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Germania, il ritorno del “Re Carbone”: le centrali a lignite di nuovo in utile (alla faccia della transizione)

Germania: crolla il prezzo della CO2 e la lignite torna regina. Il paradosso energetico dell’inverno 2026. Colpo di scena nel mix energetico tedesco: il freddo intenso e il calo dei permessi di emissione rendono le centrali a carbone più redditizie del gas. L’analisi di come il mercato smentisce la politica.

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Centrale elettrica a lignite della società elettrica Vattenfall a Jaenschwalde

Il paradosso energetico tedesco si arricchisce di un nuovo capitolo questo inverno. Mentre la narrazione ufficiale punta al 2030, la realtà fisica ed economica del 2026 ci dice che la lignite è ancora la regina della sicurezza energetica, complice il freddo e un mercato della CO2 schizofrenico.

Sembrava una storia destinata ai libri di archeologia industriale, e invece è la cronaca economica di questa settimana. Le centrali a carbone tedesche, in particolare quelle alimentate dalla vituperata lignite, sono tornate a macinare profitti. Non accadeva da novembre, ma la combinazione di un inverno rigido e di dinamiche di mercato impreviste ha ribaltato ancora una volta le carte in tavola nella più grande economia d’Europa.

La tempesta perfetta (per il carbone)

Cosa sta succedendo esattamente nel cuore dell’Europa? La risposta risiede in un mix di meteorologia e finanza che ha reso, almeno temporaneamente, il carbone più vantaggioso del gas.

Secondo i dati riportati dagli analisti di Energy Aspects e LSEG, il fattore scatenante è stato duplice:

  • Domanda in picchiata (verso l’alto): Un’ondata di freddo ha colpito la Germania, facendo impennare la richiesta di riscaldamento ed elettricità.
  • Crollo dei prezzi della CO2: I permessi di emissione (EUA) sono scesi di circa l’8% questa settimana.

Qui scatta il paradosso economico: con il costo “punitivo” del carbonio in calo, bruciare lignite – che è intrinsecamente più inquinante – è diventato economicamente più efficiente rispetto all’utilizzo delle centrali a gas. È la rivincita del vecchio Dark Spread sul più moderno Spark Spread.

Rinnovabili al palo e pragmatismo

A peggiorare (o migliorare, a seconda dei punti di vista) la situazione, ci si è messa la cosiddetta Dunkelflaute: poco sole e poco vento. I dati del Fraunhofer ISE sono impietosi e mostrano che, in questa settimana di gennaio 2026, carbone e gas hanno dovuto coprire quasi la metà dell’intero fabbisogno elettrico tedesco.

La situazione mette a nudo le difficoltà della transizione energetica. Nonostante l’obiettivo di eliminare il carbone entro il 2030, la Germania si ritrova costretta a rispolverare i vecchi impianti ogni volta che la natura non collabora.

Il compromesso del governo Merz

In questo scenario si inserisce la politica del governo guidato dal Cancelliere Friedrich Merz. L’esecutivo conservatore, dovendo bilanciare i sogni verdi con la dura realtà della sicurezza nazionale e dei costi industriali, ha rivisto al ribasso i piani precedenti. La coalizione ha infatti deciso di dimezzare la capacità delle nuove centrali a gas da appaltare entro il 2032:

Questi nuovi impianti fungeranno da “riserva flessibile” per coprire i buchi delle rinnovabili. Tuttavia, la riduzione del target sul gas suggerisce che, forse, il distacco dal carbone sarà meno repentino o traumatico di quanto la retorica ambientalista vorrebbe, o che si cercheranno equilibri diversi per non deindustrializzare ulteriormente il Paese.

Dopo aver chiuso il nucleare nel 2023, Berlino continua a camminare su un filo sottile: mantenere le luci accese e le fabbriche aperte, mentre il mercato, cinico e razionale, premia ancora la vecchia, sporca lignite.


Domande e risposte

Perché le centrali a carbone sono tornate convenienti proprio ora? La convenienza è dettata da un incrocio di fattori di mercato. Da un lato, il prezzo dei permessi di emissione di carbonio (che le aziende devono pagare per inquinare) è crollato dell’8%, riducendo la “tassa” sull’uso del carbone. Dall’altro, un’ondata di freddo ha aumentato la domanda di energia elettrica mentre la produzione da solare ed eolico era scarsa. Questo ha reso economicamente più vantaggioso attivare le vecchie centrali a lignite piuttosto che quelle a gas, i cui costi operativi sono risultati comparativamente più alti.

Cosa comporta questo per gli obiettivi climatici della Germania al 2030? Questo scenario evidenzia la fragilità della transizione energetica tedesca. Sebbene l’obiettivo ufficiale rimanga l’eliminazione del carbone entro il 2030, la dipendenza continua dai combustibili fossili nei momenti di picco della domanda o di scarsa produzione rinnovabile rende questo traguardo molto sfidante. Il fatto che il carbone torni redditizio nel 2026 suggerisce che la “riserva” fossile è ancora strutturalmente necessaria per garantire la sicurezza della rete, rischiando di rallentare la dismissione definitiva degli impianti se non vi saranno alternative stabili.

In che modo il governo Merz sta gestendo la transizione dal carbone al gas? Il governo conservatore di Friedrich Merz ha adottato un approccio più pragmatico e cauto rispetto ai piani precedenti. Ha dimezzato la capacità prevista per le nuove centrali a gas da costruire entro il 2032, portandola da 20 GW a 10 GW. Questo suggerisce una volontà di contenere i costi infrastrutturali e di utilizzare il gas strettamente come soluzione “cuscinetto” (peaker plants) per bilanciare le rinnovabili, cercando un compromesso tra la sicurezza degli approvvigionamenti e gli obblighi di decarbonizzazione, senza scommettere tutto su una massiccia espansione del gas.

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