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La Troika cerca di imporre il latte tedesco in Grecia: Ma a cosa serve la Troika? Certamente non a risollevare l’economia ellenica…

Sono rimasto scioccato dall’articolo di Vittorio da Rold sul Sole 24 Ore di oggi, che cito in calce, in cui viene stigmatizzato come la troika abbia chiesto tra le misure per risollevare l’economia greca anche l’innalzamento della data di scadenza del latte fresco ellenico. Da leggere:

...Il governo Samaras, secondo i giornali locali, ha spiegato ai rappresentanti della troika che non intende procedere a nuovi licenziamenti nel settore pubblico nel 2015 né fare passi indietro sulla questione della data di scadenza del latte fresco perché teme che, se la data di scadenza venisse allungata da tre a dieci giorni, come chiede la troika questa riforma farebbe arrivare latte dall'Europa del Nord (e dalla Baviera) a basso costo che metterebbe fuori gioco i produttori locali. La troika, invece, sostiene che la riforma aumenterebbe, come suggerito anche dall'Ocse, la concorrenza e farebbe diminuire il prezzo del latte per i consumatori finali...
10.03.2014
EUROPA
Grecia, scontro tra Atene e Troika per l'invasione del latte tedesco
di Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore

Personalmente mi domando cosa c’entri la scadenza del latte fresco con il supposto indirizzo della troika di fare uscire la Grecia dal baratro. E dico questo dopo gli innumerevoli errori fatti sulla pelle dei colleghi greci, prima di tutto l’errore nella stima del moltiplicatore fiscale (invece di risollevare l’economia con l’austerity, la si è affossata!). O meglio, diciamola tutta, le misure della troika probabilmente non sono mirate al bene del paese, a farlo uscire dalla crisi, ma solo a depredarlo delle proprie ricchezze e renderlo schiavo del debito. Nel caso del latte non si vuole cogliere lato troika – espressione della più bieca austerity targata Germania – che anche ammettendo maggiore competitività del latte estero, il problema della Grecia oggi è di fare in modo che i greci possano permettersi di comprare i beni di prima necessità:  probabilmente con questa misura si metterebbero sulla strada altre migliaia di produttori caseari greci e costoro con che cosa acquisterebbero il latte, prostituendosi nei bordelli di Berlino?

Aggiungendo qualcosa di più “tecnico” si può dire tranquillamente sembra proprio che si stia cercando di trasformare il sud Europa in un serbatoio di manodopera a basso costo fatta di consumatori che non devono risparmiare, in quanto l’accumulo di ricchezza deve rimanere ad esclusivo appannaggio dei paesi del nord Europa. Così come la manifattura – ossia il settore che richiede l’esistenza del terziario ed i servizi collegati alla manifattura stessa, facendo esplodere l’occupazione locale – deve e dovrà rimanere in Germania. Qui vediamo l’ evoluzione del pensiero egemonico/coloniale tedesco sviluppato a fine anni trenta, per inciso teoria nazista, includendo però come notevole novità anche l’imposizione dei prodotti agricoli tedeschi alla periferia! Anche Da Rold ci sta arrivando, ormai la verità sta davvero affiorando….

Chi scrive ritiene infatti che quest’Europa dell’euro austero sia figlia del progetto nazista di Walther Funk, continuo a ripeterlo; l’obiettivo dell’unione monetaria ed unione politica che dir si voglia sembra quella ben espressa da Hunke, membro nel NDAP, nell’unico pamphlet serio in cui veniva descritta l’Europa comune europea post invasione militare tedesca e citato nelle referenze: lo scopo doveva essere quello di mantenere alto il livello di vita dei Paesi del nord Europa (sostituendosi al potere coloniale dell’epoca, la Gren Bretagna, che oggi non esiste più nei termini di 80 anni or sono)! Non c’è null’altro da aggiungere.

Al di fuori delle innegabili colpe greche, l’Europa solidaristica del Trattato di Roma è morta, definitivamente morta. Ora siamo in un’Europa bipolare in cui chi comanda lo fa sulla base del differenziale di indebitamento e di risparmio: proprio per questo l’Italia è pericolosissima in quanto potrebbe decidere, visti i suoi mezzi accumulati a partire dal dopoguerra, di ricomprarsi il debito estero e poi legalmente ed onorevolmente salutare l’Unione Europea svalutando la nuova lira del 40%! Ossia massacrando letteralmente la manifattura – e l’occupazione – tedesca (nessun paese europeo ha la manifattura italiana, manifattura oggi in grave crisi da assenza di credito causata guarda caso dalle politiche di austerity euro-tedesche, con estremo gaudio del nostro maggiore competitor continentale, la Germania appunto). Ossia, in poche parole, l’Italia ha le armi per costringere la Germania per fare quello che NON vuole fare – in quanto non sta nel suo DNA -, essere solidale.

Spero che Renzi abbia chiaro questo aspetto quando deciderà che piega dare alle relazioni italo-tedesche dopo le prossime elezioni europee, elezioni in cui probabilmente emergerà una maggioranza euroscettica.

 

Mitt Dolcino

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Referenze:

– http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-10/grecia-scontro-atene-e-troika-l-invasione-latte-tedesco–145441.shtml?uuid=ABBel21

– “Europäische Wirtschaftsgemeinschaft”, – Berlin 1942, The Society of Berlin Industry and Commerce and the Berlin School of Economics – Editore: Haude & Spener, 1943 / Berlin – WorldCat OCLC number: 31002821

– Limes 4/2011 “La Germania tedesca nella crisi dell’euro, [http://temi.repubblica.it/limes/la-germania-tedesca-nella-crisi-delleuro/27080 ]“: analisi del documento da parte della rivista italiana di geopolitica

Sugli effetti delle politiche di austerity in Grecia:

– https://scenarieconomici.it/padoan-commettera-lo-stesso-errore-che-limf-fece-con-la-grecia-ministro-si-ricordi-che-deve-fare-linteresse-economico-del-paese-che-rappresenta/

 

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