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La sedicente sinistra sfruttata dagli sfruttatori

La prima pagina di Repubblica del 6 luglio è un autentico caso “di scuola”. Nel senso che ci insegna un sacco di cose: sulla stampa sedicente di sinistra, sui politici sedicenti di sinistra, sulle ragazze sedicenti di sinistra. Insomma, sulla sedicente sinistra in generale. Allora, abbiamo un titolone sulle beghe interne del PD con Renzi che accusa i suoi compagni di aver sopravvalutato l’immigrazione e Gentiloni che accusa Salvini di salvaguardare i confini italiani (il che, notoriamente, per la sedicente sinistra è un attentato alla sedicente democrazia europea, mica un atto dovuto nei confronti della sedicente Repubblica Italiana). Poi c’è un box con la foto di un veliero diretto in Italia con un bel po’ di migranti a bordo e il titolo che è un misto tra Liala e Salgari: “Sorrisi e lacrime sulla rotta proibita”.
 
Infine, di spalla, abbiamo la famosa capitana della ONG che conquistò l’Italia la quale ci fa capire che dobbiamo capire l’unica lezione da capire (e che noi, stupidi assai, non riusciamo a capire): “Basta muri, rifarei tutto”. Stiamo parlando di un sublime Bignami su cosa è diventata la sinistra oggi: e cioè un agglomerato di forze allo sbando contraddistinte da un unico comun denominatore. In primis: il non comprendere nulla di ciò che sta accadendo nel mondo. In secundis: il non capire che un politico, un giornale e una suffragetta di sinistra dovrebbero stare dalla parte specularmente opposta rispetto a quella in cui oggi militano. Le posizioni assunte rispetto al fenomeno migratorio dalla grande stampa, dai partiti tradizionalmente “de sinistra”, dai boy scout del mondialismo coatto, infatti, sono con tutta evidenza di “destra”.
 
Ma della destra peggiore, mica di quella idealistica e sovranista. La destra conservatrice dell’attuale modello ultraliberista. Quello dello sfruttamento sistematico di risorse umane da paesi poveri depredati. Quello alacremente impegnato ad alimentare di manovalanza servile le Terre della civiltà fortemente competitiva chiamata Europa. Detto questo, se proprio dobbiamo scegliere fior da fiore fra le tre notizie in questione voteremmo, a furor di popolo (ci sia permesso: dopotutto, questo è un articolo vergognosamente populista), la Carola de noantri. Nelle sua etica corsara, nei suoi triti luoghi comuni, troviamo un cucchiaino (da the) di ragione in un barile di sentimento. Le parole dell’eroina di Repubblica rivelano una carenza inquietante di riflessione autocritica, di serio approfondimento, di capacità di analisi della società e delle sue dinamiche inique, di elaborazione di soluzioni politiche autentiche. In una parola, di prassi rivoluzionaria vera, non “sedicente”.
 
Ma non ce ne stupiamo e non è colpa sua. Ella appartiene a una generazione programmaticamente svuotata della propria identità e istruita col sentimentalismo di plastica dei format TV. Coltivata in barattolo dallo stesso Sistema che innesca le pulsioni migratorie e disegna anche le rotte dei barconi. In realtà, fa anche di più, quel Sistema (e qui sta il suo genio): seduce, coccola, non di rado finanzia, la sedicente sinistra che poi gli fa da claque in sala. La dota persino di una identità fasulla. Che la sinistra indossa senza accorgersi dell’insostenibile leggerezza della propria vacuità. E la Rackete sintetizza il tutto con uno strepitoso slogan: “Sono europea, non tedesca”. Che – in bocca di chiunque, mica solo sua – è come dire: “Non sono niente”.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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