni di bilancio dei trattati che si desidera invece ancora rispettare che vanno ripudiate per poter offrire alla nazione quello che onestamente si promette, e non generiche flessibilità che si pagheranno a caro prezzo con altre ristrutturazioni future del debito che gli scaltri creditori hanno già sottratto alla giurisdizione greca. Altrimenti si abbia il coraggio di ammettere che per poter perseguire il programma promesso, l’unico sistema è il ripudio dei trattati e il ritorno alla piena sovranità che consentirebbe la reale possibilità di perseguire le corrette politiche economiche idonee a salvare il salvabile del paese ellenico. Non si possono servire due padroni perché, per poter effettivamente rendere esecutivo ciò che è stato promesso, l’unico reale modo è USCIRE ALL’EURO!

 

E’ chiaro pertanto che con Syriza al governo l’euro potrà fare sogni tranquilli e se qualche incubo disturberà presto l’unione monetaria, arriverà senza ombra di dubbio dal QE della BCE che non riuscirà alla fine a salvare quella moneta nata male e gestita ancora peggio!    

 

 Antonio Maria Rinaldi

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