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Letta candidato dall’Europa per il posto di Van Rompuy senza essere nominato dall’Italia: cosa è successo?

Lo avevano annunciato con dovuto anticipo: molti, troppi erano i rumors secondo cui Enrico Letta avesse un accordo con l’Europa per una posizione di rilievo nella tornata di nomine continentali di fine 2014. Puntualmente la scorsa settimana l’Europa sembra aver mantenuto le promesse, o almeno ci ha provato: Enrico Letta è stato in qualche modo – e per un breve periodo – candidato al posto di Van Rompuy, proprio come avevamo azzardato a partire dalla fine dello scorso anno. Il problema, appunto, è che nessuno lato Italia lo aveva e lo ha nominato. Ed infatti Renzi dovutamente lo ha cassato.

Prima considerazione: se nessuno lo aveva nominato, come faceva Letta ad essere candidato dell’Europa? Probabilmente le male lingue non erano proprio così male informate. Il vero problema è perchè Letta godesse di tale fiducia lato establishment europeo, viene il dubbio ed anzi il timore che l’ex primo ministro avesse dovutamente contraccambiato tanta gratitudine interessata, si sa gli stranieri non sono mai filantropi in campo politico e, soprattutto, geopolitico. Resta quindi il grande dubbio su quale fosse la contropartita di tale e tanta gratitudine. E’ certamente vero che mantenere l’Italia a galla durante il governo durato fino a febbraio scorso senza chiedere nulla in cambio all’Europa, né un allentamento dell’austerity né l’uscita dall’Euro né qualsiasi forma di sfida allo status quo Germano centrico era più nell’interesse eurotedesco che di quello italiano. Eppoi l’”errore” di essere stato l’unico primo ministro in carica occidentale a partecipare all’inaugurazione dell’Olimpiade di Sochi…. Che sia chiaro, chi scrive ritiene che Letta può anche aver fatto bene [intendo nell’interesse del paese] a curare tale importante amicizia con Vladimir Putin, il problema è che dall’altra parte dell’oceano la pensano in maniera opposta, chiaramente per interessi squisitamente americani oltre che perfettamente in conflitto con quelli italici e probabilmente europei. Tant’è, i risultati li abbiamo visti: chi ancora non ha capito che il nume tutelare del giovine Matteo sta dall’altra parte dell’Atlantico – ma con il supporto di dependance investigative e di intelligence basate a Roma – è semplicemente cieco. Questo spiega la relativa facilità nell’affossare l’ex primo ministro italiano. In ogni caso permettetemi di affermare che, ammesso e non concesso che quanto riportato sopra sia vero, Renzi da vero uomo di potere ha fatto bene a cassare Letta.

Seconda considerazione: probabilmente da oggi in avanti chiunque abbia in piedi degli impegni europei aventi come oggetto – anche sotto forma di garanzia – la carriera di boiardi sì di Stato ma a servizio di interessi stranieri dovrà riconsiderare tali promesse, molto probabilmente non verranno mantenute. Dunque sotto certi punti di vita salterebbe il banco e non posso fare a meno di pensare a Mario Monti, soprattutto in relazione al suo operato di dubbia utilità per gli interessi nazionali (è fattuale che dopo la sua “cura” il debito pubblico è salito esponenzialmente, la fiducia ed i i consumi si sono inabissati, siamo entrati in deflazione e l’Italia si ritrova oggi a stare molto peggio rispetto a prima della sua “venuta”).

La terza ed ultima considerazione è che Matteo Renzi si sta dimostrando un grande uomo di potere e pure di grandissimo spessore. E questo con buona pace di tutti coloro che lo criticano a prescindere, secondo me bisogna invece ammettere che questo è uno con gli attributi. Non mi è stato indifferente il suo passaggio in cui veniva annunciato il rispetto dei parametri di rigore dell’Italia sui conti, “…non come fece la Germania nel 2003”. A parole è veramente bravo, chiaramente stiamo tutti attendendo la sostanza, durante il semestre europeo. E la prossima considerazione è essenziale:

l'Italia è infatti l'unico Paese europeo con un governo stabile anche a termine, ossia è l'unico  paese che può sfidare la Germania contando su una costanza di indirizzo politico. Infatti il paese di Goethe ha una peculiarità rara: le proprie politiche europee non cambiano a seconda che al governo ci sia la destra o l'opposizione di sinistra, tutto il paese ha ben chiaro il vantaggio che la moneta unica porta al paese e dunque l'indirizzo è univoco, leggasi che si guardano bene dall'abbandonare lo strumento che ha riportato la Germania a comandare l'Europa (l'ultima volta fu nel '40 dopo l'invasione di Parigi), anche solo come ipotesi. 

In tutti gli altri paesi dell’Unione Europea sembra essere invece, come giusto che sia, terreno di confronto il dibattito euro si / euro no, per cui le opposizioni per motivi elettorali tendono inevitabilmente a fare challenge ai governi attuali attraverso una ridiscussione dei termini dei trattati precedentemente approvati se non con l’ipotesi di un’uscita tout court dall’euro.

Per inciso chi scrive, che non si ritiene assolutamente di sinistra (anzi), vorrebbe spingere tutti a considerare che se proprio vogliamo criticare il corrente primo ministro italiano dobbiamo anche proporre un’alternativa. Ossia, a me sembra proprio che alternative valide non ce ne siano e forse basterebbe questa semplice considerazione per giustificare una certa forma di supporto armato, per adesso. Chiaro che nel momento in cui invece di sfidare la Germania allentando anche con la forza l’austerity, il governo Renzi finisse per aumentare le tasse, fare una patrimoniale o negare sacrosanti diritti acquisiti, beh, allora il supporto attuale si trasformerebbe in qualcosa di molto ma molto diverso. Se posso permettermi di dare un consiglio al governo direi che sarebbe meglio evitare di dare in pasto ai giornali numeri e conti dello Stato decisamente sballati, che da qui a fine anno manchino all’appello almeno 20 miliardi di euro di nuove tasse credetemi che l’ha capito anche il mio gatto. E questo non depone bene in relazione alla fiducia che molti tentennano a riporre in Renzi, fatto perfettamente condivisibile. A maggior ragione se i costi della burocrazia e dello Stato, soprattutto in relazione agli enormi sprechi oggi sotto gli occhi di tutti, invece di essere ridotti dovessero mantenersi più o meno inalterati.

Per intanto stiamo a vedere se effettivamente il giovine Renzi avrà l’audacia di sfidare l’Europa tedesca durante il semestre di presidenza della Commissione Europea, nell’interesse dell’intero Continente (e pure della Svizzera) e non solo del Belpaese.

Rifaremo il punto a settembre.

Mitt Dolcino

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