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Le crisi permanenti non esistono!

Lo avevo scritto già in passato, ma lo ribadisco, si lo so, chi legge scenarieconomici ha ben presente, io scrivo per chi non ha ben presente.

Una crisi per definizione ha un inizio, un tempo di durata e una fine. Basta osservare le crisi economiche passate nei vari paesi. Di solito l’inizio è innescato da una spregiudicatezza finanziaria che è permessa dalla legge o meglio dalla politica; la fine è quando la politica, attraverso una legge, compensa la situazione.

La crisi del ’29 fu bloccata ed impedita nel ripetersi dalla una legge ad opera di Roosevelt, legge che prendeva il nome di Glass Stevect Act. Rroosevelt con questa legge separava le banche commerciali da quelle finanziarie e tutelava, come stato, solo le banche commerciali, cioè proteggeva i correntisti e non chi speculava nella finanza che in caso di botto se la doveva cavare da solo.

Ci fu un altro presidente americano, tal Bill Clinton che fra un lavoretto di bocca e l’altro cancellò, nel 1992, questa legge. Nel 2006 eccoci che si arriva alla crisi dei subprime. Cosa differenzia questa crisi da quella del ’29? Che non è mai cessata, in Italia in particolar modo sussiste ancora oggi.

C’è la crisi… quante volte lo diciamo? Bene, se una crisi non trova una fine significa che non è una crisi, ma lo stato attuale delle cose. Se la politica non modifica lo status significa che è quella la nuova realtà. Quindi cominciate a farvi le domande giuste, quali sono le condizioni, le leggi, gli accordi, i contratti internazionali stipulati perchè una crisi diventi PERMANENTE?

Jacopo Cioni


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