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L’Arabia Saudita NON ha intenzione di spendere i soldi extra dal petrolio. Una pessima notizia

 

L’Arabia Saudita, il primo esportatore di greggio al mondo, tratterrà su un “conto corrente” le ingenti entrate che sta ricevendo con un prezzo del petrolio superiore ai 100 dollari e non le spenderà immediatamente in progetti di sviluppo, crescita e diversificazione come ha fatto nei passati cicli di boom dei prezzi del petrolio. Una pessima notizia.

Dopo anni di deficit di bilancio quando i prezzi del petrolio sono crollati nel 2015-2016 e nel 2020, il Regno sta ora godendo di un surplus di bilancio, ma non ha fretta di aumentare la spesa pubblica, riporta Bloomberg.

Il surplus raggiunto nel 1° trimestre è riportato nel conto corrente del governo e non è ancora stato depositato nelle riserve governative né trasferito ad altri gruppi“, ha dichiarato il ministro delle Finanze dell’Arabia Saudita Mohammed Al-Jadaan in una dichiarazione a Bloomberg. “Questa allocazione avverrà dopo la realizzazione del surplus, ovvero dopo la chiusura dell’anno fiscale“, ha aggiunto il ministro. Anche gli arabi sono diventati austeri, come i tedeschi.

Durante questo ciclo di crescita, i sauditi sono intenzionati a rimpinguare le casse prima di aumentare la spesa. È probabile che il Regno ripaghi prima i debiti e trasferisca un po’ di denaro al fondo sovrano o al Fondo nazionale di sviluppo, che investe nelle infrastrutture del Paese.

L’Arabia Saudita, che ha sofferto per le precedenti crisi dell’industria petrolifera quando le riserve sono rapidamente svanite con il crollo dei prezzi del petrolio, sembra ora avere un piano di sostenibilità fiscale in base al quale le riserve non scendono al di sotto di una certa quota del PIL.

“Secondo questa politica, le nostre riserve non dovranno scendere al di sotto di un certo livello percentuale del PIL. Questa cifra sarebbe a due cifre”, ha dichiarato al-Jadaan alla Reuters all’inizio di questa settimana.

Il Regno ha registrato un’eccedenza di bilancio di 15,3 miliardi di dollari (57,491 miliardi di riyal sauditi) nel primo trimestre del 2022, ha dichiarato il ministero delle Finanze all’inizio di questo mese. Le entrate petrolifere sono aumentate del 58%, raggiungendo i 49 miliardi di dollari (183,7 miliardi di riyal sauditi) tra gennaio e marzo.

Il fatto che i sauditi non spendano questi soldi è un pessimo segnale: li avessero investiti in progetti oil & gas avremmo avuto la prospettiva di un aumento prossimo della produzione di petrolio. Fossero investiti direttamente in altro modo potrebbe esserci un ritorno indiretto anche per aziende europee. Restando invece su un conto corrente restano sterili, non hanno nessun effetto indiretto sull’economia europea, e restano solo un costo.


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