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LE ARMI NUCLEARI NATO DALLA TURCHIA ALLA POLONIA

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Dopo i duri scontri fra Turchia e Siria, gli USA decidono che non è più tempo di armi nucleari in Turchia. Ricordiamo che gli scontri  possono riprendere questo weekend nel caso le milizie pro turche non si ritirino dalla zona sud dell’autostrada Aleppo Latakia, come concordato fra Putin ed Erdogan a Mosca, cosa che ancora non hanno fatto.

La decisione era nell’aria da tempo, dopo gli attriti fra Washington ed Ankara dopo il mancato golpe del 2016 e le successive repressioni, e dopo anche l’acquisto del sistema russo antiaereo S400. Come ci spiega The Duran all’inizio del mese cinque aerei da trasporto C17a Globemaster provenienti dalla base Nato di Ramstein hanno caricato le testate nucleari conservate ad Incirlik, in Turchia e le hanno trasportate in basi dell’alleanza in Polonia, Repubbliche Baltiche e Germania.

Lo spostamento è significativo perchè indica come ormai gli USA, e la Nato in generale, non abbiano più fiducia nella posizione della Turchia nell’alleanza, e non vogliano rischiare che testate nucleari vengano coinvolte nelle avventure di Erdogan in Medio Oriente. L’atteggiamento poi ricattatorio della Turchia nei confronti dell’Europa non servito sicuramente a creare un buon clima fra gli alleati europei ed asiatici, favorendo la scelta.

Alcuni hanno visto nello spostamento dalla Turchia alla Polonia delle testate nucleari un’ulteriore minaccia verso la Russia, ma per Mosca cambia ben poco: non sono alcune decine di bombe a qualche centinaio di  chilometri in più o in meno dai confini a fare la differenza, soprattutto in un momento in cui gli USA stanno sviluppando un sistema ipersonico simile a quello in uso in  Russia. Però è indicativo di quanto ormai Ankara sia mal vissuta, come partner, all’interno della NATO.

 


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