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Finanza

Le obbligazioni centenarie tornano di moda: da Disney ad Alphabet, chi scommette sul 2126

I “century bond” tornano sui mercati per finanziare l’Intelligenza Artificiale. Scopri come funzionano questi titoli secolari, perché le aziende li emettono e i rischi enormi legati ai tassi d’interesse, dal disastro dell’Austria al fallimento di JC Penney.

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Gli anni ’90 furono un decennio a dir poco selvaggio per i mercati finanziari. Fu l’epoca del denaro facile a Wall Street, dei tassi di interesse in calo e di quella che Alan Greenspan definì “esuberanza irrazionale”. Condizioni perfette, insomma, per l’ingegneria finanziaria. In quel particolare contesto macroeconomico, il debito societario iniziò ad allungarsi a dismisura, fino a partorire un’anomalia affascinante: i century bond, obbligazioni con scadenza a cento anni.

Oggi, questa reliquia finanziaria è tornata prepotentemente alla ribalta. Alphabet (la holding di Google) ha appena collocato sul mercato 1 miliardo di sterline in obbligazioni centenarie. La domanda che si pone l’investitore razionale è semplice: internet, e soprattutto il monopolio pubblicitario di Google, esisteranno ancora nel 2126?

L’Intelligenza Artificiale e la Fame di Capitali

La mossa di Alphabet nasce da una necessità : finanziare massicci investimenti strutturali. Lo sviluppo delle infrastrutture per l’Intelligenza Artificiale richiede capitali enormi. Le principali banche d’investimento stimano che il settore assorbirà circa 650 miliardi di dollari.

Le grandi aziende tecnologiche, storicamente ricche di liquidità, si stanno trasformando nei nuovi giganti del mercato obbligazionario. Alphabet ha annunciato spese in conto capitale (CapEx) per 185 miliardi di dollari solo quest’anno. L’obiettivo è generare un rendimento futuro reale attraverso queste infrastrutture, e i century bond servono esattamente a bloccare il costo del denaro nel lunghissimo periodo. Con questo tipo di titli le aziende hanno tutto il tempo di veder i propri investimenti generale utile, o inventarsi qualcosa per compensare investimenti non ottimali.

Comunque è una scommessa sulla continuità aziendale di lunghissimo periodo e bisogna farsi qualche domanda: quanto saranno queste società competitive fra 20 o 30 anni?

Le Anomalie degli Anni ’90 e il “Club dei 100”

Per capire il presente, dobbiamo guardare al decennio 1991-1998. In quegli anni si verificò una rara anomalia: lo spread (il differenziale di rendimento) tra le obbligazioni societarie e i titoli di Stato americani (Treasury) scese sotto l’1%. Per le grandi aziende, finanziarsi a tassi quasi identici a quelli dello Stato, ma bloccandoli per un secolo, era un’occasione irripetibile.

Data center Alphabet

La prima a testare le fantasie del mercato fu Walt Disney nel 1993, emettendo titoli al 7,55%, ma fu subito seguita da altri colossi.

Emittente StoricoAnnoCedolaEsito e Stato Attuale
Walt Disney19937,55%Rimborsata anticipatamente nel 2023
Coca-Cola19937,37%Attiva (non rimborsabile prima della scadenza), scambia a premio del 36%
IBM19967,125%Attiva, sopravvissuta alla bolla Dot-Com, scambia a premio del 17%
Motorola19975,22%Attiva (gestita da Mobility Solutions), scambia a sconto del 18%
FordAnni ’907,70%Attiva, offre un premio del 7% sul prezzo di emissione

Oggi stiamo assistendo a un fenomeno simile: all’inizio del 2023 lo spread tra debito societario e Treasury era vicino al 2%, ma oggi è crollato intorno allo 0,6%. Un livello storicamente minimo che ha spinto Alphabet a emettere il suo bond offrendo una cedola del 6,05%, attirando una domanda dieci volte superiore all’offerta.

Come Funziona il Prezzo di un’Obbligazione Centenaria?

Acquistare un’obbligazione a 100 anni è, in sostanza, una scommessa pura sui tassi di interesse futuri.

Il meccanismo sul mercato secondario è spietato e matematico. Se Alphabet fissa una cedola fissa del 6,125% per 100 anni, quel rendimento non cambierà mai. Tuttavia, se le banche centrali alzano i tassi di interesse, i nuovi titoli di Stato offriranno rendimenti migliori. Di conseguenza, il bond di Alphabet perderà attrattiva e il suo prezzo sul mercato secondario scenderà (ad esempio da 100 a 85).

Chi acquista a 85 otterrà non solo la cedola fissa, ma anche un guadagno in conto capitale alla scadenza (quando l’azienda rimborserà 100). Tuttavia, spalmando questo guadagno su quasi un secolo, l’impatto sul rendimento annuo finale (Yield to Maturity) è minimo, aggiungendo appena uno zero virgola percentuale alla performance complessiva.

Il rischio sovrano: il disastro austriaco e il caso argentino

Il fascino del secolo non ha contagiato solo le aziende, ma anche gli Stati, spesso con esiti disastrosi per gli investitori. Durante l’era dei tassi a zero o negativi, governi come Irlanda e Belgio hanno tentato la sorte.

L’esempio più lampante è l’Austria, che poco prima della pandemia ha emesso 5,8 miliardi di euro a 100 anni con una cedola microscopica dello 0,85%. Con il recente rialzo dei tassi da parte della BCE, il prezzo di mercato di questo bond è crollato del 70%, passando da 98 euro a circa 30. Chi ha comprato in emissione ha visto il proprio capitale vaporizzarsi.

Non meno noto è il caso dell’Argentina, che nel 2017 emise un bond a 100 anni accolto con euforia dal mercato, ma finito rapidamente in default e ristrutturato a causa della cronica instabilità economica del Paese sudamericano. Sul fronte corporate, invece, l’unico vero bagno di sangue è stato quello di JC Penney, fallita durante il Covid portando le sue obbligazioni centenarie nella tomba dopo averle viste sull’ottovolante.

Le obbligazioni a 100 anni rimangono uno strumento affascinante, un incrocio tra rigida matematica finanziaria e cieca fiducia nel futuro. Se per i fondi pensione rappresentano un asset strategico, per l’investitore privato rimangono una scommessa ad altissimo rischio, dove la durata della vita umana è, ironicamente, il fattore meno rilevante. Con \questi titoli si scommette veramente tanto su molti fattori, dalla politica monetaria alla continuità aziendale. In generale non si tratta di uno strumento per cuori deboli.

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