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L’Australia si arrende alla realtà: la più grande centrale a carbone resterà accesa fino al 2029
Le rinnovabili non bastano ancora: l’Australia costretta a tenere in vita la sua più grande centrale a carbone fino al 2029 per evitare blackout.

Alla fine, la realtà bussa sempre alla porta, e di solito lo fa quando si rischia di restare al buio. In Australia, terra di vasti spazi e ambiziose promesse verdi, la transizione energetica ha dovuto fare i conti con la fisica e la sicurezza della rete. La centrale a carbone di Eraring, la più grande del Paese, non chiuderà nel 2025, e nemmeno nel 2027. Origin Energy ha annunciato che l‘impianto continuerà a bruciare carbone e generare elettricità almeno fino al 2029.
La decisione, che farà storcere il naso ai puristi del Net Zero a tutti i costi, nasce da una necessità tanto banale quanto ineludibile: senza Eraring, lo stato del Nuovo Galles del Sud (NSW) rischierebbe il collasso energetico.
Il ritorno del “Re Carbone” per salvare la rete
Situata sulle rive del Lago Macquarie, a nord di Sydney, Eraring è un gigante da 2.880 megawatt. Da sola, rappresenta una fetta cruciale della capacità di carico di base (baseload) dell’intera nazione. Origin Energy ha comunicato alla borsa australiana (ASX) che l’estensione operativa serve a “ridurre i rischi per la sicurezza del sistema”.
Non è una scelta ideologica, ma tecnica. L’operatore del mercato energetico australiano (AEMO) aveva avvertito chiaramente nel suo recente Transition Plan: gli asset di energia alternativa necessari per mantenere la stabilità della rete non saranno pronti per la data di pensionamento precedentemente annunciata.
In sintesi:
Il piano originale: Chiusura nel 2025.
La prima proroga: Estensione all’agosto 2027, con un accordo di condivisione del rischio finanziato dai contribuenti.
La realtà attuale: Estensione al 2029, perché le rinnovabili e le batterie non bastano ancora.
Un accordo “pragmatico” (e costoso se serve)
Il CEO di Origin, Frank Calabria, ha usato parole limpide: “È diventato chiaro che la centrale di Eraring dovrà funzionare più a lungo per sostenere una fornitura di energia sicura e stabile”. Sebbene l’azienda stia costruendo una maxi-batteria da 700 MW proprio nel sito di Eraring (che dovrebbe essere pienamente operativa nel 2027), il carbone rimane, per ora, l’unica garanzia contro i blackout.
Il governo laburista del NSW, guidato dal Ministro dell’Energia Penny Sharpe, ha accolto la notizia con un sospiro di sollievo. “Il mio lavoro numero uno è tenere le luci accese e fare pressione al ribasso sui prezzi dell’energia”, ha dichiarato la Sharpe. Chissà quanti in Europa hanno lo stesso interesse nel benessere dei cittadini.
Va ricordato che esiste un accordo di condivisione del rischio siglato nel 2024:
Lo Stato si impegna a coprire una percentuale delle perdite di Origin fino a 225 milioni di dollari all’anno.
Ad oggi, secondo il Ministro, questo accordo “non è costato ai contribuenti del NSW un solo dollaro”.
La garanzia scadrà nell’agosto 2027, lasciando gli ultimi due anni (fino al 2029) interamente a rischio di mercato per Origin.
Il paradosso della transizione
L’ironia della sorte vuole che Origin abbia acquistato la centrale nel 2013 per soli 75 milioni di dollari durante la privatizzazione, e ora si ritrovi a gestirla come asset strategico indispensabile. Nonostante l’estensione, l’azienda giura che i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 rimarranno intatti. Un esercizio di contabilità ambientale che vedremo se reggerà alla prova dei fatti.
La lezione che arriva dall’Australia è simile a quella che stiamo imparando in Europa: smantellare le fonti fossili programmabili prima di avere un’alternativa altrettanto affidabile non è una politica energetica, ma un azzardo. E quando il gioco si fa duro, le vecchie centrali a carbone tornano a sbuffare vapore, salvando reti e governi dal buio.
Domande e risposte
Perché la chiusura della centrale di Eraring è stata rimandata al 2029? La decisione è stata presa principalmente per garantire la sicurezza della rete elettrica. L’operatore del mercato australiano (AEMO) ha avvertito che le nuove infrastrutture di energia rinnovabile e le batterie non sarebbero state pronte in tempo per sostituire l’enorme output (2.880 MW) di Eraring entro il 2025 o il 2027. Senza questa estensione, lo stato del Nuovo Galles del Sud avrebbe rischiato instabilità nella fornitura e blackout.
Questa estensione costerà soldi ai contribuenti australiani? Potenzialmente sì, ma finora non è successo. Esiste un accordo di “condivisione del rischio” tra il governo e Origin Energy valido fino al 2027, che prevede che lo Stato copra parte delle perdite operative fino a 225 milioni di dollari l’anno. Tuttavia, il Ministro dell’Energia ha dichiarato che, ad oggi, non è stato versato alcun dollaro pubblico. Dal 2027 al 2029, Origin opererà senza questa garanzia statale.
L’estensione comprometterà gli obiettivi climatici “Net Zero” dell’azienda? Origin Energy sostiene di no. L’azienda afferma che l’estensione operativa non influirà sui suoi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 né sulla sua ambizione di raggiungere lo zero netto entro il 2050. Parallelamente all’uso del carbone, Origin sta installando nel sito una gigantesca batteria da 700 MW, la cui operatività completa è prevista per il 2027, per favorire l’integrazione delle rinnovabili future.








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