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L’ANNO CHE STA ARRIVANDO

Post di Paolo Cardena’, di Vincitori e Vinti, sito di cui raccomandiamo la lettura 

 
Non capisco proprio chi continua ad esercitarsi in intuitili dibattiti sulla crescita dell’Italia che, nel 2015, secondo gli osservatori più ottimisti, potrebbe oscillare  intorno allo 0,5%. Salvo poi assistere a continue rivisitazioni al ribasso delle stime di crescita, proprio come avvenuto negli ultimi anni.
 
Vi dirò di più. Spariamola grossa, ma proprio grossa: diciamo che si potrà arrivare allo 0,7/0,8%. Sapete? C’è il petrolio a 55 dollari; c’è Draghi che comprerà i titoli di stato di paesi falliti;  ci sono gli Usa che crescono del 5% (?) e poi c’è l’Expo.
Mettiamoci anche che si attenuino le varie crisi in giro per il mondo e che quindi si crei un contesto più favorevole per la crescita globale. Non consideriamo le tensioni in Ucraina, quelle nello scacchiere mediorientale, e diciamo  che, alla fine della fiera, la crisi del rublo e la recessione in Russia non impatteranno più di tanto sulla crescita dei paesi dell’est Europa e quindi su quella di tutto  contesto europeo. Diciamo anche che venga disinnescato il rischio derivante dalle elezioni in Grecia. Trascuriamo il fatto che il deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro vanificherà (almeno in parte) il calo del prezzo del petrolio, e che comunque  si assisterà ad un aumento delle esportazioni per via dell’euro più debole.
Trascuriamo anche il rallentamento della crescita cinese e che, da quelle parti, riescano a contenere lo scoppio della bolla immobiliare e a disinnescare i rischi sistemici derivanti dal sistema bancario ombra. Tralasciamo anche i danni subiti  dai paesi emergenti per via del deflusso dei capitali quale effetto all’apprezzamento del dollaro e delle attese  per una fase di rialzo dei tassi d’interesse statunitensi che, vogliamo darlo per scontato, non inciderà sulla crescita degli Usa, che quindi rimarrà sostenuta. Lasciamo anche da parte il fatto che il crollo dei prezzi del petrolio  impatterà sulla redditività delle società statunitensi dello shele oil e che quindi, queste, riusciranno ad onorare i propri debiti.
Mettiamola assai facile e diciamo che la crescita italiana si avvicinerà all’1% (sognatevelo).
 
E allora?
Un’enormità, si direbbe! Che però si scontra con il crollo del Pil del 10% di questi anni, dopo almeno un decennio di crescita assai timida. Quindi, quasi un’inerzia.
Non voglio dire che non sia importante che l’Italia possa crescere nel 2015. Ma potrebbe risultare assai insignificante nel contesto in cui si inserisce l’eventuale crescita, posto il fatto che, l’Italia, ha bisogno di crescere in maniera robusta e strutturale per almeno una quindicina di anni consecutivi. Semplicemente impensabile. 
Le più grandi economie mondiali, dai tempi della recessione del 2009, seppur con difficoltà e differenti dinamiche, hanno conosciuto tutte una fase di ripresa, benché, talvolta, di discutibile qualità. L’Italia, invece, sta ancora combattendo con la crisi di allora che, nel frattempo, si è modificata, evoluta e divenuta più distruttiva, invasiva e strutturale.
 
Le altre economie, oggi, si trovano in un punto del ciclo economico più avanzato rispetto a quello dell’Italia e stanno già maturando i prodromi per una prossima crisi. Non sappiamo quando si scoppierà. Ma quando accadrà l’Italia si troverà ancora in una condizione di estrema vulnerabilità e ne verrà travolta. 
Questo, ad essere ottimisti e se dovesse andare tutto per il verso giusto.
Mentre il premier gioca a fare Al Pacino, voi dovete sapere che è assai difficile immaginare un lieto fine per l’Italia.
 
A questo punto, non mi resta che porgervi i migliori auguri per l’anno che sta arrivando, a voi e a tutti i vostri cari. Buon Anno

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