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L’era dei “gregari robotici”: l’M-346 di Leonardo e il drone turco KIZILELMA cambiano le regole del cielo

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Dimenticate i duelli aerei dei vecchi film, dove il pilota solitario sfidava il nemico in un groviglio di manovre disperate. Il futuro del combattimento aereo somiglierà molto di più a una partita a scacchi tridimensionale, dove il fattore umano guiderà uno sciame di macchine intelligenti. E questo futuro non è più confinato nei laboratori o nelle simulazioni al computer: sta già volando.

Nel mese di maggio, nei cieli di Çorlu, in Turchia, si è consumato un evento che segna un netto spartiacque per l’industria della difesa europea e per la tattica militare. Leonardo e l’azienda turca Baykar hanno completato con successo la prima fase di prove in volo del programma K-SWARM. Non stiamo parlando di teoria, ma di metallo, sensori e jet che tagliano l’aria. L’obiettivo? Dimostrare la fattibilità del cosiddetto Crewed/UnCrewed Teaming (abbreviato in CUC-T).

Per i non addetti ai lavori, il concetto di CUC-T è semplice ma rivoluzionario: si tratta di far operare in perfetta sintonia e in modo integrato velivoli tradizionali, con un pilota umano a bordo, insieme a piattaforme senza pilota (i droni). Il drone non è più un aereo telecomandato da un operatore seduto in una base a migliaia di chilometri di distanza. Diventa un “gregario robotico”, un compagno di volo intelligente che affianca l’aereo principale, prende ordini direttamente dal pilota in volo e agisce di conseguenza.

M 346 F di Leonardo utilizzato nei testn Foto Leonardo

I protagonisti della sperimentazione

Per comprendere la portata dell’esperimento, diamo un’occhiata ai mezzi che hanno solcato i cieli turchi, ognuno con una funzione specifica:

VelivoloRuolo nella missione K-SWARM
M-346 Fighter Attack (Leonardo)L’aereo “master”, pilotato da un umano. Ha assunto il comando tattico della formazione, impartendo gli ordini al drone.
Bayraktar KIZILELMA (Baykar)Il drone da combattimento (UCAV). Ha eseguito in autonomia rullaggio, decollo e manovre complesse, obbedendo ai comandi dell’M-346.
T-346A (Aeronautica Militare)Aereo da inseguimento (chase aircraft). Ha volato a distanza per monitorare visivamente e registrare i dati del test in sicurezza.

Durante il volo, il KIZILELMA non si è limitato a seguire passivamente l’aereo italiano. Dopo essersi ricongiunto autonomamente alla formazione, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale sviluppati da Baykar, ha eseguito cambi di posizione, separazioni e manovre coordinate, rispondendo agli impulsi inviati dal pilota dell’M-346 attraverso una suite avionica dedicata.

La sicurezza prima di tutto: il sistema GCC

In uno scenario del genere, dove un aereo umano scambia dati critici con un drone armato, la comunicazione è tutto. Se il segnale viene intercettato o hackerato dal nemico, il gregario robotico può trasformarsi in un boomerang letale.

Per questo motivo, un elemento cruciale del test è stato il sistema di protezione delle comunicazioni. Le piattaforme hanno dialogato tramite un avanzato sistema a radiofrequenza blindato dalla Leonardo GCC Tactical Platform. Si tratta di un’architettura proprietaria di difesa informatica (cyber defence) progettata specificamente per monitorare e proteggere lo scambio di dati in tempo reale. In parole povere, garantisce che gli ordini del pilota arrivino al drone senza che nessuno possa intromettersi, garantendo l’integrità della “squadra” anche in ambienti dove il nemico tenta di disturbare i segnali elettronici.

Il drone turco KIZILELMA

Pragmatismo industriale: l’asse Roma-Ankara

L’esperimento si inserisce nella neonata joint venture LBA Systems, che unisce le competenze di Leonardo nei sensori e nell’avionica con l’incredibile pragmatismo turco nella produzione di droni. È un’operazione industriale interessante, quasi un implicito riconoscimento di come l’Europa, invischiata in programmi decennali faraonici, abbia accumulato un ritardo preoccupante nel settore dei droni militari. L’asse con la Turchia permette all’Italia di recuperare terreno in fretta, unendo l’eccellenza elettronica nostrana a piattaforme già volanti e collaudate in scenari reali.

Le evoluzioni: dalla difesa dei costi alla letalità moltiplicata

Questa sperimentazione è il preludio a una vera e propria rivoluzione tattica, con ricadute economiche e operative enormi (e qui entriamo in quel 20% di prospettiva futura che cambia le carte in tavola).

  • Il balzo in avanti per i jet di sesta generazione: Tecnologie come il CUC-T sono la base fondante del futuro GCAP (Global Combat Air Programme), il caccia di sesta generazione a cui lavora l’Italia con Regno Unito e Giappone. Il GCAP nascerà già concepito per volare circondato da sciami di droni gregari. Questo test dimostra che gli algoritmi necessari stanno già maturando.
  • La rivincita delle piattaforme leggere: Paradossalmente, il CUC-T offre i vantaggi più drammatici ai sistemi più semplici e meno costosi. Prendiamo proprio l’M-346: nasce come aereo da addestramento, evolutosi in un caccia leggero. Ottimo, ma vulnerabile contro le difese aeree moderne di prima linea. Con il K-SWARM, le cose cambiano. L’M-346 può rimanere nelle retrovie, fuori dalla portata visiva e missilistica del nemico (in totale sicurezza), e mandare il KIZILELMA in avanscoperta.
  • Il concetto di “massa spendibile”: Il drone diventa gli “occhi e le braccia” del pilota umano. Può spingersi in zone ad altissimo rischio, accendere i propri radar per scovare il nemico (esponendosi) o lanciare missili aria-aria e aria-terra. Se il drone viene abbattuto, si perde una macchina da qualche milione di euro, ma si salva un pilota insostituibile e un velivolo principale molto più costoso.

Si tratta di un moltiplicatore di forze formidabile. Permette alle aeronautiche militari di fare i conti con bilanci sempre più stretti, ottenendo la massima capacità d’urto senza dover per forza schierare intere flotte di costosissimi caccia di quinta generazione. Il combattimento del futuro non sarà vinto dall’aereo che vola più veloce, ma dalla squadra che sa orchestrare meglio il silicio, l’acciaio e il coraggio umano. E l’Italia, in questo, sta dimostrando di saper giocare d’anticipo.

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