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Londra raddoppia sulla finanza con lo Yuan: pragmatismo finanziario o sfida a Washington?

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Il Regno Unito ha deciso di accelerare, e non di poco, sulla cooperazione finanziaria con la Cina, confermano il suo mercantilismo che non guarda in faccia a nessuno

L’occasione è stata il primo incontro del UK-China Financial Working Group a Pechino, un evento che ha sancito accordi di peso per la City di Londra. Non si tratta solo di strette di mano diplomatiche durante la visita del Primo Ministro Keir Starmer, ma di infrastrutture finanziarie reali che legano sempre più l’economia britannica al Dragone, proprio mentre gli Stati Uniti spingono per il “decoupling”.

Il cuore dell’accordo: Londra Hub dello Yuan

La notizia tecnicamente più rilevante è la designazione della filiale londinese della Bank of China come seconda banca di compensazione (clearing bank) per il Renminbi (RMB) nel Regno Unito.

Per i non addetti ai lavori, questo è un passaggio cruciale. Una clearing bank permette di regolare le transazioni direttamente in valuta cinese, senza dover passare per conversioni costose o triangolazioni con il dollaro. Questo consolida Londra come il principale centro finanziario offshore per lo Yuan al di fuori della “Grande Cina” (Hong Kong inclusa).

L’obiettivo è chiaro:

  • Facilitare gli scambi commerciali per le imprese britanniche.
  • Attrarre liquidità cinese nella City.
  • Mantenere Londra al centro dei flussi di capitale globali, indipendentemente dal meteo geopolitico.

Non solo valuta: Green Bond e biodiversità

L’accordo non si limita alla valuta. Lucy Rigby, Segretario Economico al Tesoro, ha sottolineato l’importanza della cooperazione sulla finanza sostenibile. Si parla di emissioni di obbligazioni sovrane denominate in RMB legate alla biodiversità.

In sostanza, la City si candida a diventare l’hub globale per i “Green Bond” cinesi. Con questo preptesto la City diventa il ruolo d’elezione fuori dalla CIna continentale dove piazzare i  bond per finanziare le infrastrutture cinesi.

Ecco una sintesi dei punti chiave emersi dal tavolo di lavoro:

Area di CooperazioneDettaglio dell’AccordoObiettivo Strategico
Infrastruttura RMBBank of China (London) designata come 2° clearing bank.Ridurre i costi di transazione e aumentare la liquidità dello Yuan a Londra.
Finanza VerdeCooperazione su bond per la biodiversità in RMB.Posizionare la City come leader nella finanza sostenibile globale.
RegolamentazioneDialogo strutturato tra PRA/FCA (UK) e PBOC (Cina).Armonizzare gli standard per facilitare il cross-listing delle aziende.
Accesso al MercatoSostegno alle istituzioni cinesi in UK e viceversa.Garantire reciprocità e accesso ai capitali per le aziende britanniche (370k posti di lavoro legati all’export).

L’elefante nella stanza: la reazione USA e i guai di Starmer

Tutto molto bello per i banchieri della City e per l’export britannico, ma politicamente è una mossa audace. Rendere Londra la seconda piazza di regolamento mondiale per lo Yuan aiuta l’internazionalizzazione della valuta cinese, un obiettivo strategico di Pechino per erodere il predominio del dollaro.

È difficile immaginare che a Washington stiano brindando a questa notizia. Gli Stati Uniti vedono la finanza come un’arma di pressione geopolitica, e un alleato storico che “aiuta il nemico” a scavalcare il sistema del dollaro potrebbe non essere preso bene. Aspettiamoci qualche telefonata gelida tra la Casa Bianca e Downing Street, o magari qualche “attenzione” normativa in più verso le banche inglesi operanti a New York.

Inoltre, la posizione di Starmer non è delle più solide. Il Primo Ministro deve gestire questo riavvicinamento a Pechino mentre in patria il suo esecutivo traballa sotto i colpi del recente scandalo che ha coinvolto figure di spicco del Labour (il cosiddetto caso Epstein-Mandelson). Cercare sponde economiche a Est potrebbe essere un tentativo di portare a casa risultati tangibili per l’economia reale (posti di lavoro e crescita), distraendo l’opinione pubblica dalle polemiche interne. Resta da vedere se il pragmatismo della City basterà a coprire le crepe politiche.

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