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La tassazioni delle emissione distruggera il commercio in transito nei porti europeo. Qualcuno lo aveva detto, inascoltato…

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L’entrata in vigore dell’estensione del Meccanismo ETS (Sistema di Tassazione delle Emissioni) al settore dello shipping sta sollevando preoccupazioni tra i porti europei, con particolare attenzione agli scali italiani, già colpiti dagli effetti di questa iniziativa.

La direttiva della Commissione Europea, approvata lo scorso maggio, prevede la tassazione delle emissioni delle navi, includendo nel calcolo anche le miglia percorse dall’ultimo scalo.

La tassazione delle emissioni varia in base al tipo di rotta: il 100% se la tratta è intraeuropea, il 50% se coinvolge porti extra-UE come punto di partenza o destinazione. Questa normativa potrebbe avere conseguenze significative sulle attività di transhipment, con il rischio di impattare negativamente i porti europei.

Il “Transhipment” è la pratica per cui un container viene scaricato in un porto e ricaricato su un’altra nave per un altro porto. Con le nuove normative il container viene sottoposto a tassazione delle emissioni sia per la tratta di arrivo extra europea, sia per quella interna. Tutto questo traffico intermedio quindi viene a essere fortemente penalizzato e sostanzialmente distrutto dal punto di vista economico.

Tuttavia, la direttiva prevede una mitigazione, escludendo dalla definizione di “scali” i porti di transhipment extra-UE che si trovano entro una certa distanza dalle coste europee. Ciò significa che la tassazione si applica solo sulla tratta iniziata nel precedente porto di scalo extra-UE.

Tuttavia, l’Associazione delle Autorità Portuali Europee (Espo) considera questa soluzione solo parziale. Espo riconosce l’identificazione di alcuni porti di transhipment vicini, ma sottolinea che questa misura potrebbe non essere sufficiente a prevenire l’evasione. Molte autorità portuali in Europa stanno aumentando la capacità di transhipment, e ciò potrebbe sfavorire i porti UE. Inoltre, la tassazione al 50% per le tratte da e verso porti extra-UE favorisce questi ultimi rispetto a porti come Gioia Tauro o Marsaxlokk, dove si applica una tassazione al 100%.

Un’altra conseguenza indesiderata riguarda gli scali di triangolazione, come ad esempio Trieste. Se un armatore sceglie di pagare solo il 50% della tassazione rinunciando a uno scalo intermedio, potrebbe aumentare le emissioni complessive del viaggio.

Espo sottolinea l’importanza di monitorare attentamente l’attuazione del Meccanismo ETS marittimo per proteggere la competitività dei porti europei e prevenire la rilocazione delle emissioni e delle attività nei porti extra-UE. Il monitoraggio dovrebbe iniziare prima della data di applicazione e dovrebbe essere continuo, non limitato a rapporti ogni due anni. L’associazione auspica un dialogo aperto e costruttivo con la Commissione Europea per affrontare questi problemi e garantire che il Meccanismo ETS raggiunga gli obiettivi per cui è stato creato.

Campomenosi aveva messo in evidenza il problema inascoltato

Eppure qualcuno aveva fatto notare che il sistema di tassazione delle emissioni marittime come applicato sarebbe stato un grosso problema che avrebbe danneggiato i porti europei. Il gruppo ID, nella persona di Marco Campomenosi, membro della commissione TRAN, aveva scritto numerosi emendamenti per correggere questa evidente stortura, ma motivi ideologici avevano bloccato la discussione. Era il momento in cui Greta Thunberg era vista come un’inviata della provvidenza. Ora i nostri porti pagheranno la scarsa previdenza di certi politici.


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